Questionario tecnico sullo scrivere

Scritto da: il 07.07.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Da Francesco vengo a conoscenza di un bel questionario, proposto da Rivista sconosciuta a diversi scrittori italiani, che consta di poche, semplicissime domande. Le ripropongo a voi come piccolo svago estivo:

  1. Perché scrivi?
  2. Dove e quando scrivi?
  3. Michel Leiris diceva: “non avevo voglia di esercitare alcuna professione. Avevo voglia di scrivere”. Se non fossi uno scrittore, cosa avresti fatto nella vita?
  4. Occorre avere delle idee per scrivere?
  5. Mi piace pensare alla scrittura come una forma di artigianato, a qualcosa che si costruisce, si monta e smonta in continuazione. Cosa ne pensi?
  6. Erich Linder, il grande agente letterario, era solito dire: “un libro si vende come un dentifricio”. Cosa ne pensi di questa affermazione?
  7. Vladimir Nabokov a chi gli chiese che messaggio avessero i suoi romanzi, rispose più o meno così: “quale messaggio? Non sono mica un postino”. Sei d’accordo?

Tra quelli che hanno risposto merita la palma per me Francesco Dimitri, che dà esattamente il tipo di risposta che vorrei sentire dai miei autori. E le vostre risposte?

  • http://wdsucks.altervista.org izzy

    Non mi piace il concetto di Dimitri “dire bene, non importa cosa”. Mi sembra il motto dei politici, che parlano ore di fronte alle telecamere senza dire assolutamente nulla di concreto. Oppure sa di mercato alla Troisi, il quale pregio universalmente accettato è lo stile scorrevole, ma poi è criticata per i contenuti. Io sarei per “scrivere male, che diamo da lavorà a ‘sti poveri editor”. Ma vabbé, questo è un questionario per scrittori, quindi non mi riguarda e non ho voce in capitolo. >.>

  • http://wdsucks.altervista.org izzy

    Non mi piace il concetto di Dimitri “dire bene, non importa cosa”. Mi sembra il motto dei politici, che parlano ore di fronte alle telecamere senza dire assolutamente nulla di concreto. Oppure sa di mercato alla Troisi, il quale pregio universalmente accettato è lo stile scorrevole, ma poi è criticata per i contenuti. Io sarei per “scrivere male, che diamo da lavorà a ‘sti poveri editor”. Ma vabbé, questo è un questionario per scrittori, quindi non mi riguarda e non ho voce in capitolo. >.>

  • Noe

    Wow! :-p
    Le risposte del Dimitri non assomigliano per nulla a quelle che avrei dato io.

    1) Perché scrivi?
    Sarebbe come chiedermi “perché respiri”?
    E’ una cosa che mi viene assolutamente naturale, da sempre, e senza la quale mi viene impossibile immaginare la mia impostazione mentale.
    Cosiccome se non avessi i polmoni non sarei umana, sarei magari un pesce e avrei i bronchi, allo stesso modo se non scrivessi non sarei io, sarei una persona fantastica magari, ma non io.

    2) Dove e quando scrivi?
    Scrivere è principalmente un’attività mentale, secondo me; certo, poi c’è la trasposizione scritta che è fondamentale(e per quanto mi riguarda, poco importa dove avviene, conta più il quando, preferisco scrivere ogni pezzo quando è il suo momento, quando ce l’ho sulla punta della lingua e non devo scriverlo meccanicamente perché quel pezzo va scritto). Posso dire che scrivo in ogni cosa che faccio. Non penso che riuscirei a scrivere stile impiegato. Certe cose, secondo me, vanno sentite. Non posso trasmettere bene entusiasmo, in un pezzo, se l’ultima cosa che vorrei fare, in quel momento, è scriverlo.

    3) Michel Leiris diceva: “non avevo voglia di esercitare alcuna professione. Avevo voglia
    di scrivere”. Se non fossi uno scrittore, cosa avresti fatto nella vita?
    Lungi da me definirmi “scrittrice”, non ancora e forse mai. Come da punto uno, se non scrivessi, non sarei io. Quindi non so dire cosa potrei fare in un’ipotetica vita in cui il mio progetto non fosse quello.Probabilmente farò l’infermiera e scriverò, nel mio futuro. Ma se non scrivessi forse non farei neanche l’infermiera. Sono tutte cose che derivano dallo stesso ceppo mentale e dalla stessa formazione, e ho bisogno dell’una per fare bene l’altra.
    4) Occorre avere delle idee per scrivere?
    Si, certo, occorre avere delle idee. E’ quello che fa la differenza tra un artigiano, per quanto bravo, e l’artista che rimane nella storia.
    5) Mi piace pensare alla scrittura come una forma di artigianato, a qualcosa che si
    costruisce, si monta e smonta in continuazione. Cosa ne pensi?
    Penso che la scrittura sia “anche” questo, che una buona idea, modellata male, sia estremamente triste; se davvero hai un’idea buona, devi lavorare e lavorare e renderti degno di essa. Devi farla splendere, a quel punto è la tua missione. Però, anche se potendo scegliere preferisco una storia scritta bene su un’idea buona, che trasmette anche qualcosa, dovendo scegliere tra un’opera che è stile puro, scritta benissimo, ma priva di tutto il resto; e un’opera magari meno pretenziosa stilisticamente, ma piena, che mi lasci qualcosa, probabilmente preferirei la seconda. Tra una confezione regalo perfetta che contiene aria e una confezione scadente, magari fatta a mano (che ci si sente ancora sopra il calore delle dita) ma che contiene un regalo bello e vero, preferisco l’ipotesi 2.
    6) Erich Linder, il grande agente letterario, era solito dire: “un libro si vende come un
    dentifricio”. Cosa ne pensi di questa affermazione?
    Un libro si vende, certo. Personalmente preferisco comprare dentifrici che, oltre a lavarmi bene i denti (lato artigianale) abbiano un buon sapore (idea). Penso inoltre che, se un dentifricio oltre ad essere un prodotto pubblicitario è anche un prodotto sanitario, che deve avere dei requisiti, un libro oltre ad un prodotto pubblicitario, che si vende, è anche un prodotto culturale, che deve avere certi requisiti. Un libro si vende, certo, sarebbe stupido dire il contrario. Ma io penso che le strategie commerciali debbano essere fatte per vendere il libro, non il libro per farci sopra una strategia commerciale. Il libro deve venire prima, del fatto che si vende.

    7) Vladimir Nabokov a chi gli chiese che messaggio avessero i suoi romanzi, rispose più o
    meno così: “quale messaggio? Non sono mica un postino”. Sei d’accordo?
    No, affatto. Io penso che il mondo è bello perché è vario, gli scrittori sono belli perché sono vari, i libri sono belli perché sono vari. Se mi fa piacere il libro che mi fa ridere, mi fa piacere anche il libro che mi carica d’adrenalina e anche quello che mi lancia un messaggio; poi sta a me, farlo mio o no, apprezzarlo o criticarlo, ma se il libro è il punto d’incontro tra uno scrittore e un lettore, e quello scrittore vuole dire qualcosa, è bello ritrovarlo in quel punto d’incontro.

  • Noe

    Wow! :-p
    Le risposte del Dimitri non assomigliano per nulla a quelle che avrei dato io.

    1) Perché scrivi?
    Sarebbe come chiedermi “perché respiri”?
    E’ una cosa che mi viene assolutamente naturale, da sempre, e senza la quale mi viene impossibile immaginare la mia impostazione mentale.
    Cosiccome se non avessi i polmoni non sarei umana, sarei magari un pesce e avrei i bronchi, allo stesso modo se non scrivessi non sarei io, sarei una persona fantastica magari, ma non io.

    2) Dove e quando scrivi?
    Scrivere è principalmente un’attività mentale, secondo me; certo, poi c’è la trasposizione scritta che è fondamentale(e per quanto mi riguarda, poco importa dove avviene, conta più il quando, preferisco scrivere ogni pezzo quando è il suo momento, quando ce l’ho sulla punta della lingua e non devo scriverlo meccanicamente perché quel pezzo va scritto). Posso dire che scrivo in ogni cosa che faccio. Non penso che riuscirei a scrivere stile impiegato. Certe cose, secondo me, vanno sentite. Non posso trasmettere bene entusiasmo, in un pezzo, se l’ultima cosa che vorrei fare, in quel momento, è scriverlo.

    3) Michel Leiris diceva: “non avevo voglia di esercitare alcuna professione. Avevo voglia
    di scrivere”. Se non fossi uno scrittore, cosa avresti fatto nella vita?
    Lungi da me definirmi “scrittrice”, non ancora e forse mai. Come da punto uno, se non scrivessi, non sarei io. Quindi non so dire cosa potrei fare in un’ipotetica vita in cui il mio progetto non fosse quello.Probabilmente farò l’infermiera e scriverò, nel mio futuro. Ma se non scrivessi forse non farei neanche l’infermiera. Sono tutte cose che derivano dallo stesso ceppo mentale e dalla stessa formazione, e ho bisogno dell’una per fare bene l’altra.
    4) Occorre avere delle idee per scrivere?
    Si, certo, occorre avere delle idee. E’ quello che fa la differenza tra un artigiano, per quanto bravo, e l’artista che rimane nella storia.
    5) Mi piace pensare alla scrittura come una forma di artigianato, a qualcosa che si
    costruisce, si monta e smonta in continuazione. Cosa ne pensi?
    Penso che la scrittura sia “anche” questo, che una buona idea, modellata male, sia estremamente triste; se davvero hai un’idea buona, devi lavorare e lavorare e renderti degno di essa. Devi farla splendere, a quel punto è la tua missione. Però, anche se potendo scegliere preferisco una storia scritta bene su un’idea buona, che trasmette anche qualcosa, dovendo scegliere tra un’opera che è stile puro, scritta benissimo, ma priva di tutto il resto; e un’opera magari meno pretenziosa stilisticamente, ma piena, che mi lasci qualcosa, probabilmente preferirei la seconda. Tra una confezione regalo perfetta che contiene aria e una confezione scadente, magari fatta a mano (che ci si sente ancora sopra il calore delle dita) ma che contiene un regalo bello e vero, preferisco l’ipotesi 2.
    6) Erich Linder, il grande agente letterario, era solito dire: “un libro si vende come un
    dentifricio”. Cosa ne pensi di questa affermazione?
    Un libro si vende, certo. Personalmente preferisco comprare dentifrici che, oltre a lavarmi bene i denti (lato artigianale) abbiano un buon sapore (idea). Penso inoltre che, se un dentifricio oltre ad essere un prodotto pubblicitario è anche un prodotto sanitario, che deve avere dei requisiti, un libro oltre ad un prodotto pubblicitario, che si vende, è anche un prodotto culturale, che deve avere certi requisiti. Un libro si vende, certo, sarebbe stupido dire il contrario. Ma io penso che le strategie commerciali debbano essere fatte per vendere il libro, non il libro per farci sopra una strategia commerciale. Il libro deve venire prima, del fatto che si vende.

    7) Vladimir Nabokov a chi gli chiese che messaggio avessero i suoi romanzi, rispose più o
    meno così: “quale messaggio? Non sono mica un postino”. Sei d’accordo?
    No, affatto. Io penso che il mondo è bello perché è vario, gli scrittori sono belli perché sono vari, i libri sono belli perché sono vari. Se mi fa piacere il libro che mi fa ridere, mi fa piacere anche il libro che mi carica d’adrenalina e anche quello che mi lancia un messaggio; poi sta a me, farlo mio o no, apprezzarlo o criticarlo, ma se il libro è il punto d’incontro tra uno scrittore e un lettore, e quello scrittore vuole dire qualcosa, è bello ritrovarlo in quel punto d’incontro.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    @Izzy: il questionario dal mio punto di vista è per tutti, dallo scrivente allo scrittore, sentiti libero di dare le tue risposte :D. Dimitri comunque dice una cosa diversa: “scrivere bene, le idee se ci sono passano”.
    @Noe: grazie per aver risposto a tutto ;)

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    @Izzy: il questionario dal mio punto di vista è per tutti, dallo scrivente allo scrittore, sentiti libero di dare le tue risposte :D. Dimitri comunque dice una cosa diversa: “scrivere bene, le idee se ci sono passano”.
    @Noe: grazie per aver risposto a tutto ;)

  • http://liblog.blogdo.net Elfo

    Allora, anche se non sono una scrittrice, rispondo anche io:
    1) Perché scrivi?
    Mi piacerebbe poter dire una frase ad effetto del tipo “perchè è la mia vita”. In realtà faccio tutt’altro, ma scrivere è il mio modo di stare in pace con me stessa. Un modo per continuare a sognare.
    2)Dove e quando scrivi?
    Siccome la mia vita è scandita da orari abbastanza rigidi, scrivo “quando posso”, ovvero dopo le cinque, quando sono libera dall’ufficio. E quando non mi fa male la testa dopo le otto ore passate a scrivere numerini per conto di altri. Ok, dai lo ammetto. Ogni tanto butto lì qualcosa anche durante l’orario d’ufficio…:P
    3) Michel Leiris diceva: “non avevo voglia di esercitare alcuna professione. Avevo voglia
    di scrivere”. Se non fossi uno scrittore, cosa avresti fatto nella vita?
    Quello che faccio adesso, credo, visto che non sono una scrittrice.
    4) Occorre avere delle idee per scrivere?
    Ci sono pochi fortunati geni che riescono a rendere interessante anche la lista della spesa. In generale, siccome di quei geni ne nasce uno ogni mille anni, penso che avere delle buone idee sia un grosso aiuto se si vuole scrivere qualcosa che la gente ami leggere.
    5) Mi piace pensare alla scrittura come una forma di artigianato, a qualcosa che si
    costruisce, si monta e smonta in continuazione. Cosa ne pensi?
    Che è così. E’ un sogno romantico quello dello scrittore che butta giù una pagina perfetta sull’onda dell’emozione e dell’ispirazione. E, forse , è un sogno di chi la scrittura non la ama poi così tanto. Scrivere è anche costruire e cercare di farlo al meglio significa mettersi d’impegno per cambiare ciò che non va e ciò che può essere migliorato.
    6) Erich Linder, il grande agente letterario, era solito dire: “un libro si vende come un
    dentifricio”. Cosa ne pensi di questa affermazione?
    Tristemente vero.
    7) Vladimir Nabokov a chi gli chiese che messaggio avessero i suoi romanzi, rispose più o
    meno così: “quale messaggio? Non sono mica un postino”. Sei d’accordo?
    Beh, ci sono libri e libri. Personalmente non sono una fan dei romanzi con finalità didattiche di qualsiasi natura, ma è anche vero che da un sacco di storie si può imparare molto. Alcuni scrittori sono stati capaci di cogliere sfumature che noi non avremmo notato, oppure hanno delineato situazioni in cui riconoscersi. Queste per me sono forme di insegnamento. Non tutti i libri le hanno, però: alcuni sono scritti per pura volontà narrativa e va bene che sia così. Perchè chiudere tutto in un unico recinto?

  • http://liblog.blogdo.net Elfo

    Allora, anche se non sono una scrittrice, rispondo anche io:
    1) Perché scrivi?
    Mi piacerebbe poter dire una frase ad effetto del tipo “perchè è la mia vita”. In realtà faccio tutt’altro, ma scrivere è il mio modo di stare in pace con me stessa. Un modo per continuare a sognare.
    2)Dove e quando scrivi?
    Siccome la mia vita è scandita da orari abbastanza rigidi, scrivo “quando posso”, ovvero dopo le cinque, quando sono libera dall’ufficio. E quando non mi fa male la testa dopo le otto ore passate a scrivere numerini per conto di altri. Ok, dai lo ammetto. Ogni tanto butto lì qualcosa anche durante l’orario d’ufficio…:P
    3) Michel Leiris diceva: “non avevo voglia di esercitare alcuna professione. Avevo voglia
    di scrivere”. Se non fossi uno scrittore, cosa avresti fatto nella vita?
    Quello che faccio adesso, credo, visto che non sono una scrittrice.
    4) Occorre avere delle idee per scrivere?
    Ci sono pochi fortunati geni che riescono a rendere interessante anche la lista della spesa. In generale, siccome di quei geni ne nasce uno ogni mille anni, penso che avere delle buone idee sia un grosso aiuto se si vuole scrivere qualcosa che la gente ami leggere.
    5) Mi piace pensare alla scrittura come una forma di artigianato, a qualcosa che si
    costruisce, si monta e smonta in continuazione. Cosa ne pensi?
    Che è così. E’ un sogno romantico quello dello scrittore che butta giù una pagina perfetta sull’onda dell’emozione e dell’ispirazione. E, forse , è un sogno di chi la scrittura non la ama poi così tanto. Scrivere è anche costruire e cercare di farlo al meglio significa mettersi d’impegno per cambiare ciò che non va e ciò che può essere migliorato.
    6) Erich Linder, il grande agente letterario, era solito dire: “un libro si vende come un
    dentifricio”. Cosa ne pensi di questa affermazione?
    Tristemente vero.
    7) Vladimir Nabokov a chi gli chiese che messaggio avessero i suoi romanzi, rispose più o
    meno così: “quale messaggio? Non sono mica un postino”. Sei d’accordo?
    Beh, ci sono libri e libri. Personalmente non sono una fan dei romanzi con finalità didattiche di qualsiasi natura, ma è anche vero che da un sacco di storie si può imparare molto. Alcuni scrittori sono stati capaci di cogliere sfumature che noi non avremmo notato, oppure hanno delineato situazioni in cui riconoscersi. Queste per me sono forme di insegnamento. Non tutti i libri le hanno, però: alcuni sono scritti per pura volontà narrativa e va bene che sia così. Perchè chiudere tutto in un unico recinto?

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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