Il Papa e il diritto d’autore

Scritto da: il 10.07.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Piovono rane qualche giorno fa ha segnalato una frase a mio parere molto interessante:

«Ci sono forme eccessive di protezione della conoscenza da parte dei paesi ricchi, mediante un utilizzo troppo rigido del diritto di proprietà intellettuale [...]».
Enciclica “Caritas In Veritate“, pagina 32.

Non avete letto male: la frase è di Benedetto XVI, e, che siate cattolici o anticlericali, il fatto che una delle più influenti autorità – al mondo – si pronunci sull’argomento è fatto non solo notevole di per sé ma anche positivo. Vero è che più avanti si riferisce direttamente alla sfera della sanità e quindi posso immaginare che parlasse di brevetti farmaceutici, ma la frase iniziale ha una portata molto ampia.

Accennare, sebbene in una riga, al problema del diritto d’autore è una conquista per chi, come me, vorrebbe vederlo tornare a quel che fu all’origine: un metodo per tutelare l’autore dallo sfruttamento quasi gratuito della sua opera. Che ne debbano godere poi i bisbisbisnipoti per il solo fatto di essere nati con un dato cognome, mi sembra tuttora assurdo, considerando che l’effetto è stato fare sparire rapidamente molti autori dal nostro retroterra culturale.

Speriamo che sia un segnale di positivo cambiamento e serva ad aumentare l’attenzione, già crescente, su questi temi.

«La corruzione e l’illegalità sono purtroppo presenti sia nel comportamento di soggetti economici e politici dei Paesi ricchi, vecchi e nuovi, sia negli stessi Paesi poveri. A non rispettare i diritti umani dei lavoratori sono a volte grandi imprese transnazionali e anche gruppi di produzione locale. Gli aiuti internazionali sono stati spesso distolti dalle loro finalità, per irresponsabilità che si annidano sia nella catena dei soggetti donatori sia in quella dei fruitori. Anche nell’ambito delle cause immateriali o culturali dello sviluppo e del sottosviluppo possiamo trovare la medesima articolazione di responsabilità».

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