Shortseller e Longseller

Scritto da: il 03.03.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Oggi voglio riprendere un discorso analogo a quello che feci sulle classifiche librarie. Quasi ogni libro dei grandi editori si fregia del titolo “Bestseller”. A torto. Cominciamo dall’aspetto banale di questo errore prospettico: bestseller per un piccolo editore è esaurire 10.000 copie in un anno, ma quanto valore ha per Mondadori vendere 130mila copie? Direi praticamente nessuno. Firmino, edito da un minuscolo editore e diventato popolarissimo per passaparola dei lettori (in America) è definibile bestseller come La solitudine dei numeri primi, che ha avuto una campagna mediatica tartassante?

E ancora: è un bestseller quello che sparisce dagli scaffali (e dalla nostra memoria) dopo 10 mesi? O non è forse più appropriato chiamarlo Vanityseller? Secondo me almeno due aggiustamenti sono da fare: il primo riguarda la parola in sé, l’altro il valore che le si attribuisce.

La parola bestseller pare non avere un criterio selettivo di discernimento: tutto è indistintamente bestseller. Ora, il significato è approssimativamente “migliore nelle vendite” e il superlativo assoluto tende ad identificare un solo elemento, non un collettivo. Quindi bisognerebbe impiegare meno questo appellativo e cercare di restringerlo al massimo a due titoli per editore, non di più.

Poi bisognerebbe utilizzare dei criteri ponderati: quanta pubblicità è stata fatta al titolo, su che canali, che distribuzione aveva? Per I sognatori, che distribuisce solo online, il successo si basa su criteri diversi rispetto a quelli di Mondadori. Infine bisognerebbe correggere secondo un criterio di durabilità: un vero bestseller è Il conte di Montecristo, che vende sempre e da sempre.

Secondo aggiustamento è il valore che si attribuisce alla parola bestseller: non è patente di qualità, né lo può essere; bestseller è una categoria temporanea per sua natura, effimera e passeggera, che dice solo quante persone hanno comprato un libro, non esprime il gradimento, non esprime le qualità letterarie. Per cui non mi glorierei tanto di avere uno, due dieci bestseller.

Io divido i libri in due categorie: i longseller e gli shortseller. I longseller sono quei titoli che, con costanza, vendono giorno per giorno, magari senza fare grossissimi volumi, ma sono inarrestabili e si ricordano a distanza di generazioni, come un Borges, ad esempio. Gli shortseller sono quelli che con gran schiamazzo totalizzano vendite esorbitanti nei loro primi mesi, per poi darsi all’oblio.

Inutile dire che preferirei trovare sempre e solo longseller, anche se so che è impensabile; intanto, per celia, posso dirvi che abbiamo già un bestseller in Tanit: essendo l’unico libro in catalogo, il primo romanzo è il migliore nelle vendite, per la nostra casa editrice!

  • http://www.massimojuniordauria.wordpress.com Massimojd

    Condivido quello che dici.
    Oramai dopo un po’ dalla loro uscita, quasi tutti i libri dei grandi editori diventano “best seller”. Sarei curioso di sapere quante copie ha venduto “La solitudine dei numeri primi” a fronte del tartassamento mediatico subito.
    Purtroppo oggi la dicitura “best seller” viene considerata una patente di qualità.
    “Se tutti lo comprano, deve essere bello”

    è un ragionamento che fanno molti, e purtoppo è un ragionamento che definirlo fallace sarebbe un eufemismo.

    Saluti,
    Massimo

    P.s. Viva i long seller.

  • http://www.massimojuniordauria.wordpress.com Massimojd

    Condivido quello che dici.
    Oramai dopo un po’ dalla loro uscita, quasi tutti i libri dei grandi editori diventano “best seller”. Sarei curioso di sapere quante copie ha venduto “La solitudine dei numeri primi” a fronte del tartassamento mediatico subito.
    Purtroppo oggi la dicitura “best seller” viene considerata una patente di qualità.
    “Se tutti lo comprano, deve essere bello”

    è un ragionamento che fanno molti, e purtoppo è un ragionamento che definirlo fallace sarebbe un eufemismo.

    Saluti,
    Massimo

    P.s. Viva i long seller.

  • Noe

    “intanto, per celia, posso dirvi che abbiamo già un bestseller in Tanit: essendo l’unico libro in catalogo, il primo romanzo è il migliore nelle vendite, per la nostra casa editrice!”.

    Un po’ come dire alla propria madre: “sei la mia madre preferita!” :-p

    Ovviamente scherzo; gran bel libro, il primo in catalogo. :-)

    Io sono pure, per i longseller.
    E mi dispiace per quelli che, magari, potrebbero esserlo, ma non disponendo di sufficienti fondi rimangono piccoli romanzi poco venduti di piccoli editori, affacciati a guardare quei bestseller che, per qualità, hanno molto da invidiargli.

  • Noe

    “intanto, per celia, posso dirvi che abbiamo già un bestseller in Tanit: essendo l’unico libro in catalogo, il primo romanzo è il migliore nelle vendite, per la nostra casa editrice!”.

    Un po’ come dire alla propria madre: “sei la mia madre preferita!” :-p

    Ovviamente scherzo; gran bel libro, il primo in catalogo. :-)

    Io sono pure, per i longseller.
    E mi dispiace per quelli che, magari, potrebbero esserlo, ma non disponendo di sufficienti fondi rimangono piccoli romanzi poco venduti di piccoli editori, affacciati a guardare quei bestseller che, per qualità, hanno molto da invidiargli.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Oggi una cara amica mi segnala questo:
    http://www.ilprimoamore.com/testo_1433.html
    All’inizio avevo sperato che andasse nella direzione che auspicavo, e invece…

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Oggi una cara amica mi segnala questo:
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    All’inizio avevo sperato che andasse nella direzione che auspicavo, e invece…

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