In morte dell’editor?

Scritto da Livia alle 14:40 del 28 Luglio 2009

La settimana scorsa è scoppiata una polemica intorno alla figura dell’editor: da un lato chi ne ha tentato la demolizione, come Carla Benedetti, dall’altro chi ha cercato di fare chiarezza sulla categoria e sul tipo di figura di cui si parla, come Mario Baudino, nella sua chiacchierata con Laura Lepri. Pur non avendo la loro autorità in merito, voglio aggiungere qualche considerazione personale.

In questo dibattito è stupido cercare chi abbia torto e chi, invece, ragione: l’uno sostiene che l’editing sia appiattimento, l’altro che sia una necessità letteraria. Le posizioni contengono ambedue parti di verità, a mio parere.

Esiste l’editing di omologazione, quello che, sfrondando il testo di ogni tentativo di personalità letteraria, lo rende assimilabile, e quindi omogeneizzato al resto degli editi. Leggendo alcuni libri – o meglio, prodotti editoriali – si notano affinità che fanno pensare ad una stessa mano; e, nella gran parte dei casi, è così: un editor ha lasciato la sua personale impronta, modificando il testo come lui lo avrebbe scritto. Questo sostituirsi all’autore, guadagnarsi la ribalta, non è per me un modo di lavorare apprezzato: se proprio si ha il desiderio di intervenire così pesantemente in un’opera letteraria, sarebbe meglio scriverla da sé.

Poi esiste l’editing che rispetta il testo, per il quale è necessario molto tempo e molta dedizione: si legge il testo, si lavora sempre insieme all’autore, si cerca di capire cosa inceppa la comunicazione fra scrittore e lettore. Ed è l’autore che riscrive, dove necessario, non l’editor. L’editor indica, non suggerisce. Spiega, non corregge. Conosco pochissimi editor di questo stampo; è più pratico, più veloce sicuramente operare autonomamente i cambiamenti necessari. Ma non migliore.

Ha ragione chi dice che in Italia si fa troppo editing invasivo: con la mole di opere edite non potrebbe essere diversamente. Ha ragione chi dice che in Italia si fa troppo poco editing (rispettoso): troppo tempo e fatica da investire, e non tutti sono disposti a farlo, coi risultati che, come avrete notato, sono sotto gli occhi di tutti.

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l'autore di questo articolo è Livia. Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva. (Scrivi all'autore).

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9 Commenti to “In morte dell’editor?”

  1. Sfranz il 28 Luglio 2009 alle 15:16 ha scritto:

    E’ ammirevole la tua equidistanza tra le parti: denota la serietà che ci metti nella tua professione.

  2. e. il 28 Luglio 2009 alle 15:24 ha scritto:

    … basta che la smettiamo di stupirci dell’editing di Lish sui racconti di Carver – come fosse una scoperta di ieri l’altro.
    davvero: basta!
    :D

    e.

  3. È che questo dibattito mi sembra una lite tra Lilliput e Blefuscu, in cui si arriva a farsi la guerra per stabilire qual è il giusto lato per aprire le uova.
    E il filosofico giusto mezzo?

  4. Il browser non m’apre la pagina del primo link (il pezzo della Benedetti). Quindi mi mancano elementi. Mi sembra una questione un po’ “tirata” e “artificiale”. Mi sembra di capire che la polemica nasca vuota o almeno risuoni vuota, perché si parla solo dell’editing come dell’atto del “correggere manipolando per uniformare a” ma verso cosa? Il gusto del lettore che non esiste o di quello che continua a sopravvivere? Editing al servizio di chi? Di chi scrive o di chi vorrebbe continuare a leggere, di chi stampa i libri o di chi vende i libri? Boh, nella mia personalissima ignoranza ho capito solo che si è discorso di un “manipolare/uniformare”, così mi permetto di riassumerlo come se si fosse parlato al vento dell’inutile cercare la perfezione, tanto innaturale quanto più naturale è la necessità di “riprodursi” anche attraverso la scrittura.
    .:. 

  5. @e: io non sono affatto stupita ;)
    @turnoff: ho provato, a me lo apre, non so quale possa essere il problema. Ti assicuro che, per chi ci lavora, non è affatto una questione tirata o artificiale: è una differenza di modus operandi tangibile.
    L’editing sicuramente non è descrivibile come un “inutile cercare la perfezione”, né una pratica innaturale: ogni testo ha bisogno di almeno una revisione, e nessun testo è sacro.

  6. @ Livia:
    Non ne faccio una questione “di sacro”, ma dico solo che un testo può già aver subito un editing “manipolativo” che non sarà lo stesso immune da vizi e che potrebbe passare sotto un altro editing ed uscirne nuovamente “manipolato”. Non credo che il ciclo abbia una fine, così a leggere quello che scrive Baudino, riguardo l’editing “manipolativo”, risuona tutto vuoto e artificiale, quasi al confine del gusto. Prendiamo gli esempi che lui riporta, ripresi da altri, alcuni non sono errori o allitterazioni, cacofonie ma scelte stilistiche. Che ne facciamo allora? Vediamo la scrittura come essa è in realtà o come dovrebbe essere? Preferiamo l’uso delle parole che producano l’evocazione di una qualche cosa o la perfezione che perfezione non è? E non sto dicendo no all’editing o si all’imbarbarimento.
    .:.

  7. Per porre la questione in modo brutale: la cacofonia è diversa dallo stile. Poi, si è liberi di utilizzarla quanto si vuole, ma non ci si deve stupire se non si verrà pubblicati.
    —————-
    C’è differenza tra scrivere per sé e scrivere per essere letti (e, come dicevo prima, pubblicati). Spesso pur avendo del buono da dire gli scrittori, specie gli esordienti, portano con sé difetti dettati dall’inesperienza. Poi, chiaramente, di casa editrice in casa editrice l’editing è diverso, ma questo è pacifico: diversi lettori, diversi editor, diverse sensibilità.

  8. Dall’avatar non ti facevo brutale :D !!
    Preferisco questa alternativa “l’editing che rispetta il testo, per il quale è necessario molto tempo e molta dedizione”. Non suona “vuota” :D
    .:.

  9. [...] “Fedeli e infedeli“, in libreria martedì 4 novembre. Curato da Mario Fortunato e Laura Lepri, il numero della rivista è dedicato al rapporto tra scrittore ed editore. Domenica 8 novembre, [...]

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