Racconti Kinder

Scritto da: il 07.10.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Scrivere va terribilmente di moda. Scrivono tutti. Nel periodo in cui ho lavorato con la Villaggio Maori Edizioni ho scoperto una quantità di insospettabili: il panettiere, la farmacista, la ragazza della lavanderia. Tutti morbosamente interessati appena scoprivano il mio lavoro.

Con questo si spiega la sconsiderata proliferazione dei corsi di cui parlavo poco tempo fa. E dei racconti (o autori) kinder. Di questa teoria/considerazione sono debitrice a Sigurd, alle volte chiamato anche Giuseppe Quaranta.

Su aNobii, a proposito di Seta di Baricco scrive infatti:

Baricchinate – Bariccolo ha un’idea di letteratura basata sulle trovate. Leggete qua; scrive su un racconto di Carver:

Sono andato dritto al più bello (secondo me) dei racconti di Carver: Di’ alle donne che usciamo. Un marchingegno pressoché perfetto. Una lezione. (…) Ho iniziato a leggere. Da non crederci, gente.
L’ ha scelto anche Altman, per il suo America oggi, quel racconto. Piaceva anche a lui. Otto paginette e una trama molto semplice. Ci sono Bill e Jerry. Amici del cuore fin dalle elementari. Di quelli che si comprano la macchina metà per uno e si innamorano delle stesse ragazze. Crescono. Bill si sposa. Jerry si sposa. Nascono bambini. Bill lavora nel ramo grande distribuzione. Jerry è vicedirettore di un supermercato. La domenica, tutti a casa di Jerry che ha la piscina di plastica e il barbecue. Americani normali, vite normali, destini normali. Una domenica, dopo pranzo, con le donne in cucina a riordinare e i bambini a far casino in piscina, Jerry e Bill prendono la macchina e vanno a farsi un giro. Per strada incrociano due ragazze, in bicicletta. Accostano con la macchina e fanno un po’ i fessi. Le ragazze ridacchiano. Non gli danno molta corda. Bill e Jerry se ne vanno. Poi tornano. Non è che sanno benissimo cosa fare. A un certo punto le ragazze posano le biciclette e imboccano un sentiero, a piedi. Bill e Jerry le seguono. Bill, un po’ spompato, si ferma. Si accende una sigaretta. Qui il racconto finisce. Ultime quattro righe: “Non capì mai cosa volesse Jerry. Ma tutto cominciò e finì con una pietra. Jerry usò la stessa pietra su tutte e due le ragazze, prima su quella che si chiamava Sharon e poi su quella che doveva essere di Bill”. Fine. Freddo, asciutto fino all’ eccesso, metodico, micidiale. Un medico alla milionesima autopsia tradirebbe maggiore emozione. Puro Carver. Un finale fulminante, e un’ ultima frase perfetta, tagliata come un diamante, semplicemente esatta, e agghiacciante. Quell’ idea di impietosa velocità, e quel tipo di sguardo impersonale fino al disumano, son diventati un modello, quasi un totem. Scrivere non è stata più la stessa cosa, dopo che Carver ha scritto quel finale.

Bariccolo ha un’idea di letteratura basata sulle trovate.
Quando penso ai suoi libri (mi capita molto di rado invero) penso a trovate, nella stragrande maggioranza dei casi disgustose e orrende, ma che piacciono a molti suoi adepti e lettori.
Un’ idea di letteratura basata su trovate è un invenzione di Bariccolo, bisogna rendergli il merito. Un giorno vidi in tv uno della sua scuola di scrittura creativa che dava dei consigli su come scrivere un racconto, con tanto di accortezze. Il messaggio più importante che ne veniva fuori era che bisognava attrarre subito l’attenzione del lettore, catturarlo con uno splendido (?) incipit e portarlo, bum, subito in alto. Tipo: Un giorno Gregor Samsa si sveglia e si vede trasformato in un insetto. Bum. Quello è un incipit perfetto per i bariccoli. E basta. Veniva bocciato chiunque non si presentava con un’ idea simile.
Ovviamente anche il finale deve essere dei più sconvolgenti. Bisogna, sempre secondo i bariccoli, cambiare repentinamente la scena, stravolgere quello che il lettore crede, creare non delle sensazioni inaspettate ma dei sensazionalismi. Una frase messa lì, che mette in discussione quello che per te era una certezza è il massimo per questi omuncoli. È bastata quella frase finale nel racconto di Carver e per bariccolo: Scrivere non è stata più la stessa cosa, dopo che Carver ha scritto quel finale. Bum.
(Bum è una parola ricorrente nei suoi interventi).

Non ho letto quasi nulla di Baricco, in compenso trovo che questa descrizione si possa tranquillamente utilizzare per tutta una schiatta di autori che utilizzano proprio questa tecnica, e che io chiamo “autori kinder”.

Non me ne vogliano i famosi ovetti, oggetto del desiderio di molti di noi in altra età, ma questi racconti “nuovi” hanno un involucro colorato, poco cioccolato e un po’ acidognolo, altro involucro con sorpresa, e sorpresa, infine, quasi sempre deludente.

Sembra che il piacere della storia debba annidarsi lì, alla fine, che tutto il racconto/romanzo si annulli e acceleri in funzione di un finale a sorpresa. Producendo nel lettore sostanzialmente due soli effetti:

  1. Ridurre all’oblio la scrittura e lo stile per ricordare solo il finale. Di molti libri non saprei dire nulla se non “come va a finire”.
  2. Produrre fin dalla prima riga l’effetto scommessa: il lettore dopo un po’ infatti comincia a capire il meccanismo e a prevederne gli esiti. Se ha vinto è deluso perché il libro era prevedibile, se ha perso gli sembra comunque poco credibile. In entrambi i casi il narratore è delegittimato.

A me personalmente piace godermi la lettura, il piacere della parola scritta, il dispiegarsi graduale della trama. Lo shock non fa per me. Di sensazionalismo ne ho piene le tasche, grazie alla tv.

Una preghiera a tutti gli scrittori: lasciate stare il finale. Concentratevi sulla storia. Non importa, sul serio, come andrà a finire.

  • http://alterminedelgiorno.blogspot.com Angelo

    Ciao Livia.

    La storia dell’omino sull’albero per attrarre subito l’attenzionde del lettore con uno splendido inicipit l’ho sentita anche dal video dell’insegnante della scuola Holden.

    Il problema è che, in base quello che dicono gli scrittori professionisti, l’incipit “potente” serve per catturare l’attenzione dell’editore, prima di quella del potenziale lettore.

    Leggi ad esempio quello che scrive Paola Barbato in proposito:
    http://www.maninude.splinder.com/archive/2008-05

    Ricordo di aver letto anche una lezione di Giulio Mozzi sugli incipit in cui sottolineava l’importanza dell’inizio di una storia.
    Giulio Mozzi fa parte della categoria di chi insegna la scrittura e quindi citando lui avallo forse la tua tesi… però è anche uno di quelli che quando parla di scrittura non suggerisce metodi e tecniche per scrivere, ma punta l’attenzione sul modo giusto di leggere, non spinge a ricercare gli effetti ma la buona letteratura (e credo non ami nemmeno Baricco)

    Per quanto riguarda Baricco, è uno scrittore che a me piace e ti dirò che dei suoi romanzi non ricordo il finale, ma lo svolgimento.
    Se gli dovessi fare delle critiche, magari direi che esageri nell’utilizzo della parola nella continua ricerca dell’effetto linguistico, ma non mi pare che punti tutto sul finale.

  • http://alterminedelgiorno.blogspot.com Angelo

    Ciao Livia.

    La storia dell’omino sull’albero per attrarre subito l’attenzionde del lettore con uno splendido inicipit l’ho sentita anche dal video dell’insegnante della scuola Holden.

    Il problema è che, in base quello che dicono gli scrittori professionisti, l’incipit “potente” serve per catturare l’attenzione dell’editore, prima di quella del potenziale lettore.

    Leggi ad esempio quello che scrive Paola Barbato in proposito:
    http://www.maninude.splinder.com/archive/2008-05

    Ricordo di aver letto anche una lezione di Giulio Mozzi sugli incipit in cui sottolineava l’importanza dell’inizio di una storia.
    Giulio Mozzi fa parte della categoria di chi insegna la scrittura e quindi citando lui avallo forse la tua tesi… però è anche uno di quelli che quando parla di scrittura non suggerisce metodi e tecniche per scrivere, ma punta l’attenzione sul modo giusto di leggere, non spinge a ricercare gli effetti ma la buona letteratura (e credo non ami nemmeno Baricco)

    Per quanto riguarda Baricco, è uno scrittore che a me piace e ti dirò che dei suoi romanzi non ricordo il finale, ma lo svolgimento.
    Se gli dovessi fare delle critiche, magari direi che esageri nell’utilizzo della parola nella continua ricerca dell’effetto linguistico, ma non mi pare che punti tutto sul finale.

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Sull’incipit sono d’accordo, un buon incipit – che non è necessariamente un incipit ad effetto – è un ottimo biglietto da visita. Mi turba invece la frase ad effetto o il capitolo ad effetto per chiudere un libro.
    Ammiro la scelta di chi, come quest’uomo che citi, punti sulla lettura e letteratura; suppongo che si tratti comunque dell’editor di Sironi, quindi tutto torna… Citando infatti l’articolo della scorsa settimana “Ecco, amerei che questi corsi li tenessero editor esperti”.
    Su Baricco, francamente, non ti so rispondere, come ho candidamente ammesso più su.

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Sull’incipit sono d’accordo, un buon incipit – che non è necessariamente un incipit ad effetto – è un ottimo biglietto da visita. Mi turba invece la frase ad effetto o il capitolo ad effetto per chiudere un libro.
    Ammiro la scelta di chi, come quest’uomo che citi, punti sulla lettura e letteratura; suppongo che si tratti comunque dell’editor di Sironi, quindi tutto torna… Citando infatti l’articolo della scorsa settimana “Ecco, amerei che questi corsi li tenessero editor esperti”.
    Su Baricco, francamente, non ti so rispondere, come ho candidamente ammesso più su.

  • http://alterminedelgiorno.blogspot.com Angelo

    Sì, sì è il Giulio Mozzi di Sironi ;)

  • http://alterminedelgiorno.blogspot.com Angelo

    Sì, sì è il Giulio Mozzi di Sironi ;)

  • Sigurd

    Ciao,
    Ringrazio Livia per la citazione, che mi lusinga, e vorrei fare una precisazione in merito a ciò che intendevo realmente beffeggiare. Non riguarda solo la frase ad effetto o l’inizio smagliante o, meno che mai, il finale travolgente. Ciò che più mi infastidisce nella (pseudo)scrittura di Baricco è qualcosa di più importante. Che credo condividere con Livia.
    Mi spiego, ricitandomi. Una volta chiesero a Faulkner, eccezionale narratore americano, se era vero che aveva scritto Santuario per il suo valore sensazionalistico (Santuario ruota attorno ad uno stupro commesso nel più singolare dei modi, una pannocchia di granturco), e chiesero anche come si doveva comportare un giovane scrittore di fronte a una storia sensazionale. Faulkner rispose così:
    “Se sta creando personaggi in carne ed ossa, credibili, onesti e sinceri, allora può ricorrere al sensazionale, se crede che sia un modo efficace di raccontare la sua storia. Ma se scrive solo per il sensazionalismo, allora ha tradito la sua vocazione….Voglio dire, il sensazionalismo è una specie di strumento casuale, che si può usare come il falegname usa il martello per piantare un chiodo. Ma se no…Il falegname non costruisce una casa per piantare chiodi, pianta i chiodi per costruire una casa.”
    Bariccolo fa esattamente la prima cosa: costruisce case per piantare chiodi.
    Ecco a me danno fastidio gli scrittori che tradiscono la loro vocazione. ;)

  • Sigurd

    Ciao,
    Ringrazio Livia per la citazione, che mi lusinga, e vorrei fare una precisazione in merito a ciò che intendevo realmente beffeggiare. Non riguarda solo la frase ad effetto o l’inizio smagliante o, meno che mai, il finale travolgente. Ciò che più mi infastidisce nella (pseudo)scrittura di Baricco è qualcosa di più importante. Che credo condividere con Livia.
    Mi spiego, ricitandomi. Una volta chiesero a Faulkner, eccezionale narratore americano, se era vero che aveva scritto Santuario per il suo valore sensazionalistico (Santuario ruota attorno ad uno stupro commesso nel più singolare dei modi, una pannocchia di granturco), e chiesero anche come si doveva comportare un giovane scrittore di fronte a una storia sensazionale. Faulkner rispose così:
    “Se sta creando personaggi in carne ed ossa, credibili, onesti e sinceri, allora può ricorrere al sensazionale, se crede che sia un modo efficace di raccontare la sua storia. Ma se scrive solo per il sensazionalismo, allora ha tradito la sua vocazione….Voglio dire, il sensazionalismo è una specie di strumento casuale, che si può usare come il falegname usa il martello per piantare un chiodo. Ma se no…Il falegname non costruisce una casa per piantare chiodi, pianta i chiodi per costruire una casa.”
    Bariccolo fa esattamente la prima cosa: costruisce case per piantare chiodi.
    Ecco a me danno fastidio gli scrittori che tradiscono la loro vocazione. ;)

  • Giorgio D’Amato

    Ciao Livia, i racconti kinder sono qualcosa che riconosci dopo averli letti, mai definibile a priori sulla base dell’incipit o del finale (che possono essere dei più diversi).
    I raccontini kinder sono caratterizzati da sentimentini kinder, scritti per commuovere facilmente, per suggerire la lacrimuccia, per difendere deboli da sorprusi con crociate di parole etc etc
    I raccontini kinder si concentrano di solito attorno ai bandi di concorsi letterari. Lì se ne trovano a bizzeffe, vince di solito il più kinder di tutti.

  • Giorgio D’Amato

    Ciao Livia, i racconti kinder sono qualcosa che riconosci dopo averli letti, mai definibile a priori sulla base dell’incipit o del finale (che possono essere dei più diversi).
    I raccontini kinder sono caratterizzati da sentimentini kinder, scritti per commuovere facilmente, per suggerire la lacrimuccia, per difendere deboli da sorprusi con crociate di parole etc etc
    I raccontini kinder si concentrano di solito attorno ai bandi di concorsi letterari. Lì se ne trovano a bizzeffe, vince di solito il più kinder di tutti.

  • http://alterminedelgiorno.blogspot.com Angelo

    Mi fareste un esempio di 4 o 5 scrittori contemporanei che definireste kinder e 4 o 5 che invece secondo voi “non tradiscono la loro vocazione”?

  • http://alterminedelgiorno.blogspot.com Angelo

    Mi fareste un esempio di 4 o 5 scrittori contemporanei che definireste kinder e 4 o 5 che invece secondo voi “non tradiscono la loro vocazione”?

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Rispondo a caldo: tendo a rimuovere i libri in cui non trovo davvero nulla di positivo.
    Diciamo che te ne do due e due famosi – non racconti ma romanzi -, così, a titolo esemplificativo:
    1) Abreu col suo vendutissimo Garbageland
    2)Jerome Charyn con Chiamatemi Malausséne per i Kinder (e infatti non li troverai recensiti da me su Liblog).
    Per volere riequilibrare i piatti abbiamo:
    1) Agualusa con Il venditore di passati
    2) Vassalli con Il cigno

    Ambedue le liste sono monche, ma spero siano chiarificatrici.
    Comunque concordo con Giorgio: gran parte dei kinder stanno nelle antologie, e in larga misura nelle antologie dei premi letterari.

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Rispondo a caldo: tendo a rimuovere i libri in cui non trovo davvero nulla di positivo.
    Diciamo che te ne do due e due famosi – non racconti ma romanzi -, così, a titolo esemplificativo:
    1) Abreu col suo vendutissimo Garbageland
    2)Jerome Charyn con Chiamatemi Malausséne per i Kinder (e infatti non li troverai recensiti da me su Liblog).
    Per volere riequilibrare i piatti abbiamo:
    1) Agualusa con Il venditore di passati
    2) Vassalli con Il cigno

    Ambedue le liste sono monche, ma spero siano chiarificatrici.
    Comunque concordo con Giorgio: gran parte dei kinder stanno nelle antologie, e in larga misura nelle antologie dei premi letterari.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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