L’educazione, o quasi

Scritto da: il 10.02.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Ovviamente s’intende l’educazione dello scrittore, dell’editore, del critico, non quella generica che dovrebbe – che tristezza il condizionale qui – regolare la vita quotidiana di tutti. L’educazione, questo lemma sconosciuto che genitori testardi si incaponivano a inculcare nelle teste dei loro figli, sembra ormai obsoleta.

I miei penso ce l’abbiano fatta. Pur se a volte con lo stomaco in subbuglio mi sforzo di essere sempre ben educata; vorrei tanto che fosse un modo condiviso di vedere il mondo, ma mi accorgo che non è così. Vi farò qualche esempio, in ordine crescente di gravità. Partirò quindi dagli scrittori.

Di recente, come sapete, io ed Emilia abbiamo fondato Tanit; non è passato nemmeno un mese e abbiamo in uscita il primo romanzo. Abbiamo scritto chiaramente che cerchiamo romanzi non di genere, lo abbiamo ripetuto a chi lo ha chiesto, lo abbiamo detto anche ai muri.

Allora cos’è che ha spinto molti (almeno una quindicina) aspiranti scrittori a mandarci le loro raccolte di poesie e i loro fantasy, e racconti e materiali disparati? Cos’è che ha spinto uno di loro a scriverci “ve li propongo, per lo stile narrativo ed il genere a mio parere fresco e moderno che vedo contraddistinguere anche altri libri editi da voi”?

La mancanza della benché minima educazione, quella che ti fa chiedere se veramente il tempo delle persone sia così futile e il tuo così prezioso da non perdere nemmeno uno dei tuoi istanti per verificare cosa effettivamente gli altri cercano.

Passiamo ai recensori o meglio ai critici; io, chiaramente, non mi ritengo un critico, al massimo una sorella bibliomane a cui si chiede un consiglio su cosa leggere dopo. Ma i critici sono di più tipi, da quelli detti blurbisti, la cui frase tipica è “il romanzo (racconto-silloge poetica-saggio) che vi cambierà la vita”, agli stroncatori.

Stroncare è facile, ed è divertente: dà una certa illusione di potere. Stroncare con classe è un esercizio di finezza non solo linguistica ma anche mentale. Ma stroncare con malagrazia e veemenza verbale è segno, a mio avviso, di mancanza proprio di educazione. Accanirsi sui dettagli con insulti, dire di “disprezzare” lo scrittore (sic), non è acume, è maleducazione.

Infine gli editori. Non molto tempo fa una persona che lavorava (lavora?) in una casa editrice apostrofò come “scribacchini” tutti gli scrittori che non hanno mai pubblicato (testualmente “Scrittore esordiente? Ma qui qualcuno ha mai pubblicato qualcosa? Se si, comunicatemi i titoli. Se no, non spacciatevi per scrittori, c’è differenza tra scrittori e scribacchini”), farcendo ogni commento di insulti, provocazioni e orrori grammaticali.

Questo è un caso abbastanza palese di mancanza di educazione di base: c’è differenza tra scrittori e scribacchini, ma ce n’è altrettanta tra scribacchini e aspiranti scrittori (aggiungerei professionisti), e le due ultime categorie non coincidono affatto. Inoltre se la pubblicazione fosse il metro per distinguere scrittori e scribacchini, le librerie traboccherebbero di capolavori.

Tutto questo per chiedervi, lettori, scrittori, editori, critici, di essere onesti, sì, ma anche educati. Che non fa mai male.

  • http://www.bosina.net Bosina

    Cara Livia, purtroppo quest’analisi viaggia in parallelo con quello che ti scrivevo ieri: oggi non c’è più tempo nemmeno per l’educazione…

    Il tempo. La misura dell’animo.

    Grazie per le belle riflessioni che fai.

  • http://www.bosina.net Bosina

    Cara Livia, purtroppo quest’analisi viaggia in parallelo con quello che ti scrivevo ieri: oggi non c’è più tempo nemmeno per l’educazione…

    Il tempo. La misura dell’animo.

    Grazie per le belle riflessioni che fai.

  • http://writersdream.org Ayame

    Cara Livia,
    come darti torto? Non si può. Condivido totalmente quanto hai detto (specie la parte relativa a quell’editore…xD), oramai non esiste educazione, né rispetto.

  • http://writersdream.org Ayame

    Cara Livia,
    come darti torto? Non si può. Condivido totalmente quanto hai detto (specie la parte relativa a quell’editore…xD), oramai non esiste educazione, né rispetto.

  • etnagigante

    Livia,

    voglio conoscere l’autore di cui parli. E’ un veggente e conosce già i vostri prossimi libri, visto che il suo è in linea coi vostri lavori.
    Scherzi a parte, la mala educacion oggi dilaga. Ovunque, purtroppo.

  • etnagigante

    Livia,

    voglio conoscere l’autore di cui parli. E’ un veggente e conosce già i vostri prossimi libri, visto che il suo è in linea coi vostri lavori.
    Scherzi a parte, la mala educacion oggi dilaga. Ovunque, purtroppo.

  • http://liblog.blogdo.net Elfo

    Il problema è che questo tipo di “autori” danneggia tutti gli altri. Infatti contribuiscono ad appesantire il lavoro di coloro che devono valutare le opere, i quali a loro volta si trovano a dover navigare in un mare magnum. E’ un circolo vizioso. E dire che basterebbe un po’ più di attenzione e rispetto per il lavoro altrui…

  • http://liblog.blogdo.net Elfo

    Il problema è che questo tipo di “autori” danneggia tutti gli altri. Infatti contribuiscono ad appesantire il lavoro di coloro che devono valutare le opere, i quali a loro volta si trovano a dover navigare in un mare magnum. E’ un circolo vizioso. E dire che basterebbe un po’ più di attenzione e rispetto per il lavoro altrui…

  • http://www.blogattelle.it/ massimo

    ma sí porca troia che cazzo ci vuole a esse’ un po’ educati!…

  • http://www.blogattelle.it/ massimo

    ma sí porca troia che cazzo ci vuole a esse’ un po’ educati!…

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Bentornato, massimo; sospettavamo che ti fossi trasferito in Danimarca ormai! Ci fa piacere riaverti qui, con la tua carica “virale”.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Bentornato, massimo; sospettavamo che ti fossi trasferito in Danimarca ormai! Ci fa piacere riaverti qui, con la tua carica “virale”.

  • http://www.blogattelle.it/ massimo

    danimarca? -c’è del marcio laggiú…
    poi guarda che (non do del bentrovata perché) muto ho quotidianamente frequentato, so tutto…

  • http://www.blogattelle.it/ massimo

    danimarca? -c’è del marcio laggiú…
    poi guarda che (non do del bentrovata perché) muto ho quotidianamente frequentato, so tutto…

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ SFranz

    Penso che alla radice ci sia una fondamentale mancanza di umiltà tipica dei giovani che non hanno ancora abbastanza anni sulle spalle e tendono quindi, a confondere la fiducia in se stessi con l’inconsapevolezza dei propri limiti. Inconsapevolezza che sbiadisce con gli anni. C’est la vie!

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ SFranz

    Penso che alla radice ci sia una fondamentale mancanza di umiltà tipica dei giovani che non hanno ancora abbastanza anni sulle spalle e tendono quindi, a confondere la fiducia in se stessi con l’inconsapevolezza dei propri limiti. Inconsapevolezza che sbiadisce con gli anni. C’est la vie!

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