Facebook, facebook, facebook! Ma anche Twitter, di recente balzato agli onori della cronaca; qualcuno si azzarda persino a nominare FriendFeed. Ormai non esserci è impensabile per chiunque faccia impresa: nella percezione di molte persone, se non sei su FB (sostituire con acronimo a piacere) non esisti. E in un certo senso è anche vero.
Ora, dato che FB sembra essere il veicolo prediletto al momento, mi concentrerò su quello. Già avevo parlato dell’esecrabile abitudine di “chiedere l’amicizia” senza una parola di spiegazione, un approccio che dicesse “sono il tuo vecchio amico dell’asilo” o qualcosa del genere.
Adesso che gran parte degli editori hanno una forma di presenza sul social più famoso (per ora) d’Italia, vorrei esaminare le modalità della presenza e spiegare quali amo e quali no. Sono mie preferenze personali, ma argomentate.
Innanzitutto esistono almeno tre modi per essere presenti: il profilo personale, la fanpage, il gruppo. Il profilo personale significa fingersi una persona fisica mettendo come nome e cognome i dati dell’azienda. La fanpage è uno strumento molto simile al profilo personale, dedicato ai soggetti giuridici, però: presuppone una società,un personaggio, un prodotto, un oggetto di rilevanza pubblica. Il gruppo è uno strumento associativo libero in cui determinate persone che condividono interessi e/o attività decidono di ritrovarsi a discutere.
Fare un profilo personale per un’azienda per me è un po’ barare: l’azienda non è una persona, e se si registra come tale nella mia home comparirà ogni volta che scambia una parola con chicchessia, quando si iscrive al gruppo quelli che ogni tanto hanno sete, quando fa un test assurdo. Ammettiamolo: non è poi molto professionale. E se usato in modo scriteriato questo profilo potrebbe indurmi a usare il tasto Nascondi, che vanifica completamente il buono che c’è in mezzo al rumore.
La fanpage (che è il modello da me scelto sia per Tanit sia per Liblog) permette a me di pubblicare le mie notizie – con parsimonia, sempre – e finire in home, senza che vengano condivisi anche i miei momenti di personale svago. Con una sola persona fisica e un account – Livia – gestisco più pagine ufficiali, usate ognuna per il suo fine. E riesco a evitare il sovraffollamento di notizie sulle pagine di chi mi segue, infastidendolo così il meno possibile.
Infine il gruppo: essendo per sua natura una aggregazione spontanea, sarebbe il migliore strumento. Se Fb però non lo rendesse così ostico: non può mettere notizie in homepage, non è agevole la condivisione di foto o filmati (che finiscono in fondo), la bacheca necessita di moderazione continua e in più, come se non bastasse, se si seguono molti gruppi è difficile tenerne bene traccia.
Ciò detto però avvengono strani fenomeni. Numero uno: ci sono aziende che hanno le tre cose insieme (alcune solo due, in realtà). Così ogni volta che mandano un messaggio di qualsiasi genere mi arriva almeno tre volte. E va bene che sono smemorata, ma questo si chiama spam. Numero due (che è più una domanda): perché oltre alla tua fanpage mi inviti a quella del tuo autore e a quella del suo libro? Dico: chi è mai, Saramago? No.
E allora mi spieghi cosa sarebbe di me se mi iscrivessi a tutte le benedette fanpage di ogni autore e libro editi in Italia? Bisogna avere un minimo di coscienza di sé e vedere i propri limiti e le proprie potenzialità. Capisco che si voglia promuovere i propri prodotti, ma personalmente la ridondanza mi provoca un senso di fastidio persistente, più che invogliarmi all’acquisto.
Essere presenti non basta: bisogna esserlo con cautela, consapevolezza e parsimonia.