Non è un mistero che io sia un editore, qualunque cosa questo significhi. Ho la fortuna di avere quindi un punto di vista privilegiato sul mondo della scrittura, lettura, pubblicazione. Ma sembra che il mio mestiere sia tutto sommato un po’ anonimo e un po’ idealizzato.
Quando si parla di editori sembra che istintivamente la gente si figuri un uomo dietro una scrivania, imperioso, che decide le sorti degli autori, un pezzo grosso; oppure che pensi ad una specie di tipografo, da cui andare per trasformare il proprio scritto in “libro”. Quasi nessuno pensa a gente che fa un mestiere, quello dell’imprenditore, per essere esatti.
In realtà un motivo c’è: in Italia esistono migliaia di imprese registrate come “editrici”, ma a ben guardare sono pochi grandi gruppi con produzioni che spaziano in ogni settore (penso a Feltrinelli, Mondadori, Mauri Spagnol), qualche medio editore ostinato, ed una selva di piccoli editori, onesti e meno. Noi apparteniamo alla categoria piccoli e onesti, e la vita quiggiù non è facile.
A me ed ai miei tre compagni di (s)ventura capitano sempre episodi un po’ strani. Sarà la nostra Maori way o le facce che evidentemente ispirano la pazzia, ma le situazioni in cui ci troviamo passano dal comico al grottesco, in genere nell’arco di pochi secondi. E la maggior parte delle volte succede con gli autori specie negli incontri faccia a faccia, cui non ci neghiamo.
Ancora mi sorprendo, ma va così:
- Buongiorno sono XYZ, ho pubblicato ABC e DEF e vorrei che valutaste il mio libro.
- Certo, nessun problema. Per chi ha pubblicato prima?
- Per Questo e Quello (in genere due editori a pagamento). A proposito, qual è il vostro costo?
- Non capisco cosa le interessi quello che spendiamo come editori…
- No, quanto mi costa pubblicare con voi?
- Guardi, siamo editori, noi paghiamo l’autore, non viceversa. L’editore è un imprenditore che rischia il capitale su un progetto.
- Vabbé, ma quante copie mi devo comprare?
- Nessuna. Lei ha diritto per contratto ad un tot di copie a suo uso.
A quel punto fanno una faccia allibita: allora non è vero che si pubblica sempre pagando, non è normale! Poi, ancora increduli, ti squadrano meglio, e sembra proprio stiano pensando “Chissà quando arriva la fregatura“. E se ne vanno, confusi. Non ti considerano quasi più un editore: non hai fatto grandi promesse di successo assicurato, non hai detto che il loro testo è perfetto.
Ma io, allora, che mestiere faccio?
Voi fate il vostro mestiere, nel senso giusto, o come diceva un grande “in direzione ostinata e contraria”.
Siete piccoli ma crescerete, magari con il nostro aiuto e con il passaparola.
Finalmente qualcuno che parla chiaro o, come si suol dire, pane al pane. Capisco le perplessità degli interessati; in effetti ormai la fregatura ce l’aspettiamo da tutti e in tutto.
Bravi, continuate così e… tenete duro!
Ah, gli editori a pagamento…
Quante parole ho speso e sono state spese, quanto inchiostro e pagine usate per l’argomento ma gli scribani (si noti, non scrittori) non vogliono capire, e allora si arrangino.
[...] Mi scusi, lei che mestiere fa? [...]