Il manifesto di Moscatelli o Dell’informazione

Scritto da: il 27.03.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Di recente tutte le mie strade informatiche hanno incrociato quelle del buon Moscatelli, come quelle coincidenze che ti fanno riflettere. Pochissimo tempo fa questo sognatore è riuscito a sintetizzare (oddio… il testo è un po’ lungo) dieci punti argomentati in cui dimostra l’assurdità del contributo editoriale. Il suo manifesto è leggibile sul sito ma, data la lunghezza, ne ho impaginato personalmente un pdf.

Una delle mie perplessità, chiacchierando col curatore, è che mi sembrava si rivolgesse più agli scrittori che agli editori, e che fosse molto idealista e poco operativo; non vogliono essere critiche, ma semplici puntelli su cui, magari, strutturare il passo successivo. In effetti il destinatario del manifesto è lo scrittore, ma l’adesione comporta anche una presa di posizione comune, un’alleanza tra piccoli editori, il condividere un fronte.

Quello che non mi aspettavo è di piombare in una situazione che mi ricordasse quanto è importante fare informazione sull’editoria a pagamento. Entro in una fumetteria; chiacchiero un po’ con i ragazzi all’interno, un lui e una lei, e parlando si arriva anche al famoso “tu che fai?”, che, a seconda del soggetto, prelude a un paio d’ore di tragedia o un simpatico scambio d’idee.

Quando si comincia a parlare di editoria, come dico spesso, si scopre che chiunque è uno scrittore di primo o di secondo grado (scrittore in prima persona o amico di uno scrittore – aspirante, sedicente, esordiente). Così, mi son trovata davanti uno scrittore di secondo grado, lui, e una scrittrice, lei; per comodità nel riportare il dialogo li chiamerò Orazio e Clarabella (continua la sfida per ricevere la denuncia di violazione copyright).

Clarabella: Vi è arrivato per caso questo libro? – andando verso la vetrina per prendere un volumetto.
Io: veramente non ho una libreria, proprio una casa editrice; i libri non li riceviamo, li facciamo.
Clarabella: Ah. Ma l’hai visto in qualche libreria?
Orazio: Beh, faglielo vedere comunque, no?
Io prendo in mano il volumetto, e dopo pochissimo dico: beh, è chiaramente un libro di un editore a pagamento, è difficilissimo che sia in qualche libreria.
Orazio e Clarabella, sorpresissimi: Perché, esistono anche editori non a pagamento?
Due minuti di silenzio per riprendermi. Facciamo tre, va’.

La discussione tocca il suo apice quando mi chiedono io come ci guadagno; e se a me pare lapalissiano che per guadagnare si debbano vendere i libri, a loro no. Allora faccio l’esempio della fumetteria: “Tu ricevi i fumetti dal distributore, che ti fornisce la materia prima per la tua attività; è il distributore a pagare te per farsi esporre? No, il distributore viene pagato da te e tu ricevi il tuo compenso dal compratore, giusto? E allora perché l’editoria dovrebbe essere l’unica impresa a fare eccezione?”.

Morale della favola, e di una mezz’oretta di chiacchierata: Clarabella ha pagato 200 copie da 135 pagine, rilegatura a colla (non a filo), non brossurate, copertina molle, nessuna grafica, nessun editing più di 4 volte il reale costo di stampa, avendone in cambio una cosa che ha la forma di un libro ma che libro non è, peraltro al prezzo di copertina di 16 euro, rendendosi di fatto invendibile.

Che sia il prossimo Saramago o la peggiore imbrattacarte del mondo, non ha importanza: non avrà mai la possibilità di saperlo, proprio perché ha pagato. Non avrà promozione, perché ha pagato (che m’importa vendere, se ho già abbondantemente coperto le mie spese?), non avrà accesso a librerie e recensioni. Non avrà insomma nulla, ma senza un incontro come quello fortuito di ieri sarebbe stata convinta di aver pubblicato, quando invece ha solo stampato.

Lei era onestamente e genuinamente convinta che fosse la norma, che fosse la via per diventare scrittori, e ho letto sul suo viso prima la delusione, poi la rabbia, e ancora un’infinita modulazione di sentimenti di sconfitta. Ma la sconfitta non è sua, è nostra, dei piccoli editori che non sanno affermare la loro esistenza tanto da far capire a questi ragazzi che la Vanity press non è editoria ma stampa. E che se proprio ci tengono tanto costa meno andare in tipografia a farsi stampare le proprie cento copie, duecento, per soddisfazione personale.

La sconfitta è nostra perché non riusciamo a far sapere a tutti che la norma non è quella, non è giusto pagare, non si deve. La sconfitta è nostra perché ti chiedono come ci guadagni, perché ti guardano come un alieno, perché sono stupiti della tua esistenza. Oggi le ho stampato una copia del manifesto, e gliela porterò più tardi. Penso che ne stamperò un bel po’, a onor del vero, e le distribuirò in giro per Catania, città appestata da editori a pagamento (per il 90%, ahimè).

  • Elfo

    Sai… credo che anch’io stamperò qalche copia di questo manifestino… e lo porterò con me per distribuirlo nei posti che so possono essere frequentati da amanti della lettura e della scrittura. Ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare qualcosa contro le persone che manipolano i sogni di tanti ragazzi.

  • Elfo

    Sai… credo che anch’io stamperò qalche copia di questo manifestino… e lo porterò con me per distribuirlo nei posti che so possono essere frequentati da amanti della lettura e della scrittura. Ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare qualcosa contro le persone che manipolano i sogni di tanti ragazzi.

  • Noe

    “Tutti gli scrittori credono davvero in ciò che hanno scritto, è chiaro, quindi questa tesi è soltanto un pretesto per spingere gli scrittori esordienti a rifugiarsi nell’editoria a pagamento. Se crede davvero in ciò che ha scritto, lo scrittore deve – piuttosto – pretendere da se stesso di arrivare alla pubblicazione senza scendere a compromessi con l’editoria a pagamento”.

    Appunto. Se uno crede davvero in quello che ha scritto, non deve giocare la carta più semplice, deve puntare più in alto che può, che significa, più o meno: un editore serio, che legge e “lavora” quel che pubblica, che lo distribuisce e lo pubblicizza nel più possibile ampio raggio d’azione. Se uno è spinto da un narcisistico desiderio di vedere i propri scarabocchi “a forma” di libro, l’editore a pagamento è proprio quello che fa per lui. Ma se uno oltre alla forma vuole “la funzione” di un libro, che è girare, essere letto, essere amato, sfogliato, riposto in una libreria come un tesoro o esposto in una vetrina in attesa di essere acquistato, l’editore a pagamento è IL nemico. Dubito che chiunque provi un minimo di affetto per quanto ha scritto sarebbe felice di scendere a questo compromesso; il punto sta nel sapere che ci si sta scendendo, e QUANTO si sta cadendo in basso. Temo che nel contratto non ci sia scritto ***ATTENZIONE IMBROGLIO***, vero? :-p

  • Noe

    “Tutti gli scrittori credono davvero in ciò che hanno scritto, è chiaro, quindi questa tesi è soltanto un pretesto per spingere gli scrittori esordienti a rifugiarsi nell’editoria a pagamento. Se crede davvero in ciò che ha scritto, lo scrittore deve – piuttosto – pretendere da se stesso di arrivare alla pubblicazione senza scendere a compromessi con l’editoria a pagamento”.

    Appunto. Se uno crede davvero in quello che ha scritto, non deve giocare la carta più semplice, deve puntare più in alto che può, che significa, più o meno: un editore serio, che legge e “lavora” quel che pubblica, che lo distribuisce e lo pubblicizza nel più possibile ampio raggio d’azione. Se uno è spinto da un narcisistico desiderio di vedere i propri scarabocchi “a forma” di libro, l’editore a pagamento è proprio quello che fa per lui. Ma se uno oltre alla forma vuole “la funzione” di un libro, che è girare, essere letto, essere amato, sfogliato, riposto in una libreria come un tesoro o esposto in una vetrina in attesa di essere acquistato, l’editore a pagamento è IL nemico. Dubito che chiunque provi un minimo di affetto per quanto ha scritto sarebbe felice di scendere a questo compromesso; il punto sta nel sapere che ci si sta scendendo, e QUANTO si sta cadendo in basso. Temo che nel contratto non ci sia scritto ***ATTENZIONE IMBROGLIO***, vero? :-p

  • http://www.xii-online.com/ Fabrizio

    Tolte le persone che vogliono vedere pubblicato il proprio elaborato, per le quali l’editoria a pagamento va benissimo (ma, in fondo è solo una versione molto più cara del POD senza aumenti di qualità), per tutti gli altri autori vale un altro discorso.

    Io, scrittore esordiente, porto a termine il mio lavoro. L’ho riletto ben due volte e mi pare sia tutto perfetto. Non può che essere così, l’ho scritto io.
    E ora che faccio?
    Un amico di un’amica mi ha detto che se mando un po’ di mail in giro prima o poi trovo qualcuno che mi pubblica. Si tratta di una questione di grandi numeri, un po’ come vendere le polizze sulla vita.
    E poi il mio lavoro è perfetto. L’ho scritto io. Non è una questione di “se”, ma di “quando” sarò pubblicato.
    Quindi vado su Google, digito “Case editrici” e raccolgo tutti gli indirizzi mail che trovo, anche Mondadori, che magari ci scappa che divento il nuovo Licia Troisi.

    E così prendo il mio file .doc, lo allego a una (una sola) mail con dentro tutti gli indirizzi che ho trovato (non posso certo perdere tempo a mandare decine di mail, sono un artista, io, non un impiegato), magari in Ccn (ma anche no), ci scrivo “Buongiorno mi chiamo Xxx, sono uno scrittore, prego prendere visione del mio manoscritto, che allego. Cordiali Saluti” e premo “invia”.
    Chi mi risponderà, secondo voi, dicendomi che sono il nuovo Licia Troisi?

    Il punto è: cosa è mancato, a me scrittore in buona fede e desideroso di vedere il mio romanzo girare, essere letto, amato, sfogliato ecc ecc?
    A parte l’umiltà, intendo, ma questo era a scopo puramente caricaturale.
    Mi è mancata la volontà di confrontarmi, di informarmi, di fare i miei interessi.
    Sono io scrittore, il primo che deve capire, almeno un po’, come funziona il mondo dell’editoria.
    La rete è stracolma di siti letterari che sviscerano tutti gli aspetti dell’Editoria, compreso Liblog, fornendo quasi sempre consigli e indicazioni utili per chi, come me ha iniziato un certo cammino (perché terminare un romanzo non è la fine, ma l’inizio).
    L’iniziativa di Moscatelli è lodevole, ma è prima di tutto dovere degli scrittori informarsi ed evitare certe trappole.
    Le risposte sono a portata di mano, grazie a internet. Basta chiedere e le risposte arrivano quasi da sole.
    Basta cercare e le informazioni utili spuntano come funghi

    L’unica cosa contro l’editoria a pagamento che può fare una casa editrice è non richiedere contributi. E sbandierarlo ai quattro venti.
    Chi può fare davvero tanto sono gli scrittori stessi, che in questo mercato perverso rappresentano la domanda (cosa che può facilmente essere estesa ad altri mercati perversi, ma questa è un’altra storia).

    Con questo non voglio dire che una mano, agli scrittori, non vada data. Specie quando si assiste a una scena imbarazzante come quella di Orazio e Clarabella.
    Ma è prima di tutto la mentalità di tutti gli Orazio e Clarabella del Paese, che va cambiata.

  • http://www.xii-online.com/ Fabrizio

    Tolte le persone che vogliono vedere pubblicato il proprio elaborato, per le quali l’editoria a pagamento va benissimo (ma, in fondo è solo una versione molto più cara del POD senza aumenti di qualità), per tutti gli altri autori vale un altro discorso.

    Io, scrittore esordiente, porto a termine il mio lavoro. L’ho riletto ben due volte e mi pare sia tutto perfetto. Non può che essere così, l’ho scritto io.
    E ora che faccio?
    Un amico di un’amica mi ha detto che se mando un po’ di mail in giro prima o poi trovo qualcuno che mi pubblica. Si tratta di una questione di grandi numeri, un po’ come vendere le polizze sulla vita.
    E poi il mio lavoro è perfetto. L’ho scritto io. Non è una questione di “se”, ma di “quando” sarò pubblicato.
    Quindi vado su Google, digito “Case editrici” e raccolgo tutti gli indirizzi mail che trovo, anche Mondadori, che magari ci scappa che divento il nuovo Licia Troisi.

    E così prendo il mio file .doc, lo allego a una (una sola) mail con dentro tutti gli indirizzi che ho trovato (non posso certo perdere tempo a mandare decine di mail, sono un artista, io, non un impiegato), magari in Ccn (ma anche no), ci scrivo “Buongiorno mi chiamo Xxx, sono uno scrittore, prego prendere visione del mio manoscritto, che allego. Cordiali Saluti” e premo “invia”.
    Chi mi risponderà, secondo voi, dicendomi che sono il nuovo Licia Troisi?

    Il punto è: cosa è mancato, a me scrittore in buona fede e desideroso di vedere il mio romanzo girare, essere letto, amato, sfogliato ecc ecc?
    A parte l’umiltà, intendo, ma questo era a scopo puramente caricaturale.
    Mi è mancata la volontà di confrontarmi, di informarmi, di fare i miei interessi.
    Sono io scrittore, il primo che deve capire, almeno un po’, come funziona il mondo dell’editoria.
    La rete è stracolma di siti letterari che sviscerano tutti gli aspetti dell’Editoria, compreso Liblog, fornendo quasi sempre consigli e indicazioni utili per chi, come me ha iniziato un certo cammino (perché terminare un romanzo non è la fine, ma l’inizio).
    L’iniziativa di Moscatelli è lodevole, ma è prima di tutto dovere degli scrittori informarsi ed evitare certe trappole.
    Le risposte sono a portata di mano, grazie a internet. Basta chiedere e le risposte arrivano quasi da sole.
    Basta cercare e le informazioni utili spuntano come funghi

    L’unica cosa contro l’editoria a pagamento che può fare una casa editrice è non richiedere contributi. E sbandierarlo ai quattro venti.
    Chi può fare davvero tanto sono gli scrittori stessi, che in questo mercato perverso rappresentano la domanda (cosa che può facilmente essere estesa ad altri mercati perversi, ma questa è un’altra storia).

    Con questo non voglio dire che una mano, agli scrittori, non vada data. Specie quando si assiste a una scena imbarazzante come quella di Orazio e Clarabella.
    Ma è prima di tutto la mentalità di tutti gli Orazio e Clarabella del Paese, che va cambiata.

  • http://sonnenbarke.wordpress.com Marina

    Cara Livia, hai fatto bene a creare un pdf, ottima idea.

    A proposito di Clarabella: dopo un po’ ci si fa l’occhio e il libro di un editore a pagamento si riconosce a prima vista, come hai fatto tu. Ecco, il punto è questo: se vedo un libro palesemente di un editore a pagamento (alle fiere, ahinoi, ce ne sono) io di solito non mi ci avvicino neanche. Perché non ho voglia di dare altri soldi a questi signori, e perché penso che la maggior parte delle volte questi libri non siano meritevoli.

    Il problema è che a volte (non spesso, credo) potrebbero invece essere bei libri, magari si potrebbe pure trattare davvero del nuovo Saramago, chissà. E non sarà solo l’autore a non saperlo mai, sarà tutto il pubblico di lettori. Io, di certo, non lo saprò mai, per dire.

    PS. Non sono una gran commentatrice, è vero, ma ti leggo sempre. Magari a volte con un po’ di ritardo, ma sempre :)

  • http://sonnenbarke.wordpress.com Marina

    Cara Livia, hai fatto bene a creare un pdf, ottima idea.

    A proposito di Clarabella: dopo un po’ ci si fa l’occhio e il libro di un editore a pagamento si riconosce a prima vista, come hai fatto tu. Ecco, il punto è questo: se vedo un libro palesemente di un editore a pagamento (alle fiere, ahinoi, ce ne sono) io di solito non mi ci avvicino neanche. Perché non ho voglia di dare altri soldi a questi signori, e perché penso che la maggior parte delle volte questi libri non siano meritevoli.

    Il problema è che a volte (non spesso, credo) potrebbero invece essere bei libri, magari si potrebbe pure trattare davvero del nuovo Saramago, chissà. E non sarà solo l’autore a non saperlo mai, sarà tutto il pubblico di lettori. Io, di certo, non lo saprò mai, per dire.

    PS. Non sono una gran commentatrice, è vero, ma ti leggo sempre. Magari a volte con un po’ di ritardo, ma sempre :)

  • http://www.canidacuccia.it Ignax

    @ Tutti gli aspiranti autori

    Vorrei ritornare sul tema del pagamento evidenziandone la assoluta insensatezza nel caso di accetazione di un contratto con un editore a pagamento da parte dell’autore.

    L’autore è il soggetto il cui il diritto è tutelato sia dal punto di vista morale, sia dal punto di vista economico.
    E’ colui che offre il prodotto, quindi è lui che deve ricevere un corrispettivo per la prestazione e non viceversa.
    Insomma è come se voi andaste al supermercato e pretendeste di venire pagati per il semplice motivo che state portando la spesa a casa vostra!

    Vista la normale partecipazione agli utili che viene corrisposta all’autore da una casa editrice NON A PAGAMENTO (mediamente il 10% di prezzo di copertina) perchè lo stesso dovrebbe farsi carico di una quota di costi pari al 250% (media approssimativa) del totale?

    Quello che avviene con gli editori a pagamento è semplicemente un trasferimento del rischio di impresa a totale carico dell’autore, cioè una specie di truffa.
    Fate attenzione

  • http://www.canidacuccia.it Ignax

    @ Tutti gli aspiranti autori

    Vorrei ritornare sul tema del pagamento evidenziandone la assoluta insensatezza nel caso di accetazione di un contratto con un editore a pagamento da parte dell’autore.

    L’autore è il soggetto il cui il diritto è tutelato sia dal punto di vista morale, sia dal punto di vista economico.
    E’ colui che offre il prodotto, quindi è lui che deve ricevere un corrispettivo per la prestazione e non viceversa.
    Insomma è come se voi andaste al supermercato e pretendeste di venire pagati per il semplice motivo che state portando la spesa a casa vostra!

    Vista la normale partecipazione agli utili che viene corrisposta all’autore da una casa editrice NON A PAGAMENTO (mediamente il 10% di prezzo di copertina) perchè lo stesso dovrebbe farsi carico di una quota di costi pari al 250% (media approssimativa) del totale?

    Quello che avviene con gli editori a pagamento è semplicemente un trasferimento del rischio di impresa a totale carico dell’autore, cioè una specie di truffa.
    Fate attenzione

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