Manifesto sì o no?

Scritto da: il 07.04.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Tutto è iniziato da qui. Da un’idea di informare il maggior pubblico possibile e sostenere una linea molto diffusa tra i piccoli e onesti editori; un’idea che, per inciso, aveva il mio appoggio, benché ne rilevassi la poca portata operativa sul fronte degli editori. Ma. Ma sono successe nuove cose, anche se non sotto il sole, parafrasando il titolo di un post proprio di Moscatelli.

Per rendere il post sintetico esporrò solo le mie considerazioni, ma la discussione integrale, senza una virgola di alterazione (anche se sospetto di aver perso qualche virgoletta, in realtà, nel passaggio in pdf) è scaricabile proprio qui, a disposizione di chi volesse approfondire il motivo per cui, pur condividendo le motivazioni espresse nel suo documento, io non firmerò.

Io ho fatto una scelta, dettata da due considerazioni. La prima, quella espressa in forma di abbozzo nella mia dissertazione precendente, che uno scambio di link comunque sia uno strumento di marketing, non uno strumento per combattere l’editoria a pagamento. Per capirci: se io sono contrario all’esistenza delle pellicce (e lo sono), non mi basta dire “io non compro pellicce e nemmeno i miei amici”; devo anche operare in modo da far cessare lo scempio nei confronti degli animali “da pelliccia” (e ci provo).

Così il manifesto, che riporta idee condivisibili, secondo me non si adopera per far cessare l’editoria a pagamento (beh, poi chiamarla editoria è un po’ troppo). Dirsi: noi siamo più buoni/bravi/belli ed esistiamo è utile solo a noi editori, non è utile alla causa.

Seconda considerazione: io posso condividere un’idea e non il modo in cui viene portata avanti. Tornando al paragone con le pellicce, io posso scegliere per combattere la mia battaglia degli strumenti legali e degli strumenti illegali, degli strumenti d’impatto e degli strumenti di lungo termine; insomma, ne ho un’ampia gamma, e quelli per cui opterò definiranno chi sono, così come i compagni che scelgo. Io non mi sento a mio agio ad allearmi a chi, a mio parere, non accetta che altri possano non condividere il suo percorso, quale esso sia.

Ogni volta che ho espresso una considerazione, di qualunque tipo, mi sono trovata investita da una fiumana di parole e opposizioni tante volte completamente slegate dalle mie domande, con risposte che suonavano come fraintendimenti volontari di quello che avevo scritto. Non lo apprezzo, ma chiedere spiegazioni non mi ha portata ad avere una comprensione maggiore.

Non firmerò quindi, pur restando dell’opinione che agli scrittori quel testo fa un gran bene, e consigliando tutt’ora di leggerlo e farlo leggere.

  • Elfo

    Letto! (Puff Puff)
    Che dire? La mia impressione non cambia di una virgola. Divertente leggere di uno che si considera così mentalmente aperto e disponibile al confronto e poi appena gli si dice “ma…” è pronto ad azzannare.
    Buffo il mondo, certe volte.

  • Elfo

    Letto! (Puff Puff)
    Che dire? La mia impressione non cambia di una virgola. Divertente leggere di uno che si considera così mentalmente aperto e disponibile al confronto e poi appena gli si dice “ma…” è pronto ad azzannare.
    Buffo il mondo, certe volte.

  • http://31ottobre.blogspot.com gloutchov

    Comprendo benissimo le tue motivazioni e non voglio certo commentarle ne criticarle. Anzi! Mi fa piacere che un editore abbia una fermezza di intenti tale da seguire il proprio percorso in modo risoluto.

    Scrivo da aspirante “scrittore” e posso solo notare che una pagina in cui siano linkati gli editori che appoggiano apertamente una politica editoriale priva di contributi è una comodità indiscutibile. Saprò a priori chi contattare e chi no… e non dovrò scontrarmi con mail deludenti, telefonate deludenti, etc etc in cui, ad un certo punto, mi sarà detto che: l’editoria è in crisi e per pubblicare c’è bisogno di un aiuto etc etc.

    Il fatto è che, nella mia seppur piccola esperienza, mi son trovato di fronte a richieste di danaro da parte di editori che si dichiaravano esplicitamente contro al contributo (sui loro siti, blog e/o in interviste online). Ho avuto segnalazioni di questo tipo anche da parte di miei “colleghi”. Mi è pure capitato il contrario… ovvero di incontrare editori notoriamente a contributo che, invece, non chiedevano nulla.

    Insomma… manca chiarezza, specie nella politica delle varie attività editoriali. E’ difficile orientarsi e diventa sempre meno saggio fidarsi di ciò che si legge online.

    Proprio qualche settimana fa mi è stato segnalato da un amico scrittore che un editore nella lista “paradiso” di writer’s dream gli aveva chiesto del danaro… io, ovviamente, ho subito consigliato a quello scrittore di segnalare la cosa al curatore della lista ma… come puoi capire, sta diventando più difficile del previsto trovare “serietà d’intenti”.

    Il manifesto, giusto o sbagliato che sia, è una dichiarazione di intenti pubblica e sottoscritta.
    Conosco Moscatelli in modo superficiale, è vero, ma da quel poco che so, credo ci metta l’anima in questo progetto (tant’è che lo difende forse con estrema foga… non è vero? ^_^).

    Non so se il Manifesto potrà servire a debellare la richiesta di contributi ma, potrà comunque aiutare noi spaesati scrittori nella scelta degli editori da contattare.
    E cosa potrebbe succedere se gli autori cominciassero a contattare solo quegli editori? Non porterebbero via il guadagno alle case a contributo? Non le danneggerebbero forse, in modo indiretto?

    Non voglio certo entrare nella politica editoriale delle case editrici perché io non voglio diventare un editore (perdonami ma… ce ne sono anche troppi… per un paese che non compra libri se non per arredare la propria casa). Non voglio neppure iniziare una guerra contro certi editori. La guerra è vostra e io ci sono in mezzo come “danno collaterale”.

    Difatti mi pare anche assurdo sentirmi rispondere, da alcuni editori, che il fatto di aver pubblicato con IL FILO è un Neo, e che per questo motivo non valuteranno il mio testo, che posso pure evitare di spedirglielo.
    Sinceramente, questo atteggiamento “cieco” da parte di alcuni di voi mi disturba ancora di più del fatto che ci sia qualcuno che per pubblicare chieda un contributo.
    A questi ultimi posso rispondere di no… a quelli che mi rifiutano a priori mi verrebbe solo di… va bé!

    Io scrivo… e vorrei sapere chi contattare per avere una valutazione seria del mio testo, per pubblicare, per ricominciare da capo, per migliorare nella mia attività di “scrittore”. Cerco serietà d’intenti.
    Dal mio punto di vista… ben vengano le liste come quella di Moscatelli, come quella di Writer’s Dream… ma, se la prima prevede una “esposizione diretta” degli editori che hanno firmato, la seconda nasce da una sorta di sondaggio e mi sembra meno affidabile, per quanto utile.

  • http://31ottobre.blogspot.com gloutchov

    Comprendo benissimo le tue motivazioni e non voglio certo commentarle ne criticarle. Anzi! Mi fa piacere che un editore abbia una fermezza di intenti tale da seguire il proprio percorso in modo risoluto.

    Scrivo da aspirante “scrittore” e posso solo notare che una pagina in cui siano linkati gli editori che appoggiano apertamente una politica editoriale priva di contributi è una comodità indiscutibile. Saprò a priori chi contattare e chi no… e non dovrò scontrarmi con mail deludenti, telefonate deludenti, etc etc in cui, ad un certo punto, mi sarà detto che: l’editoria è in crisi e per pubblicare c’è bisogno di un aiuto etc etc.

    Il fatto è che, nella mia seppur piccola esperienza, mi son trovato di fronte a richieste di danaro da parte di editori che si dichiaravano esplicitamente contro al contributo (sui loro siti, blog e/o in interviste online). Ho avuto segnalazioni di questo tipo anche da parte di miei “colleghi”. Mi è pure capitato il contrario… ovvero di incontrare editori notoriamente a contributo che, invece, non chiedevano nulla.

    Insomma… manca chiarezza, specie nella politica delle varie attività editoriali. E’ difficile orientarsi e diventa sempre meno saggio fidarsi di ciò che si legge online.

    Proprio qualche settimana fa mi è stato segnalato da un amico scrittore che un editore nella lista “paradiso” di writer’s dream gli aveva chiesto del danaro… io, ovviamente, ho subito consigliato a quello scrittore di segnalare la cosa al curatore della lista ma… come puoi capire, sta diventando più difficile del previsto trovare “serietà d’intenti”.

    Il manifesto, giusto o sbagliato che sia, è una dichiarazione di intenti pubblica e sottoscritta.
    Conosco Moscatelli in modo superficiale, è vero, ma da quel poco che so, credo ci metta l’anima in questo progetto (tant’è che lo difende forse con estrema foga… non è vero? ^_^).

    Non so se il Manifesto potrà servire a debellare la richiesta di contributi ma, potrà comunque aiutare noi spaesati scrittori nella scelta degli editori da contattare.
    E cosa potrebbe succedere se gli autori cominciassero a contattare solo quegli editori? Non porterebbero via il guadagno alle case a contributo? Non le danneggerebbero forse, in modo indiretto?

    Non voglio certo entrare nella politica editoriale delle case editrici perché io non voglio diventare un editore (perdonami ma… ce ne sono anche troppi… per un paese che non compra libri se non per arredare la propria casa). Non voglio neppure iniziare una guerra contro certi editori. La guerra è vostra e io ci sono in mezzo come “danno collaterale”.

    Difatti mi pare anche assurdo sentirmi rispondere, da alcuni editori, che il fatto di aver pubblicato con IL FILO è un Neo, e che per questo motivo non valuteranno il mio testo, che posso pure evitare di spedirglielo.
    Sinceramente, questo atteggiamento “cieco” da parte di alcuni di voi mi disturba ancora di più del fatto che ci sia qualcuno che per pubblicare chieda un contributo.
    A questi ultimi posso rispondere di no… a quelli che mi rifiutano a priori mi verrebbe solo di… va bé!

    Io scrivo… e vorrei sapere chi contattare per avere una valutazione seria del mio testo, per pubblicare, per ricominciare da capo, per migliorare nella mia attività di “scrittore”. Cerco serietà d’intenti.
    Dal mio punto di vista… ben vengano le liste come quella di Moscatelli, come quella di Writer’s Dream… ma, se la prima prevede una “esposizione diretta” degli editori che hanno firmato, la seconda nasce da una sorta di sondaggio e mi sembra meno affidabile, per quanto utile.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Suddivido la risposta in più punti, altrimenti mi confondo (sarà la vecchiaia?).
    1- La tua osservazione sulla comodità della pagina è ottima, e mi suggerisce che le pagine profili su Liblog effettivamente non sono immediatamente navigabili, per cui preparerò un blogroll di editori di cui abbia letto i libri e che non solo non pubblichino a pagamento, ma abbiano un buon prodotto (impaginazione, editing, grafica, qualità di carta e copertina). Grazie dell’input.
    2- Sulle liste, beh, sono tutte passibili d’errore e quasi tutte compilate con onestà, benché a volte inattendibili; esistono anche dei libri che raccolgono lo stesso tipo di dati. Quella di Moscatelli ha un buon metodo di selezione, anche se non so quale sia quello di verifica.
    3- Per il discorso del contattare solo editori senza contributo, auspico che succeda, ma non dipende solo dal conoscere i nomi degli editori veri: dipende da quanto si desidera essere pubblicati ad ogni costo.
    4- Il fatto che tu abbia pubblicato pagando può solo dispiacere, mi suona strano che porti ad un rifiuto preventivo. Come ho già detto altrove, in me fa scattare un campanello d’allarme, quindi mi fa valutare, se possibile, ancora più attentamente, nel mio ruolo di editore. Nel ruolo invece di recensore su Liblog, lì sì che fa scattare il rifiuto: non voglio dare pubblicità a editori a contributo.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Suddivido la risposta in più punti, altrimenti mi confondo (sarà la vecchiaia?).
    1- La tua osservazione sulla comodità della pagina è ottima, e mi suggerisce che le pagine profili su Liblog effettivamente non sono immediatamente navigabili, per cui preparerò un blogroll di editori di cui abbia letto i libri e che non solo non pubblichino a pagamento, ma abbiano un buon prodotto (impaginazione, editing, grafica, qualità di carta e copertina). Grazie dell’input.
    2- Sulle liste, beh, sono tutte passibili d’errore e quasi tutte compilate con onestà, benché a volte inattendibili; esistono anche dei libri che raccolgono lo stesso tipo di dati. Quella di Moscatelli ha un buon metodo di selezione, anche se non so quale sia quello di verifica.
    3- Per il discorso del contattare solo editori senza contributo, auspico che succeda, ma non dipende solo dal conoscere i nomi degli editori veri: dipende da quanto si desidera essere pubblicati ad ogni costo.
    4- Il fatto che tu abbia pubblicato pagando può solo dispiacere, mi suona strano che porti ad un rifiuto preventivo. Come ho già detto altrove, in me fa scattare un campanello d’allarme, quindi mi fa valutare, se possibile, ancora più attentamente, nel mio ruolo di editore. Nel ruolo invece di recensore su Liblog, lì sì che fa scattare il rifiuto: non voglio dare pubblicità a editori a contributo.

  • Mushin

    In un paese dove mediamente non si riesce ad assumere una posizion e originale senza fare polemica fine a sé stessa, apprezzo questo post oltre che per la sostanza (che mi vede d’accordo) anche per la forma.

  • http://31ottobre.blogspot.com gloutchov

    @ Livia:
    Quanto alle recensioni, giusto per chiarezza, io non ho nulla da recriminare. Ognuno è libero di parlare dei libri che preferisce e non mi esprimerò mai in senso negativo se qualcuno non vuole giudicare il mio romanzo, che è stato pubblicato “con contributo”. ^_^

    Anche in questo caso, infatti, ho avuto esperienze differentissime tra loro. C’è chi, come te, non vuole scrivere recensioni su testi prodotti con contributo. Chi non si fa problemi. Chi si dissocia “esplicitamente” dalla scelta dell’editore e poi parla del contenuto del libro. Chi legge il testo e manda la recensione in forma privata all’autore… insomma, il mondo è bello perché è vario.

    Io, nel mio piccolo, pubblico solo recensioni dei libri che mi hanno trasmesso qualcosa. Alcuni esordienti mi hanno inviato i loro libri (ebook, pubblicati con contributo, pubblicati senza contributo, pubblicati in print on demand) e io li ho letti senza guardare quale fosse l’editore.

    Li avevo avvisati preventivamente che, il fatto che io leggessi il libro, non significava che “matematicamente” ottenessero una recensione sul mio blog.

    Ad alcuni di loro ho solo inviato un giudizio in forma privata, ad altri invece ho dato spazio sul blog… ma qui è tutta una questione personale, della politica che si vuole seguire nel curare un ambiente pubblico, ma che è comunque personale, quale può essere un blog.

    ^_^

  • http://31ottobre.blogspot.com gloutchov

    @ Livia:
    Quanto alle recensioni, giusto per chiarezza, io non ho nulla da recriminare. Ognuno è libero di parlare dei libri che preferisce e non mi esprimerò mai in senso negativo se qualcuno non vuole giudicare il mio romanzo, che è stato pubblicato “con contributo”. ^_^

    Anche in questo caso, infatti, ho avuto esperienze differentissime tra loro. C’è chi, come te, non vuole scrivere recensioni su testi prodotti con contributo. Chi non si fa problemi. Chi si dissocia “esplicitamente” dalla scelta dell’editore e poi parla del contenuto del libro. Chi legge il testo e manda la recensione in forma privata all’autore… insomma, il mondo è bello perché è vario.

    Io, nel mio piccolo, pubblico solo recensioni dei libri che mi hanno trasmesso qualcosa. Alcuni esordienti mi hanno inviato i loro libri (ebook, pubblicati con contributo, pubblicati senza contributo, pubblicati in print on demand) e io li ho letti senza guardare quale fosse l’editore.

    Li avevo avvisati preventivamente che, il fatto che io leggessi il libro, non significava che “matematicamente” ottenessero una recensione sul mio blog.

    Ad alcuni di loro ho solo inviato un giudizio in forma privata, ad altri invece ho dato spazio sul blog… ma qui è tutta una questione personale, della politica che si vuole seguire nel curare un ambiente pubblico, ma che è comunque personale, quale può essere un blog.

    ^_^

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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