Le regole di Orwell per gli scrittori

Scritto da: il 02.09.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Un po’ tutti gli scrittori hanno delle proprie regole per quanto attiene a “come si dovrebbe scrivere”. Oggi, grazie a Paperdoll, vedremo quelle di Orwell:

Regole di Orwell per scrittori

Tradotto in maniera rapida il significato è, più o meno:

  1. Se è possibile eliminare una parola, eliminala.
  2. Non usare una parola lunga quando ne basterebbe una corta.
  3. Non usare la forma passiva se puoi usare quella attiva.
  4. Evita parole straniere e tecniche.
  5. Non usare una metafora che hai già visto.
  6. Viola una qualunque di queste regole per evitare [di scrivere] qualcosa di eccentrico.

Io le trovo essenziali, specialmente l’ultima, che ha la capacità di dire in sintesi cosa rende uno scrittore unico. Le regole sono necessarie per chiunque voglia scrivere bene, ma non è l’attenersi a qualunque schema che crea il grande scrittore, quanto la capacità di bilanciare tutti gli elementi talmente bene da venire amato anche per quelli che, in un altro autore, sarebbero difetti.

La punteggiatura di Saramago, l’estremo barocco di Bufalino sono esempi di quanto pratiche “tecnicamente” non consigliate siano usate con tanta maestria da risultare i veri punti di forza della loro opera. Ma se si unissero ambedue le caratteristiche in un solo autore ho il sospetto – fortissimo – che non riuscirebbe ad avere un lettore diverso da sua madre.

  • Elfo

    Anche Stephen King nel suo “On writing” regala perle simili a a queste. Ma, appunto come dici tu Livia, se si fa una regola senza eccezioni non si ottiene granchè. La sperimentazione nella scrittura mi sembra abbastanza importante; non penso che una buona pagina esca fuori “di getto”. C’è il buono spunto, lo stile misurato. Ma per una buona pagina occorre forse lavorarci sopra un po’ di più e, qualche volta, infrangere le regole per raggiungere il proprio stile.
    O sono io che sono troppo romantica?

  • Elfo

    Anche Stephen King nel suo “On writing” regala perle simili a a queste. Ma, appunto come dici tu Livia, se si fa una regola senza eccezioni non si ottiene granchè. La sperimentazione nella scrittura mi sembra abbastanza importante; non penso che una buona pagina esca fuori “di getto”. C’è il buono spunto, lo stile misurato. Ma per una buona pagina occorre forse lavorarci sopra un po’ di più e, qualche volta, infrangere le regole per raggiungere il proprio stile.
    O sono io che sono troppo romantica?

  • http://dabria.wordpress.com/ DabriaTiann

    Concordo con l’Elfide qui sopra. Lo spunto, l’ispirazione magari possono manifestarsi improvvisamente ma sicuramente è diverso creare qualcosa di leggibile. Inoltre credo che anche il consiglio di tagliare l’eccesso vada magari bene per alcuni e non bene per altri. Dipende inzomma.

  • http://dabria.wordpress.com/ DabriaTiann

    Concordo con l’Elfide qui sopra. Lo spunto, l’ispirazione magari possono manifestarsi improvvisamente ma sicuramente è diverso creare qualcosa di leggibile. Inoltre credo che anche il consiglio di tagliare l’eccesso vada magari bene per alcuni e non bene per altri. Dipende inzomma.

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ sfranz

    Belle, sintetiche. Se non ricordo male, Orwell era studiato nelle scuole sudafricane come esempio per imparare a scrivere in Inglese. Personalmente diffido dei consigli su “come scrivere”: se l’Ing. Gadda li avesse messi in pratica non sarebbe stato l’ing. Gadda né ci sarebbe stato Vittorini o Palazzeschi o altri. Regole per scrivere cosa poi? Romanzi? Racconti? Saggi? Articoli di cronaca? Una relazione? Un diario? Un elzeviro? Recensioni? A ciascuno il suo stile proprio di quel tipo di testo specifico (e se poi è un romanzo epistolare? o in forma di diario?). Potrei fare altre considerazioni sullo scrivere e lo stile, ma non voglio dilungarmi: rischierebbe di diventare quasi un saggio e qui si sta soltanto scrivendo un semplice messaggio.
    Saluti

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ sfranz

    Belle, sintetiche. Se non ricordo male, Orwell era studiato nelle scuole sudafricane come esempio per imparare a scrivere in Inglese. Personalmente diffido dei consigli su “come scrivere”: se l’Ing. Gadda li avesse messi in pratica non sarebbe stato l’ing. Gadda né ci sarebbe stato Vittorini o Palazzeschi o altri. Regole per scrivere cosa poi? Romanzi? Racconti? Saggi? Articoli di cronaca? Una relazione? Un diario? Un elzeviro? Recensioni? A ciascuno il suo stile proprio di quel tipo di testo specifico (e se poi è un romanzo epistolare? o in forma di diario?). Potrei fare altre considerazioni sullo scrivere e lo stile, ma non voglio dilungarmi: rischierebbe di diventare quasi un saggio e qui si sta soltanto scrivendo un semplice messaggio.
    Saluti

  • http://vladsandrini.com Vlad

    Verissimo: la sei è la più importante in assoluto.
    Per il resto, in molti hanno espresso più o meno gli stessi concetti; a me verrebbero in mente Twain e Strunk.
    La verità è che la ricetta per scrivere bene non è stata mai scritta, e saremmo rovinati se lo fosse.
    Pur seguendo tutte queste norme, anche i consigli di Novakovic, di Carver, di Cechov e tanta altra gente, uno può sempre darsi a un piattume privo di conflitto, o non rimuovere interi capitoli superflui, o – e per me è peggio – lasciare le idee nell’ordine in cui sgorgano dalla sua testa, e non ricomporle nell’ordine in cui entrano nella testa del personaggio titolare del punto di vista.
    Ma sempre seguendo queste regole, si può fare anche peggio. Si possono usare aggettivi come ‘spettrale’, ‘noioso’ e ‘bellissima’. :-)

  • http://vladsandrini.com Vlad

    Verissimo: la sei è la più importante in assoluto.
    Per il resto, in molti hanno espresso più o meno gli stessi concetti; a me verrebbero in mente Twain e Strunk.
    La verità è che la ricetta per scrivere bene non è stata mai scritta, e saremmo rovinati se lo fosse.
    Pur seguendo tutte queste norme, anche i consigli di Novakovic, di Carver, di Cechov e tanta altra gente, uno può sempre darsi a un piattume privo di conflitto, o non rimuovere interi capitoli superflui, o – e per me è peggio – lasciare le idee nell’ordine in cui sgorgano dalla sua testa, e non ricomporle nell’ordine in cui entrano nella testa del personaggio titolare del punto di vista.
    Ma sempre seguendo queste regole, si può fare anche peggio. Si possono usare aggettivi come ‘spettrale’, ‘noioso’ e ‘bellissima’. :-)

  • http://sergioconsani.myblog.it Sergio

    In linea di massima non esistono regole se si vuole acquisire uno stile proprio, ma alcune regole fondamentali bisogna seguirle se si vuole che il lettore non si perda nei meandri di una storia male strutturata. La tecnica è necessaria, come quella di un pittore che deve necessariamente saper mischiare i colori o di uno scultore al quale qualcuno deve pur aver insegnato come usare uno scalpello. Le basi sono quindi necessarie, il resto è genialità o talento.

  • http://sergioconsani.myblog.it Sergio

    In linea di massima non esistono regole se si vuole acquisire uno stile proprio, ma alcune regole fondamentali bisogna seguirle se si vuole che il lettore non si perda nei meandri di una storia male strutturata. La tecnica è necessaria, come quella di un pittore che deve necessariamente saper mischiare i colori o di uno scultore al quale qualcuno deve pur aver insegnato come usare uno scalpello. Le basi sono quindi necessarie, il resto è genialità o talento.

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