Studium e punctum in lettura

Scritto da: il 28.10.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

La stele di rosettaMi sono particolarmente affezionata alle categorie utilizzate da Roland Barthes riguardo alla fotografia, e ho iniziato a chiedermi se sia possibile applicarle anche a tipi di testo differenti, quali quelli letterari. Se, da un lato, è facile riconoscere quali siano le caratteristiche di un saggio, cosa colpisca in un romanzo è più difficile da dire.

Si devono esaminare molte caratteristiche oggettive: stile, scrittura, temi. Ma ho come l’impressione che  siano un contorno al buon ricordo che ci lascia un libro. Quando cerco nella memoria non sono infatti questi gli elementi immediati a riaffiorare.

Per chi come me abbandona il temperamento analitico durante la lettura, sono dati accumulati a posteriori, dopo essersi immersi nella lettura ed immedesimati in uno dei protagonisti. Ma lì, sul momento, a colpire sono gli eventi o la struttura?

Ecco, anche se sembrerebbe più probabile la prima risposta, per me è la seconda quella giusta; non intendo però la struttura come forma rigida in cui la narrazione è impostata, bensì la sequenza in cui gli eventi sono disposti e armonizzati con la scrittura.

Perché un romanzo può essere un pandemonio, oppure avere un unico evento narrato, ed essere ugualmente splendido? Proprio per l’organizzazione, che permette, se particolarmente chiara o significativa, di ricorrere a sperimentazioni linguistiche anche molto forti, o all’annullamento del motore narrativo.

Va da sé che colpisca inconsapevolmente; si tratta infatti di quel “non so che” deputato a lasciare intatto nella nostra memoria il ricordo di alcune letture e a passare un colpo di spugna su altre che, di primo acchito, avevamo apprezzato.

Il problema per gli scrittori è che non esiste, e non può esistere, un vademecum di armonizzazione tra struttura e scrittura. Che è poi, in fondo, il motivo per cui non tutti sono artisti e mestieranti della parola.

  • http://reloj.altervista.org/wordpress/ Reloj

    Credo che quello che tu chiami struttura o organizzazione sia la “fabula” di Aristotele, e infatti lui la mette – parlando della tragedia, ma si potrebbe estendere a tutti i generi – al primo posto in ordine di importanza. Secondo me è però un elemento che arriva al lettore solo dopo aver letto: perché devi avere l’idea di insieme per percepire la struttura. Personalmente, la prima cosa è lo stile, ed è quello che mi rimane di un libro. Posso anche dimenticarmi trama e personaggi, ma mi ricordo com’è scritto… ma sarà solo colpa della mia memoria corta!

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    Credo che quello che tu chiami struttura o organizzazione sia la “fabula” di Aristotele, e infatti lui la mette – parlando della tragedia, ma si potrebbe estendere a tutti i generi – al primo posto in ordine di importanza. Secondo me è però un elemento che arriva al lettore solo dopo aver letto: perché devi avere l’idea di insieme per percepire la struttura. Personalmente, la prima cosa è lo stile, ed è quello che mi rimane di un libro. Posso anche dimenticarmi trama e personaggi, ma mi ricordo com’è scritto… ma sarà solo colpa della mia memoria corta!

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