Re Censori

Scritto da: il 23.11.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Corona regaleOgni tanto sbrocco, lo sapete, quindi quello che segue è il mio ennesimo vaneggiamento. Io mi considero un consigliere: non ho il titolo e l’arroganza per considerarmi un recensore, anche se ogni tanto uso – del tutto impropriamente – il termine. Mi piace condividere con gli altri il perché e il quanto mi sono piaciuti dei libri.

Mi è capitato, nella scorsa settimana, di cercare informazioni su un libro particolare, il cui titolo mi ha molto incuriosita. Com’è ovvio ho cominciato a fare qualche ricerca sul Web, ma stavolta senza partire da aNobii. Mal me ne incolse.

Volevo solo capire un poco di che parlasse e se era piaciuto a qualcuno, e invece mi sono imbattuta in sbrodolamenti dell’ego di chi si crede Re-Censore. Una volta Elfo mi disse che siamo tutti capaci di scrivere una frase come “Questo perché siete legati a realtà idiosincratiche e la vostra psiche è amalgamata in dimensioni pseudomaterialiste, ma archetipiche…”. Loro ne riempiono pagine intere, di frasi che nascondono il senso invece di svelarlo.

Ma chi cerca una recensione, perché la cerca? Probabilmente, la butto lì, la cerca per capire “di che parla” e “come è scritto”, appunto. Per trovare una persona che, senza mettersi su un piedistallo, dica concretamente se quel libro ci può piacere o no; sbagliando, magari, ma dando delle indicazioni.

Oggi ho letto una mezza dozzina di recensioni saccenti, scritte da persone fortemente scolarizzate ma – a mio parere – culturalmente povere: la saccenza non è certo un indizio di animo raffinato. Ho deciso di far finta di non averle lette, ma se dovessi giudicare da quelle non sfiorerei il libro in questione nemmeno da lontano.

Questi Re Censori partono da pochi assiomi:

  1. “Se piace al volgo allora a me non piace”. – Per dire, confesso che ho molto amato la saga di Harry Potter. Moltissimo.
  2. Citare millemila autori, spesso di estrema nicchia, sottindendendo: “Io sono colto e ho letto X e Y, tu? Come! Non hai letto Scognivelotezzo? Imperdonabile!”. – No, non l’ho letto, ho solo una vita; e probabilmente non l’hai letto neppure tu, ma a far finta siamo tutti capaci.
  3. “Se si può dire con 3 parole semplici, devo usarne 24 complicate”.

Lasciamo dissezionare i testi ai cattedratici, che sanno dirci tecnicamente tutto ma ancora non sanno spiegarci perché la fama di un libro sopravvive e cento altri spariscono nell’oblio senza ragione apparente. Lasciamo parlarsi addosso critici e supercritici, ma non lasciamo che il loro berciare ci allontani dalla lettura. I libri sono belli, brutti, interessanti, stupidi, ma tutto questo non conta: importa solo se vi piacciono o no.

E tu, mio caro Re e Censore, se non vuoi farti capire hai sbagliato mestiere: tu sei al mio servizio, servi a farmi capire qualcosa. Quelli che ti acclamano, quelli che ti guardano estasiati, probabilmente non ti capiscono e non vogliono fare la figura dei tonti.

Ora vi lascio, devo leggere la critica letteraria all’Abbecedario.

  • Elfo

    Sono d’accordissimo.
    Se non sbaglio proprio su questo blog è comparso un commento che acclamava una recensione fatta secondo i canoni da te citati. Il commento di “appoggio” diceva: “finalmente una recensione in cui non c’è solo il riassunto della trama” e il tono polemico era abbastanza evidente.
    Boh. Mi sento chiamata in causa perchè io, nel consigliare i libri su questo blog, dedico un grandissimo spazio a “raccontare” il libro. Perchè? Perchè scrivo con lo spirito con cui lo consiglierei ad un amico. Che senso ha mettermi su un piedistallo su cui lo spazio è veramente poco e sparare una dietro l’altra una serie di parole il cui senso è oscuro ai più e che non sarebbero altro che autocompiacimento?
    Quando io chiedo ad una persona: “Oh, com’è il libro XXXXX?” non mi aspetto che si lanci in virtuosismi da squilibrio mentale, ma che mi dica poche semplici cose: di che cosa parla XXXXX e come è scritto. Questo basta. Siamo lettori, non professori. Ed ognuno troverà in un libro mille diverse sfaccettature.

  • Elfo

    Sono d’accordissimo.
    Se non sbaglio proprio su questo blog è comparso un commento che acclamava una recensione fatta secondo i canoni da te citati. Il commento di “appoggio” diceva: “finalmente una recensione in cui non c’è solo il riassunto della trama” e il tono polemico era abbastanza evidente.
    Boh. Mi sento chiamata in causa perchè io, nel consigliare i libri su questo blog, dedico un grandissimo spazio a “raccontare” il libro. Perchè? Perchè scrivo con lo spirito con cui lo consiglierei ad un amico. Che senso ha mettermi su un piedistallo su cui lo spazio è veramente poco e sparare una dietro l’altra una serie di parole il cui senso è oscuro ai più e che non sarebbero altro che autocompiacimento?
    Quando io chiedo ad una persona: “Oh, com’è il libro XXXXX?” non mi aspetto che si lanci in virtuosismi da squilibrio mentale, ma che mi dica poche semplici cose: di che cosa parla XXXXX e come è scritto. Questo basta. Siamo lettori, non professori. Ed ognuno troverà in un libro mille diverse sfaccettature.

  • Only

    Quanto hai ragione!!!
    Gli assiomi 1, 2 e 3 si ritrovano o singoli o tutti insieme in tantissime, probabilmente troppe recensioni pseudo-intellettuali.
    La rete ne è piena….nella maggior parte dei casi conviene, come dici tu, non prenderle in considerazione e passare oltre.
    Le più belle sono le recensioni con parole semplici, di chi il libro l’ha letto davvero e riesce a comunicare di cosa parla, se per lui è bello e brutto. Insomma qualche semplice sensazione personale, invece di tre quarti dello Zingarelli.

  • Only

    Quanto hai ragione!!!
    Gli assiomi 1, 2 e 3 si ritrovano o singoli o tutti insieme in tantissime, probabilmente troppe recensioni pseudo-intellettuali.
    La rete ne è piena….nella maggior parte dei casi conviene, come dici tu, non prenderle in considerazione e passare oltre.
    Le più belle sono le recensioni con parole semplici, di chi il libro l’ha letto davvero e riesce a comunicare di cosa parla, se per lui è bello e brutto. Insomma qualche semplice sensazione personale, invece di tre quarti dello Zingarelli.

  • tomtraubert

    http://www.youtube.com/watch?v=csuWJAqUY54&feature=related

    A me è subito venuto in mente questo. La prima parte è assai pertinente.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Per un caso più che positivo oggi Catriona ha ricordato l’Antilingua di Calvino: direi che è più o meno è la stessa usata dai Re Censori.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Per un caso più che positivo oggi Catriona ha ricordato l’Antilingua di Calvino: direi che è più o meno è la stessa usata dai Re Censori.

  • Mushin

    Quanto è vero!

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ sfranz

    Qualche volta mi chiedo se quello che scrivo piaccia e sia comprensibile. La formazione da critico letterario l’università me l’ha data e non me la posso togliere. Gli assiomi citati da Livia forse sono messi in pratica da chi vuol far credere di essere un critico letterario o un teorico della Letteratura e della Narratologia: buon per lui se (casualmente) ci riesce. I miei modelli sono sempre stati quelli ormai riconosciuti i cui saggi, comparsi sulle terze pagine dei giornali come elzeviri (quindi diretti alla gente comune, normale, interessata all’argomento ma non “addetta ai lavori”, come si suol dire) sono stati spesso riuniti in volume: Mario Praz (Lett. Inglese), Giovanni Macchia (Lett. Francese), Pietro Citati (Lett. varia), Gabriele Baldini (Shakespeare) e altri, naturalmente. Cerco sempre di imitarli al meglio e non so ce ci riesco tutte le volte che mando su un “pezzo” per Liblog. Per me, parlare di un libro vuol dire – molto tradizionalmente, se si vuole – inquadrarne l’autore, il periodo e vedere i possibili richiami anche con altri autori contemporanei o del passato (e non solo scrittori, a volte Praz docet); significa cercare di incuriosire, invogliare, intrattenere, convolgere il lettore; se si devono introdurre concetti un po’ “difficili” (si pensi quando si devono trattare autori dell’”Assurdo”, quali Beckett, Ionesco o anche Pinter) si può anche affrontare la questione buttando lì anche “paroloni” tecnici ma che devono essere adeguatamente introdotti e spiegati “prima” (l’idea essenziale di una storia, ciò che si vuol raccontare – come raccontarla è un altra cosa – tecnicamente si chiama “fabula”) e questo non certo per sfoggio di cultura ma affinché sia di stimolo al lettore. Ovviamente non si deve esagerare. “Una recensione efficace e ben fatta” – mi diceva una mia collega di Lettere – “dovrebbe far venir voglia al lettore di leggere il libro oggetto della recensione stessa”. Scusate se mi ripeto: non so se ci riesco ma, credetemi, ce la metto tutta!

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ sfranz

    Qualche volta mi chiedo se quello che scrivo piaccia e sia comprensibile. La formazione da critico letterario l’università me l’ha data e non me la posso togliere. Gli assiomi citati da Livia forse sono messi in pratica da chi vuol far credere di essere un critico letterario o un teorico della Letteratura e della Narratologia: buon per lui se (casualmente) ci riesce. I miei modelli sono sempre stati quelli ormai riconosciuti i cui saggi, comparsi sulle terze pagine dei giornali come elzeviri (quindi diretti alla gente comune, normale, interessata all’argomento ma non “addetta ai lavori”, come si suol dire) sono stati spesso riuniti in volume: Mario Praz (Lett. Inglese), Giovanni Macchia (Lett. Francese), Pietro Citati (Lett. varia), Gabriele Baldini (Shakespeare) e altri, naturalmente. Cerco sempre di imitarli al meglio e non so ce ci riesco tutte le volte che mando su un “pezzo” per Liblog. Per me, parlare di un libro vuol dire – molto tradizionalmente, se si vuole – inquadrarne l’autore, il periodo e vedere i possibili richiami anche con altri autori contemporanei o del passato (e non solo scrittori, a volte Praz docet); significa cercare di incuriosire, invogliare, intrattenere, convolgere il lettore; se si devono introdurre concetti un po’ “difficili” (si pensi quando si devono trattare autori dell’”Assurdo”, quali Beckett, Ionesco o anche Pinter) si può anche affrontare la questione buttando lì anche “paroloni” tecnici ma che devono essere adeguatamente introdotti e spiegati “prima” (l’idea essenziale di una storia, ciò che si vuol raccontare – come raccontarla è un altra cosa – tecnicamente si chiama “fabula”) e questo non certo per sfoggio di cultura ma affinché sia di stimolo al lettore. Ovviamente non si deve esagerare. “Una recensione efficace e ben fatta” – mi diceva una mia collega di Lettere – “dovrebbe far venir voglia al lettore di leggere il libro oggetto della recensione stessa”. Scusate se mi ripeto: non so se ci riesco ma, credetemi, ce la metto tutta!

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ sfranz

    Ah!, dimenticavo: un altro assioma del critico letterario è quello di non dire se il libro gli sia piaciuto o no; deve, per quanto può, dare gli strumenti al potenziale lettore perché egli se lo possa godere e giudicare al meglio. ma se al tal critico quel dato libro è piaciuto o no è di relativa importanza.

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ sfranz

    Ah!, dimenticavo: un altro assioma del critico letterario è quello di non dire se il libro gli sia piaciuto o no; deve, per quanto può, dare gli strumenti al potenziale lettore perché egli se lo possa godere e giudicare al meglio. ma se al tal critico quel dato libro è piaciuto o no è di relativa importanza.

  • http://www.liberidileggere.it Liberi di leggere

    Sono completamente in disaccordo da questo articolo, soprattutto per l’assurda teoria secondo cui di un libro conterebbe solo il fatto che esso piaccia o non piaccia. I buoni libri hanno un valore indipendente dal piacere di leggerli.
    Recensire un libro dovrebbe servire non ad agevolare la lettura, o a rendere prevedibile e accessibile un testo, ma a mostrarne i margini, i limiti. Una recensione deve occuparsi di ciò che sta fuori dal testo del libro: il contesto, la biografia dello scrittore, le origini o gli effetti possibili di quel libro, i limiti che lo caratterizzano. Una recensione deve occuparsi di ciò che nel testo non c’è, deve essere una lettura: leggere significa scoprire, in ciò che l’autore dice, cosa non ha detto, cosa c’è di più da dire.

    Ovviamente, se invece parliamo di recensioni da blog e se il libro di cui parliamo è il pretenzioso romanzetto autoprodotto, allora può bastare il riassunto del libro o un temino da terza media qualsiasi.

  • http://www.liberidileggere.it Liberi di leggere

    Sono completamente in disaccordo da questo articolo, soprattutto per l’assurda teoria secondo cui di un libro conterebbe solo il fatto che esso piaccia o non piaccia. I buoni libri hanno un valore indipendente dal piacere di leggerli.
    Recensire un libro dovrebbe servire non ad agevolare la lettura, o a rendere prevedibile e accessibile un testo, ma a mostrarne i margini, i limiti. Una recensione deve occuparsi di ciò che sta fuori dal testo del libro: il contesto, la biografia dello scrittore, le origini o gli effetti possibili di quel libro, i limiti che lo caratterizzano. Una recensione deve occuparsi di ciò che nel testo non c’è, deve essere una lettura: leggere significa scoprire, in ciò che l’autore dice, cosa non ha detto, cosa c’è di più da dire.

    Ovviamente, se invece parliamo di recensioni da blog e se il libro di cui parliamo è il pretenzioso romanzetto autoprodotto, allora può bastare il riassunto del libro o un temino da terza media qualsiasi.

  • http://pianosequenza.blogdo.net Alessandro Puglisi

    Sante parole, Livia, sante parole. :)

  • http://pianosequenza.blogdo.net Alessandro Puglisi

    Sante parole, Livia, sante parole. :)

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    @Liberidileggere: Cito I buoni libri hanno un valore indipendente dal piacere di leggerli.. Nessuno mette in dubbio che abbiano un valore; semplicemente, se non piacciono, il loro valore viene annullato dal fatto che non si supera pagina tre. E io credo nel diritto del lettore di buttare nell’angolo un libro, fosse anche il classico dei classici.
    Non concordiamo sul termine recensire, per me dev’essere una forma di introduzione alla lettura, non un’analisi. Per quella, ripeto, esistono gli accademici.
    Sono convinta che se tirassi fuori qui gli studi di Semiotica della letteratura e Narratologia alla seconda riga del primo post il blog si svuoterebbe. A ragione.
    @Sfranz: non ti preoccupare, riesci sempre benissimo. Per me però è fondamentale sapere se i miei critici di riferimento hanno apprezzato o meno un libro: conoscendo i loro gusti mi aiuta a predire se il libro mi piacerà o no.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    @Liberidileggere: Cito I buoni libri hanno un valore indipendente dal piacere di leggerli.. Nessuno mette in dubbio che abbiano un valore; semplicemente, se non piacciono, il loro valore viene annullato dal fatto che non si supera pagina tre. E io credo nel diritto del lettore di buttare nell’angolo un libro, fosse anche il classico dei classici.
    Non concordiamo sul termine recensire, per me dev’essere una forma di introduzione alla lettura, non un’analisi. Per quella, ripeto, esistono gli accademici.
    Sono convinta che se tirassi fuori qui gli studi di Semiotica della letteratura e Narratologia alla seconda riga del primo post il blog si svuoterebbe. A ragione.
    @Sfranz: non ti preoccupare, riesci sempre benissimo. Per me però è fondamentale sapere se i miei critici di riferimento hanno apprezzato o meno un libro: conoscendo i loro gusti mi aiuta a predire se il libro mi piacerà o no.

  • Elfo

    Inoltre c’è luogo e luogo per ogni tipo di recensione. L’aula universitaria o la pagina espressamente dedicata alla critica letteraria accademica reggono ed incoraggiano un certo tipo di “commento” (accademico, appunto). Lo scopo del “consigliare” un libro mi sembra differente e, se io come lettrice trovassi un “consiglio” fatto piovere dall’alto del trono, credo che non solo eviterei di proseguire la lettura della recensione, ma molto probabilmente non sarei invogliata a leggere il libro che l’ha generata. Mi è successo qualche volta e come minimo mi sono persa dei capolavori! :P

  • Elfo

    Inoltre c’è luogo e luogo per ogni tipo di recensione. L’aula universitaria o la pagina espressamente dedicata alla critica letteraria accademica reggono ed incoraggiano un certo tipo di “commento” (accademico, appunto). Lo scopo del “consigliare” un libro mi sembra differente e, se io come lettrice trovassi un “consiglio” fatto piovere dall’alto del trono, credo che non solo eviterei di proseguire la lettura della recensione, ma molto probabilmente non sarei invogliata a leggere il libro che l’ha generata. Mi è successo qualche volta e come minimo mi sono persa dei capolavori! :P

  • Sfranz

    Livia ha scritto:

    @Sfranz: non ti preoccupare, riesci sempre benissimo. Per me però è fondamentale sapere se i miei critici di riferimento hanno apprezzato o meno un libro: conoscendo i loro gusti mi aiuta a predire se il libro mi piacerà o no.

    Grazie Livia. Son d’accordo con te. Se, da un lato, come regola generale, un critico non può basare i propri pensieri e letture sul “mi è piaciuto o non mi è piaciuto” (e in quest’ultimo caso il libro può andare subito al macero), dall’altro, un parere (deducibile da come presenta il libro e da come ne parla) risulta sempre utile a chi legge la sua presentazione per farsi un’idea dell’opera. Potrei aggiungere ai miei messaggi precedenti che io sono per la divulgazione letteraria fatta allo stesso modo che Piero Angela & Son fanno la divulgazione scientifica (per non parlare di Asimov).

  • Sfranz

    Livia ha scritto:

    @Sfranz: non ti preoccupare, riesci sempre benissimo. Per me però è fondamentale sapere se i miei critici di riferimento hanno apprezzato o meno un libro: conoscendo i loro gusti mi aiuta a predire se il libro mi piacerà o no.

    Grazie Livia. Son d’accordo con te. Se, da un lato, come regola generale, un critico non può basare i propri pensieri e letture sul “mi è piaciuto o non mi è piaciuto” (e in quest’ultimo caso il libro può andare subito al macero), dall’altro, un parere (deducibile da come presenta il libro e da come ne parla) risulta sempre utile a chi legge la sua presentazione per farsi un’idea dell’opera. Potrei aggiungere ai miei messaggi precedenti che io sono per la divulgazione letteraria fatta allo stesso modo che Piero Angela & Son fanno la divulgazione scientifica (per non parlare di Asimov).

  • http://writersdream.org Ayame

    Sono d’accordissimo con quest’articolo; amo leggere le recensioni e amo sentire il lettore che racconta il libro dal suo punto di vista. Quello che, secondo me, a Liberi di Leggere sfugge è che quando un lettore racconta di ciò che ha letto è inevitabile che mostri il non detto, il limite, e tutto quello che si cerca :)

  • http://writersdream.org Ayame

    Sono d’accordissimo con quest’articolo; amo leggere le recensioni e amo sentire il lettore che racconta il libro dal suo punto di vista. Quello che, secondo me, a Liberi di Leggere sfugge è che quando un lettore racconta di ciò che ha letto è inevitabile che mostri il non detto, il limite, e tutto quello che si cerca :)

  • http://luisasantangelo.splinder.com/ LaCapa

    Leggo con estremo ritardo, ma concordo in tutto e per tutto.

  • http://luisasantangelo.splinder.com/ LaCapa

    Leggo con estremo ritardo, ma concordo in tutto e per tutto.

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