Le biblioteche fanno bene alla lettura

Scritto da: il 25.08.10
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Leggere è sempre stato il mio debole, e senza le biblioteche non avrei potuto conoscere tanti dei capolavori della letteratura e arricchirmi, per cui è piccola cosa per me oggi promuovere la campagna AIB per dare maggiore rilievo alle biblioteche. Trovate i dettagli qui. Leggete e ridate vita alle biblioteche, riscopritele!

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  • http://digilander.libero.it/SFranz/ sfranz

    Mi associo a te, cara Livia. Confessando che fino a qualche anno fa avevo dei pregiudizi sulle biblioteche: credevo non vi si potessero trovar altro che i soliti “classici” e interessanti ma barbosi volumi scritti da accademici per studenti laureandi. Invece no. Ancora un mese fa, circa, sullo scaffale delle nuove acquisizioni nella Biblioteca Civica della mia città ho visto il tanto atteso libro delle due firme più prestigiose del giallo italiano Lucarelli-Camilleri “Acqua in bocca” (se non ricordo male): doveva esser uscito al massimo due mesi prima ed era già in Biblioteca pubblica disponibile alla lettura e al prestito. Le biblioteche pubbliche poi sono i luoghi dove si può sperare di trovare libri ormai difficilmente reperibili in commercio o costosi (le tasche dei lettori forti e meno forti tendono sempre ad essere “leggère”). Faccio un esempio: vai in libreria a chiedere L’illuminismo dei Rosa-Croce, (Einaudi ’76) della grande storica Frances Yates e sentiamo cosa ti dice il libraio; per non parlare dei testi dello scienziato gesuita Teilhard de Chardin che, nei primi decenni dello scorso secolo tentò una possibili conciliazione tra evoluzionismo e fede e poi di far convivere la concezione religiosa occidentale con la spiritualità orientale (preparando così la strada agli hippie di fine anni Cinquanta e poi Sessanta). Be’ in Biblioteca Civica ci sono!
    Si può anche proporre l’acquisto di libri (quelli costosi di sicuro!). A me, è già capitato due volte di proporre l’acquisto di un testo e veder entro pochi mesi il mio desiderio esaudito. La Biblioteca Civica della mia città, poi, consente di fare molte cose da casa via internet così quando arrivo in biblioteca ho già la scheda di richiesta che mi son stampato a casa.
    Parecchi testi che ho recensito su Liblog li ho presi in biblioteca pubblica: tutti quelli di Peter Cameron, per esempio. Di mio, ho solo Quella sera dorata che che si è preso in prestito un parente e che quindi devo ancora leggere. Forse, forse, mi porterà l’originale (The City of Your Final Destination) una collega recentemente andata a New York. Staremo a vedere.

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    Mi associo a te, cara Livia. Confessando che fino a qualche anno fa avevo dei pregiudizi sulle biblioteche: credevo non vi si potessero trovar altro che i soliti “classici” e interessanti ma barbosi volumi scritti da accademici per studenti laureandi. Invece no. Ancora un mese fa, circa, sullo scaffale delle nuove acquisizioni nella Biblioteca Civica della mia città ho visto il tanto atteso libro delle due firme più prestigiose del giallo italiano Lucarelli-Camilleri “Acqua in bocca” (se non ricordo male): doveva esser uscito al massimo due mesi prima ed era già in Biblioteca pubblica disponibile alla lettura e al prestito. Le biblioteche pubbliche poi sono i luoghi dove si può sperare di trovare libri ormai difficilmente reperibili in commercio o costosi (le tasche dei lettori forti e meno forti tendono sempre ad essere “leggère”). Faccio un esempio: vai in libreria a chiedere L’illuminismo dei Rosa-Croce, (Einaudi ’76) della grande storica Frances Yates e sentiamo cosa ti dice il libraio; per non parlare dei testi dello scienziato gesuita Teilhard de Chardin che, nei primi decenni dello scorso secolo tentò una possibili conciliazione tra evoluzionismo e fede e poi di far convivere la concezione religiosa occidentale con la spiritualità orientale (preparando così la strada agli hippie di fine anni Cinquanta e poi Sessanta). Be’ in Biblioteca Civica ci sono!
    Si può anche proporre l’acquisto di libri (quelli costosi di sicuro!). A me, è già capitato due volte di proporre l’acquisto di un testo e veder entro pochi mesi il mio desiderio esaudito. La Biblioteca Civica della mia città, poi, consente di fare molte cose da casa via internet così quando arrivo in biblioteca ho già la scheda di richiesta che mi son stampato a casa.
    Parecchi testi che ho recensito su Liblog li ho presi in biblioteca pubblica: tutti quelli di Peter Cameron, per esempio. Di mio, ho solo Quella sera dorata che che si è preso in prestito un parente e che quindi devo ancora leggere. Forse, forse, mi porterà l’originale (The City of Your Final Destination) una collega recentemente andata a New York. Staremo a vedere.

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