Ode a Cometa

Scritto da: il 10.03.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Apprendo con due anni di ritardo che il professore Michele Cometa è diventato preside della Facoltà di Scienze della Formazione a Palermo. È una notizia che mi fa piacere e mi turba: da un lato il riconoscimento ad un’intelligenza e una cultura smisurate mi rende molto felice, dall’altro mi rammarica pensare che potrebbe avere molto meno tempo per l’insegnamento, e questa sarebbe una grave perdita per i suoi allievi.

Io lo conobbi come studentessa, frequentando un suo corso di Letterature comparate. Dopo il primo ne frequentai almeno altri due, non per problemi con la materia ma perché era una delle poche lezioni veramente piacevoli, che davano più soddisfazione nel frequentare che nel “dare la materia”. E fu lui, col suo corso sulla Digital literature, a spingermi a inseguire l’utopia possibile di un’editoria moderna e integrata con le nuove risorse culturali.

E qui apro una spinosa questione: quanto conta l’influsso di un docente “illuminato” nei percorsi di apprendimento? Direi, dalla mia esperienza, tutto; quindi renderò qui omaggio alle figure che hanno avuto un ruolo cruciale nella mia formazione. In primis venne mia madre, che vedendo la mia mania per la lettura sin da piccolissima mi assecondò, insegnandomi prima l’alfabeto fonetico (e non le ridicole bi, effe, acca) e poi fornendomi una vasta biblioteca di classici da cui attingere.

Poi venne la maestra Costanzo (ebbene sì, sono di quell’epoca in cui la maestra era una sola). Si faceva mettere in croce ma cercava di rispondere sempre, anche se le domande dei bambini sanno essere complesse, sono ingenue e difficili. Lei mi ha fornito la parte “solida” della mia istruzione, quella fatta di certezze numeriche e grammaticali, regole semplici ed eccezioni. Continuando (quanta fortuna!) incontrai la professoressa Briguglio alle scuole medie, che ogni anno ci fece ripetere l’intera grammatica e l’analisi logica, e il dott. Leonardi (un collega di mio padre), che aprì ai miei occhi la parte poetica della matematica (vi giuro che c’è).

A seguire due insegnanti di liceo, le professoresse De Mauro e Militi, con i loro apporti: la prima mi diede l’impulso a letture più moderne e mi introdusse ai contemporanei, la seconda mi spronò ad esplorare la scrittura. Devo dire però, a onor del vero, che i loro metodi furono affatto differenti; l’una aveva un fare materno e protettivo, l’altra era dura, intransigente e ostica, per quanto preparatissima e appassionata tanto da trasmettere le sue conoscenze.

In ultimo, appunto, Michele Cometa e i seminari che accompagnavano i suoi corsi tenuti dall’eccezionale Clotilde Bertoni; lui che mi folgorò con Borges il primo giorno di lezione, e lei che mi dimostrò quanto c’era e c’è da scoprire nella letteratura mondiale. Ricordo che dimenticavo lo scorrere del tempo alle loro lezioni e mi dispiaceva dover andare via.

Ora che ho finito l’apologia ai miei insegnanti vi e mi chiedo cosa sarebbe successo altrove, quanto è vero che certe tendenze siano innate e quanto derivino dalla capacità dei mentori che ci troviamo incontro, quanto sia predeterminato e quanto sia modificabile nelle nostre attitudini. E provoco: che speranze ha una società che distrugge la sua classe docente?

Comunque, ora sapete chi incolpare per i miei post!

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