Ogni tanto sbrocco, lo sapete, quindi quello che segue è il mio ennesimo vaneggiamento. Io mi considero un consigliere: non ho il titolo e l’arroganza per considerarmi un recensore, anche se ogni tanto uso – del tutto impropriamente – il termine. Mi piace condividere con gli altri il perché e il quanto mi sono piaciuti dei libri.
Mi è capitato, nella scorsa settimana, di cercare informazioni su un libro particolare, il cui titolo mi ha molto incuriosita. Com’è ovvio ho cominciato a fare qualche ricerca sul Web, ma stavolta senza partire da aNobii. Mal me ne incolse.
Volevo solo capire un poco di che parlasse e se era piaciuto a qualcuno, e invece mi sono imbattuta in sbrodolamenti dell’ego di chi si crede Re-Censore. Una volta Elfo mi disse che siamo tutti capaci di scrivere una frase come “Questo perché siete legati a realtà idiosincratiche e la vostra psiche è amalgamata in dimensioni pseudomaterialiste, ma archetipiche…”. Loro ne riempiono pagine intere, di frasi che nascondono il senso invece di svelarlo.
Ma chi cerca una recensione, perché la cerca? Probabilmente, la butto lì, la cerca per capire “di che parla” e “come è scritto”, appunto. Per trovare una persona che, senza mettersi su un piedistallo, dica concretamente se quel libro ci può piacere o no; sbagliando, magari, ma dando delle indicazioni.
Oggi ho letto una mezza dozzina di recensioni saccenti, scritte da persone fortemente scolarizzate ma – a mio parere – culturalmente povere: la saccenza non è certo un indizio di animo raffinato. Ho deciso di far finta di non averle lette, ma se dovessi giudicare da quelle non sfiorerei il libro in questione nemmeno da lontano.
Questi Re Censori partono da pochi assiomi:
Lasciamo dissezionare i testi ai cattedratici, che sanno dirci tecnicamente tutto ma ancora non sanno spiegarci perché la fama di un libro sopravvive e cento altri spariscono nell’oblio senza ragione apparente. Lasciamo parlarsi addosso critici e supercritici, ma non lasciamo che il loro berciare ci allontani dalla lettura. I libri sono belli, brutti, interessanti, stupidi, ma tutto questo non conta: importa solo se vi piacciono o no.
E tu, mio caro Re e Censore, se non vuoi farti capire hai sbagliato mestiere: tu sei al mio servizio, servi a farmi capire qualcosa. Quelli che ti acclamano, quelli che ti guardano estasiati, probabilmente non ti capiscono e non vogliono fare la figura dei tonti.
Ora vi lascio, devo leggere la critica letteraria all’Abbecedario.