Save the words

Scritto da Livia alle 08:09 del 17 Ottobre 2009

Alcuni vocaboli sono votati alla scomparsa; di giorno in giorno vengono usati sempre meno, fino al momento in cui pochissimi conservano il ricordo dell’esatto significato.  È un tratto comune a tutte le lingue, ma Catriona Potts ha scovato una pagina web in cui si può adottare una parola in disuso, anche se, per ora, soltanto dall’inglese.

È Save the words, in cui potrete, registrandovi, scegliere un vocabolo impegnandovi a usarlo ogni volta che vi sarà possibile. Non sono proprio termini d’uso quotidiano, ma secondo i creatori della pagina meritano di essere salvati.

Sarebbe simpatica un’iniziativa del genere anche in italiano, ovviamente da prendere con piglio ironico, per ricordarci tutte le parole che, nel bene e nel male, stiamo perdendo.

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l'autore di questo articolo è Livia. Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva. (Scrivi all'autore).

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2 Commenti to “Save the words”

  1. Scusa, ma devo sempre nuotare contro. Per principio. Altrimenti non mi diverto… (voio esser preso a sassate!) ;P
    ***
    Ma se queste parole vengono dimenticate, un motivo ci sarà, no? Evidentemente non servono più o sono state sostituite da termini moderni. Mi sembra quasi scemo pensare che una volta, ai tempi in cui tutti erano contadini o feudatari, le persone parlassero meglio e con un vocabolario più vasto di adesso. Senza contare che erano i dialetti a far da lingua madre alla gente comune (e non solo a quella). Anche ora continua ad esserci un sacco di gente che mastica poco l’italiano perché parla tutto il tempo in dialetto… Sotto questo punto di vista, non credo che le vecchie generazioni possano insegnarci gran ché (visto che ci sei, mi dici come si scrive gran ché? Grazie :)

  2. Infatti, Izzy, bisogna prendere quest’iniziativa con ironia, altrimenti si rischia di diventare “più realisti del re”. In ogni caso è vero che la tendenza attuale è non solo di modernizzazione ma anche di impoverimento linguistico, ma non dipende certamente dall’obsolescenza di termini che ormai non potrebbero più trovare un contesto in cui essere pronunciati.
    Per granché, invece, ecco che dice Treccani: “granché pron. indef. e s. m. – Grafia unita per gran che (v. che1, n. 4)”.

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