La Feltrinelli delle ragazze

Scritto da: il 09.09.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Leggo oggi (tramite xlthlx) nella sezione “Arte e cultura” del Corriere che a Milano stanno per inaugurare “La Feltrinelli delle ragazze”. E mi sento un po’ perplessa. Riporto dall’articolo:

LefelInaugura giovedì il nuovo store «LeFel»: 6000 articoli, 1000 marchi. E i libri? Strizzano l’occhio a Bridget Jones

Le fanatiche della «chi­ck lit», la letteratura per pollastrelle che ha come icona Bridget Jones, pos­sono mettersi in fila. L’appunta­mento per loro è giovedì sera in Corso XXII Marzo 4, dove al­le 18 si inaugura quello che l’editore Carlo Feltrinelli chia­ma «un esperimento: né libre­ria, né concept store, piuttosto un luogo per menti creative». [...]
Ecco dun­que 320 metri quadrati, con ol­tre 100 marchi e 6000 articoli, tra cui libri della più classica «Los Angeles literature» (ovve­ro storie di femmine belle, ric­che e innamorate), trucchi, ba­gnoschiuma, guide viaggio, fo­tografie, abbigliamento, desi­gn, cioccolato e tè da degustare insieme nella tea-room. «New York Sexy» e «Lipstic Jungle» di Can­dace Bushnell sono i titoli di punta del secondo piano, dove le clienti potranno sedere persi­no al trucco e testare i nuovi co­smetici di Angelo Caroli, i frap­pé da corpo del marchio newyorchese Smp, o provare gli abbinamenti proposti da Sar­toria Vico, Roseapois e Madelei­ne Couture , che disegna t-shirt con le facce di Obama e Ein­stein, uomini con pochi musco­li ma molto cervello, come quel­li inseguiti dalle lettrici del ge­nere post-Harmony.

Tralasciando il fatto che l’articolo sembri un lungo redazionale, con tanto di marche e prezzi, ci sono alcune considerazioni che mi sorgono spontanee.

Mi disturba non poco l’evidente sessismo del creare una libreria per ragazze e farla secondo lo stereotipo della ragazzina che legge solo chick lit, fanatica della moda – anzi, sembra ora si dica fashion – e che si fa abbindolare dalla sonorità francese del nome. Il massimo sarebbe un posto in sfumature – pardon, nuance – rosa, per completare i cliché. Perché si sa, le ragazze che leggono sono stupide oche incapaci di appassionarsi a saggi, classici, scritture impegnate.

Mi disturba la solita operazione che svuota di senso personaggi come Einstein, così come ha sempre disturbata l’analoga operazione su Che Guevara: privilegiare l’apparenza più che l’appartenenza e rendere delle personalità semplici oggetti-feticcio, dimenticando le loro reali idee. Insomma, un altro depauperamento culturale. Già me le vedo, un’orda di pink ladies che vanno in giro con la versione linguacciuta di Einstein, magari con sulla schiena la famosa formuletta.

Sarò troppo invecchiata, ma quest’operazione di teen marketing mi sembra un ritorno al passato, in cui le donne avevano la loro letteratura, la loro ginnastica, il loro piccolo mondo separato da quello reale. Col rischio che questo mondo, stavolta, diventi l’unico reale.

  • http://dabria.wordpress.com/ DabriaTiann

    Mamma che tristezza immensa. Ho sempre odiato queste cose.
    Alla fine è un po’ come dire letteratura gay. Cosa significa? Che i protagonisti sono gay? Che il target è gay e quindi se sono etero non posso leggerlo? Che l’autore è gay? Boh…
    Idem per la letteratura “al femminile”.

  • http://dabria.wordpress.com/ DabriaTiann

    Mamma che tristezza immensa. Ho sempre odiato queste cose.
    Alla fine è un po’ come dire letteratura gay. Cosa significa? Che i protagonisti sono gay? Che il target è gay e quindi se sono etero non posso leggerlo? Che l’autore è gay? Boh…
    Idem per la letteratura “al femminile”.

  • http://vogliosoloscrivere.wordpress.com Elfo

    All’inizio pensavo che fosse uno scherzo. Poi ho detto “guarda la Mattel dove arriva con la sua Barbie”. E adesso fronteggio la verità: qualcuno ha avuto questa pensata.
    Ingoio lo sdegno e provo a guardarla con ironia…no, non ce la faccio.
    Il messaggio è sbagliato. E lo dice una che compra gli Harmony, che ha giocato a Barbie e che non disdegna i giornali femminili. Non sono una “femminista”, la mia idea di parità comprende il fatto che tutti possano vestirsi di rosa. Ma l’idea femmina=persona che pensa solo a cose futili mi disturba e non poco. Mi sembra si voglia tornare indietro, nascondendo dietro un velo di tulle fucsia quella che in realtà è un’offesa.

  • http://vogliosoloscrivere.wordpress.com Elfo

    All’inizio pensavo che fosse uno scherzo. Poi ho detto “guarda la Mattel dove arriva con la sua Barbie”. E adesso fronteggio la verità: qualcuno ha avuto questa pensata.
    Ingoio lo sdegno e provo a guardarla con ironia…no, non ce la faccio.
    Il messaggio è sbagliato. E lo dice una che compra gli Harmony, che ha giocato a Barbie e che non disdegna i giornali femminili. Non sono una “femminista”, la mia idea di parità comprende il fatto che tutti possano vestirsi di rosa. Ma l’idea femmina=persona che pensa solo a cose futili mi disturba e non poco. Mi sembra si voglia tornare indietro, nascondendo dietro un velo di tulle fucsia quella che in realtà è un’offesa.

  • Silvia

    Simili operazioni di marketing, come la formulazione del diritto, seguono la consuetudine.
    In questo caso l’individuazione di una fascia di lettori orientati verso un genere di letture. La vedo come una semplice “libreria specializzata”, dato che è indubitabile che una buona parte delle lettrici siano dedite a questo genere “post-Harmony”.
    Non ci vedo niente di sessista, sarebbe identico aprire una libreria per uomini che tratti solo libri sui temi donne (più o meno nude), motori e calcio. Ed è solo questione di tempo, anche per questo.
    Non credo che ciò contenga un giudizio mortificante nei confronti delle donne. Nessuno nega il fatto che esistano lettrici “impegnate”, e nemmeno che le lettrici di saggi, classici etc siano una schiacciante maggioranza (questo me lo auguro). E’ però innegabile che all’interno dell’eterogeneità dei lettori-donna ci sia una fascia che crea una domanda di libri “depauperanti” sufficiente a giustificare l’apertura di questo centro specializzato.
    Si tratta dello stesso pubblico femminile che passa il tempo davanti a trasmissioni televisive che non posso definire depauperanti perchè sarebbe più che un eufemismo.
    Queste lettrici ci sono, e creano domanda specifica cui conseguentemente risponde un’offerta specifica.
    Il privilegiare l’apparenza più che l’appartenenza, il rendere delle personalità semplici oggetti-feticcio e così via, sono caratteristiche in questo caso strettamente richieste. Non mi stupisce e nemmeno mi offende.
    Posso al limite essere d’accordo su una questione di carattere diverso: rispondere a una simile tipologia di domanda da parte di lettori, o di pubblico televisivo, significa contribuire a un progressivo svilimento dei contenuti. Il pubblico forma la richiesta di prodotti culturali, ma a loro volta i prodotti culturali formano il pubblico. E per “prodotti culturali” in questo frangente intendo prodotti che hanno responsabilità educative nei confronti del pubblico. Ma qui si entra in un altro ordine di problemi: è giusto sottoporre la produzione culturale a un’etica -o morale, se vi pare- decidendo cosa sia lecito o meno richiedere da parte del pubblico?

  • Silvia

    Simili operazioni di marketing, come la formulazione del diritto, seguono la consuetudine.
    In questo caso l’individuazione di una fascia di lettori orientati verso un genere di letture. La vedo come una semplice “libreria specializzata”, dato che è indubitabile che una buona parte delle lettrici siano dedite a questo genere “post-Harmony”.
    Non ci vedo niente di sessista, sarebbe identico aprire una libreria per uomini che tratti solo libri sui temi donne (più o meno nude), motori e calcio. Ed è solo questione di tempo, anche per questo.
    Non credo che ciò contenga un giudizio mortificante nei confronti delle donne. Nessuno nega il fatto che esistano lettrici “impegnate”, e nemmeno che le lettrici di saggi, classici etc siano una schiacciante maggioranza (questo me lo auguro). E’ però innegabile che all’interno dell’eterogeneità dei lettori-donna ci sia una fascia che crea una domanda di libri “depauperanti” sufficiente a giustificare l’apertura di questo centro specializzato.
    Si tratta dello stesso pubblico femminile che passa il tempo davanti a trasmissioni televisive che non posso definire depauperanti perchè sarebbe più che un eufemismo.
    Queste lettrici ci sono, e creano domanda specifica cui conseguentemente risponde un’offerta specifica.
    Il privilegiare l’apparenza più che l’appartenenza, il rendere delle personalità semplici oggetti-feticcio e così via, sono caratteristiche in questo caso strettamente richieste. Non mi stupisce e nemmeno mi offende.
    Posso al limite essere d’accordo su una questione di carattere diverso: rispondere a una simile tipologia di domanda da parte di lettori, o di pubblico televisivo, significa contribuire a un progressivo svilimento dei contenuti. Il pubblico forma la richiesta di prodotti culturali, ma a loro volta i prodotti culturali formano il pubblico. E per “prodotti culturali” in questo frangente intendo prodotti che hanno responsabilità educative nei confronti del pubblico. Ma qui si entra in un altro ordine di problemi: è giusto sottoporre la produzione culturale a un’etica -o morale, se vi pare- decidendo cosa sia lecito o meno richiedere da parte del pubblico?

  • http://vogliosoloscrivere.wordpress.com Elfo

    Ma nelle librerie “normali” lo spazio per questo genere di letteratura non manca. Solo, sembra molto svilente aprire addirittura librerie specializzate “solo per” (in questo caso solo per chi? Barbie e i suoi amici?). Sarebbe lo stesso per le librerie “da maschi” di cui vagheggi. Non sarebbe un’offesa per loro, ridurre la loro cultura a “tette & calcio”? Alla domanda da parte di un genere di pubblico, le librerie tradizionali sono perfettamente in grado di fare fronte. Proporre come “idea innovativa” quella della donna che si interessa solo di trucchi e chihuahua mi sembra un grosso passo indietro.

  • http://vogliosoloscrivere.wordpress.com Elfo

    Ma nelle librerie “normali” lo spazio per questo genere di letteratura non manca. Solo, sembra molto svilente aprire addirittura librerie specializzate “solo per” (in questo caso solo per chi? Barbie e i suoi amici?). Sarebbe lo stesso per le librerie “da maschi” di cui vagheggi. Non sarebbe un’offesa per loro, ridurre la loro cultura a “tette & calcio”? Alla domanda da parte di un genere di pubblico, le librerie tradizionali sono perfettamente in grado di fare fronte. Proporre come “idea innovativa” quella della donna che si interessa solo di trucchi e chihuahua mi sembra un grosso passo indietro.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    La libreria specializzata poteva avere un senso un decennio fa, e per argomenti inconsueti o di nicchia.
    Per me sarebbe sessista anche la libreria per uomini – che ritrarrebbe un altro stereotipo – e idem la libreria per gay, per trans e così via. Una generica “libreria per esseri umani di qualunque tipo” al marketing forse non sembra una grande idea, però. Io mi sento, come ho scritto, depauperata sia come donna sia come lettore.
    ——————
    Interessante il tuo ultimo quesito, che ribalto: che senso ha una produzione culturale senza un obiettivo “etico”? E il depauperamento non è forse già una linea etica, ovviamente diversa dalla mia?

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    La libreria specializzata poteva avere un senso un decennio fa, e per argomenti inconsueti o di nicchia.
    Per me sarebbe sessista anche la libreria per uomini – che ritrarrebbe un altro stereotipo – e idem la libreria per gay, per trans e così via. Una generica “libreria per esseri umani di qualunque tipo” al marketing forse non sembra una grande idea, però. Io mi sento, come ho scritto, depauperata sia come donna sia come lettore.
    ——————
    Interessante il tuo ultimo quesito, che ribalto: che senso ha una produzione culturale senza un obiettivo “etico”? E il depauperamento non è forse già una linea etica, ovviamente diversa dalla mia?

  • Silvia

    @ Livia:
    Senza dubbio lo è. Ma lo svuotamento dei contenuti rende massificabile il prodotto. Dove per massificabile intendo vendibile e per vendibile intendo facilmente remunerativo.
    Una cosa estremamente facile, fino al vuoto, è accessibile e potenzialmente acquistabile da tutti.

    Volevo anche rispondere a Elfo. Forse non mi ero ben spiegata: sono convinta anch’io che ridurre gli uomini a “tette e calcio” sia svilente, come lo è ridurre la donna ad un Harmony-animal. Non condivido questa linea di marketing (e pensavo di essere stata chiara in questo), semplicemente ne constato la presenza e la giustificabilità alla luce dei fatti. E con questo non intendo che mi piaccia, tutt’altro. E’ un dato di fatto che può disgustare o meno, ma c’è.
    Non sono d’accordo sul fatto che le librerie tradizionali siano sufficienti in riguardo. Dissento perchè, evidentemente, qualche simpatico economista dell’azienda ha individuato una fascia d’utenza che gradisce le librerie-luna park e grazie alla quale può fare tanti bei quattrini.
    Quindi no, le librerie tradizionali non erano sufficienti per questa fascia, perchè non sono luna park.

    Onestamente, dal punto di vista culturale, mi sta sembrando tutto un sistema che fa un grosso passo indietro. Non può stupirmi che le librerie facciano lo stesso.
    Quindi non credo che le librerie specializzate avessero senso solo pun decennio fa. Perchè adesso non si tratta più di librerie specializzate nell’accezione tradizionale, ma, in questo caso, di centri in cui si vendono materiali, editoriali e non, del tutto eterogenei. Non stiamo parlando più di librerie specializzate, e nemmeno di un pubblico di nicchia. Stiamo parlando di un pubblico massificato (ripeto, lo stesso pubblico di maria de filippi & company) che non cerca solo libri in libreria ma la usa come una sorta di megastore ricreativo.

    Sul fatto che sia avvilente non ci piove. Per questo non ho la televisione e non frequenterò, come voi, simili pseudo-librerie.

    Appena 2 anni fa, partecipando come auditrice a una riunione dell’AIE, sentivo parlare della conversione delle librerie in centri multimediali estremamente simili alla descrizione di questo Feltrinelli per femminucce. Solo che in quel caso ne parlavano genericamente, senza individuare fasce di lettori di riferimento. Quella è la loro direzione: la nicchia, probabilmente, non sarà più quella dell’esecrabile feltrinelli, ma sarete voi, saremo noi che ci cibiamo di saggi e roba simile. Li cercheremo sempre più in internet e in altri canali, scandagliando la piccola e media editoria, mentre le librerie (ovviamente qui intendo solo grandi produzioni) lentamente si tramuteranno in megastore luccicanti con attrazioni da parco divertimenti.

    E’ avvilente, lo sappiamo, ma è così.

    Il depauperamento è indiscutibilmente una linea etica. Il problema è che va per la maggiore.
    E non solo in editoria.

  • Silvia

    @ Livia:
    Senza dubbio lo è. Ma lo svuotamento dei contenuti rende massificabile il prodotto. Dove per massificabile intendo vendibile e per vendibile intendo facilmente remunerativo.
    Una cosa estremamente facile, fino al vuoto, è accessibile e potenzialmente acquistabile da tutti.

    Volevo anche rispondere a Elfo. Forse non mi ero ben spiegata: sono convinta anch’io che ridurre gli uomini a “tette e calcio” sia svilente, come lo è ridurre la donna ad un Harmony-animal. Non condivido questa linea di marketing (e pensavo di essere stata chiara in questo), semplicemente ne constato la presenza e la giustificabilità alla luce dei fatti. E con questo non intendo che mi piaccia, tutt’altro. E’ un dato di fatto che può disgustare o meno, ma c’è.
    Non sono d’accordo sul fatto che le librerie tradizionali siano sufficienti in riguardo. Dissento perchè, evidentemente, qualche simpatico economista dell’azienda ha individuato una fascia d’utenza che gradisce le librerie-luna park e grazie alla quale può fare tanti bei quattrini.
    Quindi no, le librerie tradizionali non erano sufficienti per questa fascia, perchè non sono luna park.

    Onestamente, dal punto di vista culturale, mi sta sembrando tutto un sistema che fa un grosso passo indietro. Non può stupirmi che le librerie facciano lo stesso.
    Quindi non credo che le librerie specializzate avessero senso solo pun decennio fa. Perchè adesso non si tratta più di librerie specializzate nell’accezione tradizionale, ma, in questo caso, di centri in cui si vendono materiali, editoriali e non, del tutto eterogenei. Non stiamo parlando più di librerie specializzate, e nemmeno di un pubblico di nicchia. Stiamo parlando di un pubblico massificato (ripeto, lo stesso pubblico di maria de filippi & company) che non cerca solo libri in libreria ma la usa come una sorta di megastore ricreativo.

    Sul fatto che sia avvilente non ci piove. Per questo non ho la televisione e non frequenterò, come voi, simili pseudo-librerie.

    Appena 2 anni fa, partecipando come auditrice a una riunione dell’AIE, sentivo parlare della conversione delle librerie in centri multimediali estremamente simili alla descrizione di questo Feltrinelli per femminucce. Solo che in quel caso ne parlavano genericamente, senza individuare fasce di lettori di riferimento. Quella è la loro direzione: la nicchia, probabilmente, non sarà più quella dell’esecrabile feltrinelli, ma sarete voi, saremo noi che ci cibiamo di saggi e roba simile. Li cercheremo sempre più in internet e in altri canali, scandagliando la piccola e media editoria, mentre le librerie (ovviamente qui intendo solo grandi produzioni) lentamente si tramuteranno in megastore luccicanti con attrazioni da parco divertimenti.

    E’ avvilente, lo sappiamo, ma è così.

    Il depauperamento è indiscutibilmente una linea etica. Il problema è che va per la maggiore.
    E non solo in editoria.

  • http://vogliosoloscrivere.wordpress.com Elfo

    Ci tengo a dire che io non mi cibo di saggi. Non pongo il discorso sul piano intellettuale perchè se vai a vedere i miei scaffali sono pieni zeppi di libri alla Bridget Jones, quindi potrei far parte anche io del target specificato per LeFel.
    Non è che tu non ti sia spiegata bene, anzi. Quello che stavo contestando non è stato il tuo post, ma il messaggio di questi “esperti di marketing”, che non trovo giusto. Se a una ragazza piace la chick lit non è certo da mettere in croce, ma perchè estremizzare il tutto ad luna park di lustrini e paillettes? Non ce n’è bisogno. Non significa che si debba entrare in libreria vestiti di nero e col velo…solo che mi sembra abbia poco senso ridurre una libreria ad un giocattolino per femminucce. E, ribadisco, sono una ragazza che legge gli harmony senza sensi di colpa! ;)

  • http://vogliosoloscrivere.wordpress.com Elfo

    Ci tengo a dire che io non mi cibo di saggi. Non pongo il discorso sul piano intellettuale perchè se vai a vedere i miei scaffali sono pieni zeppi di libri alla Bridget Jones, quindi potrei far parte anche io del target specificato per LeFel.
    Non è che tu non ti sia spiegata bene, anzi. Quello che stavo contestando non è stato il tuo post, ma il messaggio di questi “esperti di marketing”, che non trovo giusto. Se a una ragazza piace la chick lit non è certo da mettere in croce, ma perchè estremizzare il tutto ad luna park di lustrini e paillettes? Non ce n’è bisogno. Non significa che si debba entrare in libreria vestiti di nero e col velo…solo che mi sembra abbia poco senso ridurre una libreria ad un giocattolino per femminucce. E, ribadisco, sono una ragazza che legge gli harmony senza sensi di colpa! ;)

  • Silvia

    Volevo aggiungere una piccola nota.
    L’editoria sta attraversando una cesura storica. La questione è molto più ampia, si tratta di cultura scritta in senso ampio.
    In principio fu la pergamena. Le biblioteche appartenevano a personaggi illustri che ne custodivano gelosamente i rotoli, addirittura requisendoli come bottino di guerra durante le conquiste. Durante il IV e V secolo arrivò il codice, ritenuto inizialmente, com’è ovvio, una forma “bassa” di supporto dato che, alcuni ritengono, era legato all’emergente cristianità. Dopo circa un millennio si passò dai codici manoscritti ai libri a stampa, nel XV ex. La cultura manoscritta era a beneficio di pochissimi, un codice aveva un costo paragonabile a quello di un appartamento oggi. Veniva commissionato personalmente e doviziosamente eseguito da artigiani carta per carta. I detentori di tale sapere scritto disprezzavano l’avvento di quei prodotti scadenti e vergognosi che erano i libri a stampa. Privi di alcun valore, accessibili a una massa che ritenevano rozza, ignorante e priva di contenuti degni di essere scritti. Iniziava addirittura a delinearsi un genere di letteratura per donnine, ma si trattava di libri d’ore. E i libri a stampa imitarono la forma e le caratteristiche dei manoscritti. Ora li chiamiamo incunaboli e cinquecentine. I libri a stampa che ora consideriamo alti prodotti culturali erano una specia di cultura POP ante litteram, venivano venduti in negozietti antesignani delle nostre librerie, ma anche su bancarelle nelle fiere. Ma il manoscritto non scomparve completamente, perlomeno non subito. C’era un’utenza (lasciatemi usare terminologie moderne) ancora legata all’elitarismo del manoscritto, che continuò a essere prodotto su loro richiesta. Ma era un prodotto DI NICCHIA.
    Poi fu la volta dell’esplosione della stampa, della creazione di un bacino di lettori infinite volte più esteso dei lettori dei manoscritti.
    Arrivò, con la rivoluzione industriale, l’urbanizzazione, etc, la stampa periodica, la letteratura “per donnicciole” divenne quella dei feuilleton e dei romanzucoli. Romanzucoli che ora chiamiamo Madame Bovary e consimili. I canali distributivi diventarono gli urlatori nelle piazze e le edicole.
    Fino a qui si tratta di adozione di nuovi mezzi al fine di estendere la lettura. Innovazione tecnica, politica culturale e accesso all’informazione. Estendere significa quasi sempre appiattire di un po’: se ho una palla di argilla e voglio estenderne la base allargandola, devo necessariamente ridurne l’altezza. Guardiamo alla palla d’argilla come rappresentante il capitale culturale.
    Nella prima parte del XX secolo fu la televisione, la radio, la diffusione ulteriore della stampa periodica. Non dubito che un editore del XV secolo proverebbe enorme disgusto nel vedere un’edicola contemporanea. La definirebbe, con termini moderni, un “vuoto store del divertimento”. Poi fu internet,la comunicazione non di massa ma su scala globale. Ancora una volta estendere e abbassare, e la palla di argilla diventa sempre più bassa, la sua base diventa enorme, ma il suo spessore è sempre più simile a un foglio di carta.
    Negli ultimi decenni la televisione passa da contenitore di una variegata offerta(pensiamo ai programmi per l’alfabetizzazione oltre che al semplice intrattenimento) all’onnipresente enterteinment-show. Sullo schermo non si trova altro, il media televisivo tocca il punto (ancora) più basso dalla sua invenzione.
    L’editoria non è esente da questo processo. Si tratta, come dicevo all’inizio, di accesso all’informazione e politiche culturali dettate da contingenze. Come il codice e l’incunabolo, che ora nessuno di noi riterrebbe mai prodotti svilenti e depauperanti. Ma nelle rispettive epoche era opinione corrente.
    La libreria tradizionale non è al tramonto, ma vive una cesura storica analoga a quelle descritte.
    Si diversifica a seconda dei canali distributivi e del pubblico di riferimento. Da un lato troviamo librerie-luna park come canale distributivo per una letteratura dello svuotamento insieme a una serie di altri prodotti multimediali o accessori. Come è sempre successo, è, che ci piaccia o no, la cultura maggioritaria, ovvero capace di coinvolgere la maggiore percentuale di pubblico.
    E cosa fanno le librerie tradizionali? Non scompaiono, come non scomparvero i manoscritti con l’avvento dei libri a stampa. I libri prodotti dall’editoria tradizionale , come i manoscritti nell’epoca post-Gutenberg, diventano DI NICCHIA.
    Nel ritenere avvilente tutto ciò di cui abbiamo parlato nei commenti, le librerie come megastore privi di contenuti, dobbiamo sentirci simili a coloro che, in ogni fase descritta, hanno ritenuto disgustoso e depauperante il mutamento che avevano sotto gli occhi.
    Ma una cosa dobbiamo capirla.
    LA NICCHIA SIAMO NOI.

  • Silvia

    Volevo aggiungere una piccola nota.
    L’editoria sta attraversando una cesura storica. La questione è molto più ampia, si tratta di cultura scritta in senso ampio.
    In principio fu la pergamena. Le biblioteche appartenevano a personaggi illustri che ne custodivano gelosamente i rotoli, addirittura requisendoli come bottino di guerra durante le conquiste. Durante il IV e V secolo arrivò il codice, ritenuto inizialmente, com’è ovvio, una forma “bassa” di supporto dato che, alcuni ritengono, era legato all’emergente cristianità. Dopo circa un millennio si passò dai codici manoscritti ai libri a stampa, nel XV ex. La cultura manoscritta era a beneficio di pochissimi, un codice aveva un costo paragonabile a quello di un appartamento oggi. Veniva commissionato personalmente e doviziosamente eseguito da artigiani carta per carta. I detentori di tale sapere scritto disprezzavano l’avvento di quei prodotti scadenti e vergognosi che erano i libri a stampa. Privi di alcun valore, accessibili a una massa che ritenevano rozza, ignorante e priva di contenuti degni di essere scritti. Iniziava addirittura a delinearsi un genere di letteratura per donnine, ma si trattava di libri d’ore. E i libri a stampa imitarono la forma e le caratteristiche dei manoscritti. Ora li chiamiamo incunaboli e cinquecentine. I libri a stampa che ora consideriamo alti prodotti culturali erano una specia di cultura POP ante litteram, venivano venduti in negozietti antesignani delle nostre librerie, ma anche su bancarelle nelle fiere. Ma il manoscritto non scomparve completamente, perlomeno non subito. C’era un’utenza (lasciatemi usare terminologie moderne) ancora legata all’elitarismo del manoscritto, che continuò a essere prodotto su loro richiesta. Ma era un prodotto DI NICCHIA.
    Poi fu la volta dell’esplosione della stampa, della creazione di un bacino di lettori infinite volte più esteso dei lettori dei manoscritti.
    Arrivò, con la rivoluzione industriale, l’urbanizzazione, etc, la stampa periodica, la letteratura “per donnicciole” divenne quella dei feuilleton e dei romanzucoli. Romanzucoli che ora chiamiamo Madame Bovary e consimili. I canali distributivi diventarono gli urlatori nelle piazze e le edicole.
    Fino a qui si tratta di adozione di nuovi mezzi al fine di estendere la lettura. Innovazione tecnica, politica culturale e accesso all’informazione. Estendere significa quasi sempre appiattire di un po’: se ho una palla di argilla e voglio estenderne la base allargandola, devo necessariamente ridurne l’altezza. Guardiamo alla palla d’argilla come rappresentante il capitale culturale.
    Nella prima parte del XX secolo fu la televisione, la radio, la diffusione ulteriore della stampa periodica. Non dubito che un editore del XV secolo proverebbe enorme disgusto nel vedere un’edicola contemporanea. La definirebbe, con termini moderni, un “vuoto store del divertimento”. Poi fu internet,la comunicazione non di massa ma su scala globale. Ancora una volta estendere e abbassare, e la palla di argilla diventa sempre più bassa, la sua base diventa enorme, ma il suo spessore è sempre più simile a un foglio di carta.
    Negli ultimi decenni la televisione passa da contenitore di una variegata offerta(pensiamo ai programmi per l’alfabetizzazione oltre che al semplice intrattenimento) all’onnipresente enterteinment-show. Sullo schermo non si trova altro, il media televisivo tocca il punto (ancora) più basso dalla sua invenzione.
    L’editoria non è esente da questo processo. Si tratta, come dicevo all’inizio, di accesso all’informazione e politiche culturali dettate da contingenze. Come il codice e l’incunabolo, che ora nessuno di noi riterrebbe mai prodotti svilenti e depauperanti. Ma nelle rispettive epoche era opinione corrente.
    La libreria tradizionale non è al tramonto, ma vive una cesura storica analoga a quelle descritte.
    Si diversifica a seconda dei canali distributivi e del pubblico di riferimento. Da un lato troviamo librerie-luna park come canale distributivo per una letteratura dello svuotamento insieme a una serie di altri prodotti multimediali o accessori. Come è sempre successo, è, che ci piaccia o no, la cultura maggioritaria, ovvero capace di coinvolgere la maggiore percentuale di pubblico.
    E cosa fanno le librerie tradizionali? Non scompaiono, come non scomparvero i manoscritti con l’avvento dei libri a stampa. I libri prodotti dall’editoria tradizionale , come i manoscritti nell’epoca post-Gutenberg, diventano DI NICCHIA.
    Nel ritenere avvilente tutto ciò di cui abbiamo parlato nei commenti, le librerie come megastore privi di contenuti, dobbiamo sentirci simili a coloro che, in ogni fase descritta, hanno ritenuto disgustoso e depauperante il mutamento che avevano sotto gli occhi.
    Ma una cosa dobbiamo capirla.
    LA NICCHIA SIAMO NOI.

  • Silvia

    Correggo,
    al quarto rigo dell’intervento precedente la parola era papiro, non pergamena…

  • Silvia

    Correggo,
    al quarto rigo dell’intervento precedente la parola era papiro, non pergamena…

  • http://wdsucks.altervista.org Izzy

    Non capisco perché dobbiate vederla così tragica. Personalmente non ci vedo nulla di male.
    Mi sembra un’iniziativa divertente. E potrebbe avvicinare alla letteratura qualche ragazza che entrerebbe solo perché attirata dalle luci e dai prodotti di bellezza in vendita.
    Mi pare che voi vogliate proprio fare come dice Silvia, cioè vedere tutto dietro ad un ottica vecchia e poco elastica. Cosa c’è di male se si mischia la letteratura insieme ad una messa in piega e l’acquisto di un paio di scarpe? Ci sono lettori e lettrici di tutti i tipi. A voi vi piace la piccola libreria dietro casa, dove sono in bella mostra saggi e letteratura dell’ottocento. E chi invece vuole qualcosa di diverso? Perché non darglielo?
    Perché dovete sempre pensare a manovre sessiste? Che c’è di male nel riconoscere le esigenze di un certo tipo di pubblico femminile?

    Ognuno ha i suoi gusti. Solo che finché si mettono in mostra quelli “culturati” va tutto bene, perché sembra fare un complimento a tutti, “edicole intelligenti per persone intelligenti”, mentre se si punta su gusti più terra-terra, al puro divertimento dall’apparenza un po’ superficiale, ecco che salta fuori il putiferio, “perché non siamo tutte così superficiali”.
    Con questa iniziativa non hanno fatto altro che proporre un luogo dove poter accontentare un certo tipo di clientela. Ecco una libreria-parucchiere-profumeria-luna park. Non vi piace? Non ci andate.

    Ma vi offendete ogni volta che vedete un abito femminile rosa? Perché è come se vi dicessero (Oh mio Dio!!!) che il rosa piace alle ragazze… davvero dei villani! Quando entrate in un negozio di scarpe, per non offendervi dovrebbero proporvi prima di tutto anfibi militari e pantaloni da lavoro. Sarebbe sessista se la commessa del negozio vi guidasse nel reparto delle scarpe con i tacchi!
    Sono ironico, ma non vi sto istigando, sia chiaro. Non mi va di litigare. Solo che è questo che ho capito dai vostri discorsi. Ho capito che secondo voi:
    - la letteratura dovrebbe sempre avere una parvenza aristocratica. Vi stanno bene i romanzetti, ma che non siano messi in bella mostra!
    - cercare di venire incontro alle esigenze femminili è discriminatorio;
    - cercare di innovare una figura troppo vecchio stile della libreria, proponendo un contesto specifico per un certo gusto letterario, sia sbagliato.
    Magari ho capito male io…

  • http://wdsucks.altervista.org Izzy

    Non capisco perché dobbiate vederla così tragica. Personalmente non ci vedo nulla di male.
    Mi sembra un’iniziativa divertente. E potrebbe avvicinare alla letteratura qualche ragazza che entrerebbe solo perché attirata dalle luci e dai prodotti di bellezza in vendita.
    Mi pare che voi vogliate proprio fare come dice Silvia, cioè vedere tutto dietro ad un ottica vecchia e poco elastica. Cosa c’è di male se si mischia la letteratura insieme ad una messa in piega e l’acquisto di un paio di scarpe? Ci sono lettori e lettrici di tutti i tipi. A voi vi piace la piccola libreria dietro casa, dove sono in bella mostra saggi e letteratura dell’ottocento. E chi invece vuole qualcosa di diverso? Perché non darglielo?
    Perché dovete sempre pensare a manovre sessiste? Che c’è di male nel riconoscere le esigenze di un certo tipo di pubblico femminile?

    Ognuno ha i suoi gusti. Solo che finché si mettono in mostra quelli “culturati” va tutto bene, perché sembra fare un complimento a tutti, “edicole intelligenti per persone intelligenti”, mentre se si punta su gusti più terra-terra, al puro divertimento dall’apparenza un po’ superficiale, ecco che salta fuori il putiferio, “perché non siamo tutte così superficiali”.
    Con questa iniziativa non hanno fatto altro che proporre un luogo dove poter accontentare un certo tipo di clientela. Ecco una libreria-parucchiere-profumeria-luna park. Non vi piace? Non ci andate.

    Ma vi offendete ogni volta che vedete un abito femminile rosa? Perché è come se vi dicessero (Oh mio Dio!!!) che il rosa piace alle ragazze… davvero dei villani! Quando entrate in un negozio di scarpe, per non offendervi dovrebbero proporvi prima di tutto anfibi militari e pantaloni da lavoro. Sarebbe sessista se la commessa del negozio vi guidasse nel reparto delle scarpe con i tacchi!
    Sono ironico, ma non vi sto istigando, sia chiaro. Non mi va di litigare. Solo che è questo che ho capito dai vostri discorsi. Ho capito che secondo voi:
    - la letteratura dovrebbe sempre avere una parvenza aristocratica. Vi stanno bene i romanzetti, ma che non siano messi in bella mostra!
    - cercare di venire incontro alle esigenze femminili è discriminatorio;
    - cercare di innovare una figura troppo vecchio stile della libreria, proponendo un contesto specifico per un certo gusto letterario, sia sbagliato.
    Magari ho capito male io…

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    @Izzy: mi sembra strano che un assiduo frequentatore di Liblog come te possa distorcere così una politica che, nei fatti, si dimostra costante in questo blog; mai fatta una discriminazione dei libri in modo aristocratico, mai difeso le vecchie librerie (a costo di litigare coi librai). Non c’è nessuna base per le tue argomentazioni, quindi – a dispetto di quello che scrivi – sono frasi dette solo per istigare.
    Inoltre sono prive di ogni nesso logico anche tra loro: il colore di un abito non può essere sessista, mentre lo è il separatismo culturale che viene messo in atto con queste iniziative, che esprimono non una preferenza ma un giudizio di merito su un genere.
    Per il resto ognuno ha le sue posizioni, che rispondono alla propria etica: troverò sempre sbagliato ghettizzare le persone in base alle preferenze e farne merce e massa. Secondo te è cosa buona e giusta. Probabilmente quando le librerie saranno solo questo non starà più bene nemmeno a te.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    @Izzy: mi sembra strano che un assiduo frequentatore di Liblog come te possa distorcere così una politica che, nei fatti, si dimostra costante in questo blog; mai fatta una discriminazione dei libri in modo aristocratico, mai difeso le vecchie librerie (a costo di litigare coi librai). Non c’è nessuna base per le tue argomentazioni, quindi – a dispetto di quello che scrivi – sono frasi dette solo per istigare.
    Inoltre sono prive di ogni nesso logico anche tra loro: il colore di un abito non può essere sessista, mentre lo è il separatismo culturale che viene messo in atto con queste iniziative, che esprimono non una preferenza ma un giudizio di merito su un genere.
    Per il resto ognuno ha le sue posizioni, che rispondono alla propria etica: troverò sempre sbagliato ghettizzare le persone in base alle preferenze e farne merce e massa. Secondo te è cosa buona e giusta. Probabilmente quando le librerie saranno solo questo non starà più bene nemmeno a te.

  • http://wdsucks.altervista.org Izzy

    Uff…
    Ti chiedo per favore di cancellare il mio commento, se davvero ti sembra istigatorio. In realtà erano solo degli esempi.
    ***
    Non ho mica accusato il Liblog. Io parlavo di questo articolo in particolare.
    ***
    A me non sembra ghettizzare. Sarebbe ghetizzare se quel tipo di letteratura si potesse trovare solo ed esclusivamente in quel tipo di libreria. Allora sarei daccordo, visto che ti costringerebbero a usufriurne nonostante non sia nelle tue corde. Anche a me romperebbe entrare in un negozio concepito per ragazzini solo perché sarebbe l’unico posto dove trovare un fantasy. Ma finché ci sono le librerie normali, non mi disturba sapere che ci sono anche librerie specializzate verso un tipo di cliente.
    Davvero non capisco tutto questo astio. Hanno fatto una libreria luna park tutta rosa (per modo di dire), con i tavolini per il tè, la profumeria, il reparto smalti per le unghie. E vendono romanzi di donne scritti per donne che trattono di queste cose, shopping, amori, ecc…
    Voi non siete il target di riferimento. Pazienza, perché arrabbiarvi? Siete davvero convinte che una cosa del genere possa fare del male alle persone? A me piace pensare che le persone siano in grado di pensare con la propria testa. Se questa iniziativa non piacerà, crollerà. Non ci credo troppo al “lavaggio del cervello”. Perché se si pensa che le donne non siano in grado di scegliere se trovano piacevole oppure no questa iniziativa, significa credere che qualcuno debbe pensare al posto loro. Questo sì che lo trovo sessista.
    ***
    Da come ne parlate, sembra quasi che questa sia la prima iniziativa di campo letterario rivolto alle donne, e per questo sia spregevole, poiché mostrerebbe davvero che chi l’ha promossa ha un idea di donna molto frivola. Forse è questo che mi confonde. Visto che ho sempre saputo che il pubblico forte dei libri sono donne, personalmente ho sempre ritenuto che tutte le iniziative precedenti fossero intese sopratutto a loro. Quindi questo sarebbe solo uno dei tanti progetti concepiti per un pubblico femminile. Essendo uno dei tanti e non certo il primo, non ne vedevo l’aspetto discriminatorio. Insomma, per essere chiari: se le donne sono il target maggiore di lettori, le librerie vengono costruite per loro. Ne sono state costruite migliaia sobrie e prive di preconcetti, ora si è passati a costruirne una per una certa clientela. Sempre femminile, ovviamente. Per questo non vedo il sessismo. Non è l’UNICA libreria femminile, o la PRIMA, ma solo una delle tante, delle ultime. Sbaglio?

  • http://wdsucks.altervista.org Izzy

    Uff…
    Ti chiedo per favore di cancellare il mio commento, se davvero ti sembra istigatorio. In realtà erano solo degli esempi.
    ***
    Non ho mica accusato il Liblog. Io parlavo di questo articolo in particolare.
    ***
    A me non sembra ghettizzare. Sarebbe ghetizzare se quel tipo di letteratura si potesse trovare solo ed esclusivamente in quel tipo di libreria. Allora sarei daccordo, visto che ti costringerebbero a usufriurne nonostante non sia nelle tue corde. Anche a me romperebbe entrare in un negozio concepito per ragazzini solo perché sarebbe l’unico posto dove trovare un fantasy. Ma finché ci sono le librerie normali, non mi disturba sapere che ci sono anche librerie specializzate verso un tipo di cliente.
    Davvero non capisco tutto questo astio. Hanno fatto una libreria luna park tutta rosa (per modo di dire), con i tavolini per il tè, la profumeria, il reparto smalti per le unghie. E vendono romanzi di donne scritti per donne che trattono di queste cose, shopping, amori, ecc…
    Voi non siete il target di riferimento. Pazienza, perché arrabbiarvi? Siete davvero convinte che una cosa del genere possa fare del male alle persone? A me piace pensare che le persone siano in grado di pensare con la propria testa. Se questa iniziativa non piacerà, crollerà. Non ci credo troppo al “lavaggio del cervello”. Perché se si pensa che le donne non siano in grado di scegliere se trovano piacevole oppure no questa iniziativa, significa credere che qualcuno debbe pensare al posto loro. Questo sì che lo trovo sessista.
    ***
    Da come ne parlate, sembra quasi che questa sia la prima iniziativa di campo letterario rivolto alle donne, e per questo sia spregevole, poiché mostrerebbe davvero che chi l’ha promossa ha un idea di donna molto frivola. Forse è questo che mi confonde. Visto che ho sempre saputo che il pubblico forte dei libri sono donne, personalmente ho sempre ritenuto che tutte le iniziative precedenti fossero intese sopratutto a loro. Quindi questo sarebbe solo uno dei tanti progetti concepiti per un pubblico femminile. Essendo uno dei tanti e non certo il primo, non ne vedevo l’aspetto discriminatorio. Insomma, per essere chiari: se le donne sono il target maggiore di lettori, le librerie vengono costruite per loro. Ne sono state costruite migliaia sobrie e prive di preconcetti, ora si è passati a costruirne una per una certa clientela. Sempre femminile, ovviamente. Per questo non vedo il sessismo. Non è l’UNICA libreria femminile, o la PRIMA, ma solo una delle tante, delle ultime. Sbaglio?

  • http://wdsucks.altervista.org Izzy

    @Livia: “Inoltre sono prive di ogni nesso logico anche tra loro: il colore di un abito non può essere sessista, mentre lo è il separatismo culturale che viene messo in atto con queste iniziative, che esprimono non una preferenza ma un giudizio di merito su un genere.”
    ***
    Scusa, ma poi sarei il quello che istiga? Mi stai dando del cretino… DIci che io dico cose senza nesso logico. Avrò una mia logica sbagliata, ma ce l’ho, cavolo!
    ***
    Abbiamo un modo differente di vedere le cose. Tu vedi cultura, io vedo prodotti. Tu vedi una divisione culturale e dei preconcetti discriminatori, io vedo una libreria che si specializza verso un tipo di prodotto e verso un tipo di clientela.
    Quindi, come ti offrono il rosa perché pensano possa piacerti, ti offrono una libreria luna park perché pensano che a qualche donna possa piacere. Mica significa che sono convinti che il rosa piaccia a tutte le donne! Come non è detto che siano convinto per forza che piaccia la libreria luna park. È uno dei tanti posti dove le donne possono comprare libri, non l’unico e solo. È uno dei tanti prodotti. NOn ti piace il negozio di gonne? Non ci vai. A me sembra la stessa cosa.

  • http://wdsucks.altervista.org Izzy

    @Livia: “Inoltre sono prive di ogni nesso logico anche tra loro: il colore di un abito non può essere sessista, mentre lo è il separatismo culturale che viene messo in atto con queste iniziative, che esprimono non una preferenza ma un giudizio di merito su un genere.”
    ***
    Scusa, ma poi sarei il quello che istiga? Mi stai dando del cretino… DIci che io dico cose senza nesso logico. Avrò una mia logica sbagliata, ma ce l’ho, cavolo!
    ***
    Abbiamo un modo differente di vedere le cose. Tu vedi cultura, io vedo prodotti. Tu vedi una divisione culturale e dei preconcetti discriminatori, io vedo una libreria che si specializza verso un tipo di prodotto e verso un tipo di clientela.
    Quindi, come ti offrono il rosa perché pensano possa piacerti, ti offrono una libreria luna park perché pensano che a qualche donna possa piacere. Mica significa che sono convinti che il rosa piaccia a tutte le donne! Come non è detto che siano convinto per forza che piaccia la libreria luna park. È uno dei tanti posti dove le donne possono comprare libri, non l’unico e solo. È uno dei tanti prodotti. NOn ti piace il negozio di gonne? Non ci vai. A me sembra la stessa cosa.

  • http://vogliosoloscrivere.wordpress.com Elfo

    Sinceramente avevo immaginato che, dal punto di vista di un ragazzo, non ci sarebbe stato nulla di male. E devo dire che in parte mi sembra di aver compreso il discorso di Izzy, cioè: se a me fa schifo il programma di Maria de Filippi non sono obbligata a guardarlo, ma è ingiusto che questo programma non possa andare in onda perchè ad un determinato pubblico piace. Sacrosanto. Però io sono libera di dire che l’idea di quel programma fa schifo. E’ lo stesso per le librerie “rosa”.
    Ribadisco che non mi ritengo una “femminista” e che a me il rosa piace eccome. Il fulcro della questione, che forse ad un maschietto sfugge, è che quando ti discriminano al giorno d’oggi non lo fanno più con le offese dichiarate della serie “la donna è inferiore”. Provano ad essere più articolati. Mascherano. Il messaggio che passa, però, è lo stesso. Il pubblico, poi, si abitua in fretta a quello che viene dato in pasto: ancora una volta porto ad esempio la nostra televisione. Ormai siamo tutti assuefatti ad un tipo di programmi così infimo che non ce ne accorgiamo più. Si tratta di un abbassamento, che lo vogliamo o no. Probabilmente saremo esagerate nel manifestarlo, ma a me dispiace che, per un’operazione di marketing, vengano utilizzate le librerie. Non la vedo esattamente come se si trattasse di una libreria specializzata in fantasy: in una libreria del genere non troveresti nè negozi di armature nè corsi di lotta per ammazzare il drago. Se poi Le Fel sarà un successo, auguri a monsieur Feltrinellì: io continuerò per la mia strada che comprende sia chick lit che tutto il resto. Perchè porsi limiti? ^^

  • http://vogliosoloscrivere.wordpress.com Elfo

    Sinceramente avevo immaginato che, dal punto di vista di un ragazzo, non ci sarebbe stato nulla di male. E devo dire che in parte mi sembra di aver compreso il discorso di Izzy, cioè: se a me fa schifo il programma di Maria de Filippi non sono obbligata a guardarlo, ma è ingiusto che questo programma non possa andare in onda perchè ad un determinato pubblico piace. Sacrosanto. Però io sono libera di dire che l’idea di quel programma fa schifo. E’ lo stesso per le librerie “rosa”.
    Ribadisco che non mi ritengo una “femminista” e che a me il rosa piace eccome. Il fulcro della questione, che forse ad un maschietto sfugge, è che quando ti discriminano al giorno d’oggi non lo fanno più con le offese dichiarate della serie “la donna è inferiore”. Provano ad essere più articolati. Mascherano. Il messaggio che passa, però, è lo stesso. Il pubblico, poi, si abitua in fretta a quello che viene dato in pasto: ancora una volta porto ad esempio la nostra televisione. Ormai siamo tutti assuefatti ad un tipo di programmi così infimo che non ce ne accorgiamo più. Si tratta di un abbassamento, che lo vogliamo o no. Probabilmente saremo esagerate nel manifestarlo, ma a me dispiace che, per un’operazione di marketing, vengano utilizzate le librerie. Non la vedo esattamente come se si trattasse di una libreria specializzata in fantasy: in una libreria del genere non troveresti nè negozi di armature nè corsi di lotta per ammazzare il drago. Se poi Le Fel sarà un successo, auguri a monsieur Feltrinellì: io continuerò per la mia strada che comprende sia chick lit che tutto il resto. Perchè porsi limiti? ^^

  • Only

    Citando Livia:”Mi disturba non poco l’evidente sessismo del creare una libreria per ragazze e farla secondo lo stereotipo della ragazzina che legge solo chick lit, fanatica della moda”

    Confesso che disturba anche me. Per fortuna hanno voluto precisare che l’esperimento non può definirsi una libreria…ci mancherebbe altro! Mi fa però sorridere che lo chiamino “rifugio per menti creative”. Ma quella, semmai, non è la definizione azzeccata proprio per una libreria?:)

  • Only

    Citando Livia:”Mi disturba non poco l’evidente sessismo del creare una libreria per ragazze e farla secondo lo stereotipo della ragazzina che legge solo chick lit, fanatica della moda”

    Confesso che disturba anche me. Per fortuna hanno voluto precisare che l’esperimento non può definirsi una libreria…ci mancherebbe altro! Mi fa però sorridere che lo chiamino “rifugio per menti creative”. Ma quella, semmai, non è la definizione azzeccata proprio per una libreria?:)

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