Come diceva una persona di mia conoscenza, si moltiplicano i corsi di “scrivura cretina”: quei corsi in cui un certo numero di aspiranti-velleitari-sedicenti autori si impegnano per tentare di sfornare il prossimo bestseller.
Forse sono solo io a considerare un pleonasmo l’accostamento di “scrittura” e “creativa”: qualsiasi atto di scrittura, per definizione, crea del testo dove non c’era, fosse anche un elenco della spesa. E, a pensarci bene, molti sedicenti scrittori scrivono proprio quel tipo di liste…
Poi, sembra che chiunque sia in diritto di tenere un corso di scrittura creativa: passi per Baricco (che piaccia o meno è un autore affermato), ma tutti gli altri emeriti ignoti con che qualifica possono insegnare? Ed è davvero così immediato che uno scrittore famoso sia anche un bravo docente?
Perché quel che si rischia non è di trovare il proprio stile, ma di apprendere delle tecniche, a volte al limite della macchietta, per far “funzionare” un testo; di diventare non degli artisti ma dei contabili della parola. Peggio, di diventare autori kinder (con buona pace degli ovetti, questa ve la spiego settimana prossima).
Avrei temuto un corso di scrittura creativa persino se lo avesse tenuto Borges; cosa avrebbe, infatti, potuto insegnarmi? Forse avrebbe potuto parlare del suo modo di scrivere, e dubito che comunque avrei potuto raggiungere il suo genio; ma avrebbe davvero fatto affiorare il mio stile, il mio mondo?
Certo questa consapevolezza è maturata negli ultimi dieci anni, in cui ne ho lette di cotte e di crude. Forse e maturata perché in questa ingenuità caddi pure io, fortunatamente per soli tre giorni di follia.
Passo indietro. 1998. Attirata dal prestigioso nome di Dacia Maraini la nostra eroina affronta i perigliosi flutti dello Stretto, Scilla e Cariddi, e frequenta uno “stage di scrittura creativa”.
Bilancio dello stage: scrittura 0, consigli troppi, buoni consigli 1 (leggere, leggere sempre, leggere ovunque: ma forse, per me, era un consiglio superfluo).
Ecco, amerei che questi corsi li tenessero editor esperti (con almeno dieci anni di esperienza): loro sono abituati a tirar fuori il meglio del testo, a dirozzare la scrittura, a puntare sullo stile e sfrondare il resto.
Agli aspiranti scrittori posso solo girare quel consiglio: leggere, leggere sempre, leggere ovunque. Poi, se proprio si deve, scrivere. Se non ne siete capaci non c’è corso che tenga.
Ciao Livia: “Agli aspiranti scrittori posso solo girare quel consiglio: leggere, leggere sempre, leggere ovunque. Poi, se proprio si deve, scrivere.”
Mi rendo conto che lavorando nell’editoria sarai costretta leggere tante schifezze, magari inviate da persone che si autodefiniscono geni incompresi.
Però la frase “Poi, se proprio si deve, scrivere” non mi piace molto.
Saranno certo in pochi gli aspiranti scrittori che roveranno, prima o poi, il brivido di scovare il proprio nome fra gli scaffali di una libreria. Un numero infinitesimo di essi lascerà il proprio segno nei libri di letteratura.
Ma il piacere di creare storie e di inventare vite, la soddisfazione di aver scritto un racconto o un romanzo, il gusto, l’esaltazione e la libertà della scrittura, sono spinte sufficienti a cimentarsi con essa.
ciao
Angelo
Mi riservo di far riferimento a questo post in uno dei miei. Lascio a te indovinare su chi.. Il linea di massima, credo si possa insegnare ascrivere correttamente e in maniera semplice e comprensibile a tutti… a creare… è un’altra cosa, nel senso che sarebbe come insegnare ad aver fortuna agli sfigati o a creare il sentimento nell’agognato partner (che manco s’accorge che esisti e, in ogni caso, non ne vuol sapere) ai cuori solitari. Alla creatività o si è predisposti oppure no. O, comunque, nei casi migliori e più fortunati, il prodotto sarà buono , commercializzabile, difficilmente artistico(il quale, a sua volta, pur tale, può rivelarsi di difficile collocazione commerciale: situazione non rara: successio di critica ma non di pubblico e viceversa).
@Angelo: per me è ben diverso cimentarsi con la scrittura come soddisfazione personale o come professione; nel primo caso chiunque può farlo benissimo (con o senza corsi), nel secondo caso invece sono convinta che molti debbano ridimensionare le proprie aspettative artistiche.
Il “se proprio si deve” sarà troppo caustico, ma riflette la mia percezione che molti scrivano per sport o, come si usa dire adesso perché fa figo.
[...] questo si spiega la sconsiderata proliferazione dei corsi di cui parlavo poco tempo fa. E dei racconti (o autori) kinder. Di questa teoria/considerazione sono debitrice a [...]
La scrittura è creativa di per sè…si può insegnare a scrivere…poi è la scrittura che crea…