Poesia dorsale

Scritto da: il 22.02.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Ogni tanto gli accostamenti dei titoli creano curiosi giochi, frasi intere di senso compiuto. Da questo presupposto nasce Poesia dorsale, ideata da un graphic designer e fotografo, Silvano Belloni, guardando un po’ di libri affastellati. Chiunque può farla, con esiti più o meno poetici. Basta trovare i titoli giusti, impilarli e scattare una foto. Sì, la foto è necessaria perché il gioco dorsale è eminentemente visivo, e va fermato più che su carta per immagini. Lascio la parola ai creatori:

L’aspetto ludico della poesia dorsale è quello ci sta più a cuore. E crediamo che si possa mettere in pratica in vari modi. Ad esempio, si dice che il libro sia un regalo difficile. In una libreria dell’usato, se ne possono comprare 4 di seconda mano al prezzo di uno nuovo. Con il risultato che almeno un titolo lo si azzecca di sicuro, spesso ne scappano anche 2, e in più c’è il valore aggiunto della propria poesia dorsale. Oppure può essere un modo nuovo per passare una serata. È sufficiente una biblioteca anche minima per comporre una poesia dorsale, di cui si può essere autori collettivi oppure fare una gara a chi realizza la più bella.

Comunque, a guadagnarci sempre è il libro. Nel primo caso, curiosando in libreria, capita di imbattersi in opere, autori e generi mai frequentati, col rischio di fare scoperte piacevoli. Nella seconda ipotesi, è la propria casa a rivelarsi una miniera di libri dimenticati e impolverati, e un libro dimenticato e impolverato non fa onore a chi lo possiede.

La poesia dorsale è un’attività performativa nel senso più ludico del termine. Questo, perlomeno, per noi che l’abbiamo inventata. In ogni caso, nasce guardando i libri.
Quando si compone una poesia dorsale i libri devono essere fisicamente presenti, perché, a mettere in fila dei titoli presi dai cataloghi delle case editrici, è capace qualsiasi computer.

Inoltre la poesia dorsale è nata da uno spunto visivo e perciò va scattata una foto, subito, alla prima versione convincente, che poi resta l’unica e sola testimone della propria creazione. Questo perché, a perfezionarne i versi con titoli scelti successivamente per avere completezza formale e di contenuto, è capace qualsiasi… poeta. Si fa per provocare, naturalmente. In realtà, non esiste nessuna presunzione artistica; quella, se volete, va cercata nelle immagini del fotografo.

Il poeta dorsale, invece, è semplicemente un grande amante dei libri che, come tutti i grandi amanti dei libri, ne possiede molti e vi è affezionato anche “fisicamente”; se volete farlo soffrire, ad esempio, ditegli che il futuro è nell’e book. Ci riuscirete di sicuro.

Però una cosa è certa: prendendo in prestito dei titoli per comporre una poesia dorsale, gli si dà un significato diverso dall’originale.
Se non è facile fare una bella poesia dorsale, riuscire a “farla propria” è quindi meno raro del previsto. Certo, alcune sembrano accanirsi nell’incompiutezza. Ma, da essere impantanati nelle difficoltà a ritrovare il filo con la freschezza della scoperta, è un attimo. Provateci. È così.

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