Le classifiche di vendita

Scritto da: il 21.10.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Dacché esiste la capacità di misurare e numerare qualcosa, qualsiasi cosa, esistono anche le classifiche; con maggiori o minori pretese di obiettività, nessuno di noi ne è esente, persino quando parla dei propri amici. Poteva mai sottrarsi la letteratura a questo uso?

Fioriscono quindi le classifiche librarie, basate per lo più sulle vendite, più raramente su dati complessi o ponderati. Ovviamente questo a vantaggio degli editori di grosso calibro, che possono permettersi di occupare grandi spazi sui media e in libreria.

Generano una grande confusione e spesso delusione, specie in chi pensa possano essere specchio del valore del libro; così, poi, capita che il libro non sia all’altezza delle nostre aspettative. Ma sono quest’ultime ad essere sbagliate, o meglio divergenti da quello che effettivamente la statistica misura.

Le classifiche sono strumenti di marketing, utili solo per chi ha lanciato il prodotto per controllare la sua validità e la validità delle campagne pubblicitarie preparate. Per parlare del libro in sé, infatti, bisognerebbe applicare dei correttivi; potrebbero essere, secondo me:

  1. Risonanza mediatica: quanto e come è stato pubblicizzato il libro.
  2. Percentuale di esaurimento tiratura: per un grosso gruppo mille copie sono nulla, per un microeditore è successo.
  3. Percentuale di gradimento del pubblico: di difficile misurazione, ma necessaria, considerando quanti libri vengono acquistati e accantonati.
  4. Capacità di generare cultura: spettacoli derivati, rappresentazioni teatrali, musicali, cortometraggi, contaminazioni visive.

Sono solo idee, ma servono ad equiparare i piccoli ai grandi, per non tagliare fuori dalle classifiche quelli che si impegnano a fare cultura e non solo commercio. E ad evitare di incappare in grosse delusioni.

Personalmente compro di rado i libri in classifica, preferisco lasciarli decantare un po’, come in un processo di selezione naturale. Quanti libri infatti non sopravvivono al loro primo anno?

  • Etnagigante

    Neanche il sottoscritto subisce il fascino indiscreto della classifica, ma perodicamente mi stuzzica leggere uno o più libri tra quelli che gli italiani hanno più comprato in un dato periodo (le classifiche di vendita non sono necessariamente classifiche di lettura). La maggior parte delle volte non sono d’accordo con i miei connazionali, però. L’ultimo titolo ad alta tiratura per me è stato “Gomorra” e stavolta non mi è dispiaciuto leggere un libro in classifica. Ma ricordo ancora i tempi di “Va dove ti porta il cuore”, tristezza delle tristezze (non per la trama, perchè non ho finito il libro).

  • Etnagigante

    Neanche il sottoscritto subisce il fascino indiscreto della classifica, ma perodicamente mi stuzzica leggere uno o più libri tra quelli che gli italiani hanno più comprato in un dato periodo (le classifiche di vendita non sono necessariamente classifiche di lettura). La maggior parte delle volte non sono d’accordo con i miei connazionali, però. L’ultimo titolo ad alta tiratura per me è stato “Gomorra” e stavolta non mi è dispiaciuto leggere un libro in classifica. Ma ricordo ancora i tempi di “Va dove ti porta il cuore”, tristezza delle tristezze (non per la trama, perchè non ho finito il libro).

  • http://095.bloglist.it Leandro

    Io ricordo con terrore il 1999, l’anno delle clasifiche globali e onnicomprensive. Ovviamente c’erano anche, fra le migliaia redatta da ipotetici critici dei più disparati quotidiani mondiali, libri diversi in base a no si sa cosa… Ovviamente non era un fenomeno paragonabile a quello per la muscia rock, dove Sgt. Pepper oscillava sempre fra il rpimo e l’ultimo posto (senza vie di mezzo), ma ricordo con una classifica in cui come scrittore del secolo veniva stephen king… orrore (per me), per quanto mi possa piacere. Mischiare i successi di vendite con la “bravura” comuqnue non è totalmente sbagliato, semmai è il mercato che è viziato eccessivamente dalle scelte editoriali e di marketing dei “grossi”. Purtroppo però un libro non è “breve” come un disco, quindi la vedo dura per gli “indie”, a meno di non attuare promozioni originali a livelo diverso… La sostanza, comunque, è che il libro per essere promosso da chi non ha potere mediatico lo si deve far leggere a quante più persone possibile. Ma contro la pubblicità, dopo aver visto la Franzoni in top ten, non credo che sarà facile, almeno per qualche anno (come è successo a me, anche gli altri prima o poi si stuferanno della mania delle classifiche)

  • http://095.bloglist.it Leandro

    Io ricordo con terrore il 1999, l’anno delle clasifiche globali e onnicomprensive. Ovviamente c’erano anche, fra le migliaia redatta da ipotetici critici dei più disparati quotidiani mondiali, libri diversi in base a no si sa cosa… Ovviamente non era un fenomeno paragonabile a quello per la muscia rock, dove Sgt. Pepper oscillava sempre fra il rpimo e l’ultimo posto (senza vie di mezzo), ma ricordo con una classifica in cui come scrittore del secolo veniva stephen king… orrore (per me), per quanto mi possa piacere. Mischiare i successi di vendite con la “bravura” comuqnue non è totalmente sbagliato, semmai è il mercato che è viziato eccessivamente dalle scelte editoriali e di marketing dei “grossi”. Purtroppo però un libro non è “breve” come un disco, quindi la vedo dura per gli “indie”, a meno di non attuare promozioni originali a livelo diverso… La sostanza, comunque, è che il libro per essere promosso da chi non ha potere mediatico lo si deve far leggere a quante più persone possibile. Ma contro la pubblicità, dopo aver visto la Franzoni in top ten, non credo che sarà facile, almeno per qualche anno (come è successo a me, anche gli altri prima o poi si stuferanno della mania delle classifiche)

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