Il booktrailer – parte II

Scritto da: il 23.09.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

La scorsa settimana abbiamo cominciato ad operare una grossolana distinzione fra le possibilità espressive del booktrailer e abbiamo riflettuto sul suo appartenere o meno alla categoria di pubblicità. Restano da discutere il suo significato e la sua validità.

Non voglio approfondire il significato del singolo booktrailer ma quello del genere in sé, per quanto  possa sembrare che sia ambiziosa come pretesa. Mi vengono in mente due domande.
Qual è il senso di dare una rappresentazione visuale ad un testo scritto? A che esigenza risponde questa trasposizione?

Il BT è come un ulteriore paratesto rispetto al prodotto culturale cui si riferisce, ma un paratesto imperfetto e indiretto: se una buona comunicazione pubblicitaria non deve mai prescindere dallo studio del target cui si riferisce, sembra che il BT invece tenda a ignorarlo apertamente.

Il BT appartiene ad un modo di comunicare veloce e visivo, tanto quanto il libro attiene ad un modo lento e immaginifico; è quindi probabile che i target di queste due forme di comunicazione non coincidano. Mi chiedo infatti quale sia l’influenza dello spot, magari diffusissimo attraverso Youtube, sull’effettiva vendita del libro: quanti video portano poi all’acquisto del loro prodotto?

Come molti lettori il mio personale BT esiste da sempre, ed è un altro: la recensione del critico di fiducia e l’anticipazione mandata in giro dall’editore, l’estratto del primo capitolo, una piccola storia dentro la storia, una buona copertina ed una buona quarta.

Vero è che questo non è del tutto possibile via web, ma sembra che ci si stia “attrezzando” con l’utilizzo dell’ottimo strumento Issuu a disposizione online.

Credo, ma è solo una opinione, che il BT possa essere un eccellente strumento di diffusione per una determinata categoria di libri, che risponda alla stessa esigenza di comunicazione veloce, oppure  possa ampliare la sua efficacia cambiando un po’ la struttura e l’orientamento.

Se, infatti, venisse svincolato dall’esigenza pubblicitaria (come alcuni già girati – Coraline e Manituana) e diventasse un prodotto culturale a sé, allora farebbe partire quella tanto virtuosa risonanza creativa che permette alle idee di fermentare e diffondersi, contaminandosi (in senso positivo).

Chissà se dopo il Booktrailer Lab all’interno del Trailerfilmfest cambierò opinione.

  • http://www.grenar.info Grenar

    Ciao, complimenti per i due articoli sui booktrailer. Condivido la tua analisi (in particolare, distinzione tra comunicazione commerciale e comunicazione culturale), e la tua conclusione. Il successo di un booktrailer sta nella sua capacità di vivere staccato dal libro (Coraline…), e quindi nel suo valore tout court.

    Sui booktrailer ho scritto un articolo:
    http://www.grenar.info/cgi-bin/articles.asp?id=42

    E ne ho anche fatti alcuni:
    http://www.grenar.info/booktrailer_lab_production.html

    Nell’articolo ti domandi: “quanti video portano poi all’acquisto del loro prodotto?”. Io ho un’idea drastica… il booktrailer ha un ROI (return on investment) negativo, è una operazione in perdita per definizione. Come anche il videoclip.

    Il videoclip ha perso da molto tempo la sua funzione promozionale. Non è mai esistito un modo di stabilirne l’efficacia per le vendite. Oggi serve soprattutto a *far esistere* una canzone in tv. E serve a separare chi ce l’ha da chi non ce l’ha… è uno STATUS SYMBOL.

    Quando la qualità media dei booktrailer comincerà a crescere, e la loro valenza di status symbol non sarà più ignorabile, ovvero quando saranno trasmessi in tv (magari da MTV), beh, credo che ci sarà un effetto domino che porterà le grandi case editrici a… fare continue operazioni in perdita, perché tutte le più grandi lo fanno e quindi *si deve fare*.

    Grenar

  • http://www.grenar.info Grenar

    Ciao, complimenti per i due articoli sui booktrailer. Condivido la tua analisi (in particolare, distinzione tra comunicazione commerciale e comunicazione culturale), e la tua conclusione. Il successo di un booktrailer sta nella sua capacità di vivere staccato dal libro (Coraline…), e quindi nel suo valore tout court.

    Sui booktrailer ho scritto un articolo:
    http://www.grenar.info/cgi-bin/articles.asp?id=42

    E ne ho anche fatti alcuni:
    http://www.grenar.info/booktrailer_lab_production.html

    Nell’articolo ti domandi: “quanti video portano poi all’acquisto del loro prodotto?”. Io ho un’idea drastica… il booktrailer ha un ROI (return on investment) negativo, è una operazione in perdita per definizione. Come anche il videoclip.

    Il videoclip ha perso da molto tempo la sua funzione promozionale. Non è mai esistito un modo di stabilirne l’efficacia per le vendite. Oggi serve soprattutto a *far esistere* una canzone in tv. E serve a separare chi ce l’ha da chi non ce l’ha… è uno STATUS SYMBOL.

    Quando la qualità media dei booktrailer comincerà a crescere, e la loro valenza di status symbol non sarà più ignorabile, ovvero quando saranno trasmessi in tv (magari da MTV), beh, credo che ci sarà un effetto domino che porterà le grandi case editrici a… fare continue operazioni in perdita, perché tutte le più grandi lo fanno e quindi *si deve fare*.

    Grenar

  • Pingback: Trailers Film Fest al via | 095

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Oggi ho avuto il piacere di conoscere uno dei quattro autori del BT di Coraline, Fabio Legnani, della Bonsaininja studio.
    I loro prodotti sono di altissimo livello qualitativo, e mi ha colpita positivamente non solo l’umiltà e la disponibilità di questo ragazzo (27 anni!), ma anche la capacità di analisi del genere, del budget e del target.
    Uscendo dal workshop del TrailerLAB avevo confermato la mia ipotesi, arricchendola col punto di vista di chi il BT lo produce(va).
    Anzi, dato che per domani abbiamo fissato un’intervista, volete girargli qualche domanda specifica?

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Oggi ho avuto il piacere di conoscere uno dei quattro autori del BT di Coraline, Fabio Legnani, della Bonsaininja studio.
    I loro prodotti sono di altissimo livello qualitativo, e mi ha colpita positivamente non solo l’umiltà e la disponibilità di questo ragazzo (27 anni!), ma anche la capacità di analisi del genere, del budget e del target.
    Uscendo dal workshop del TrailerLAB avevo confermato la mia ipotesi, arricchendola col punto di vista di chi il BT lo produce(va).
    Anzi, dato che per domani abbiamo fissato un’intervista, volete girargli qualche domanda specifica?

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Errata corrige rispetto al post precedente. Vero è che aveva fissato una intervista per le 13 di oggi. E poi che l’ha slittata alle 15-15:30. E che è arrivato puntuale.
    Ma poi mi ha lasciata a fare “anticamera” mentre passeggiava o si sedeva o chiacchierava (svago, non lavoro) con amici del suo ambiente fino alle 16:30.
    Ecco. A quel punto sono andata via: lui sarà anche bonsaininja, ma un po’ di rispetto, beh, non lo si nega a nessuno.
    L’intervistatore non è un servo, io credo.

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Errata corrige rispetto al post precedente. Vero è che aveva fissato una intervista per le 13 di oggi. E poi che l’ha slittata alle 15-15:30. E che è arrivato puntuale.
    Ma poi mi ha lasciata a fare “anticamera” mentre passeggiava o si sedeva o chiacchierava (svago, non lavoro) con amici del suo ambiente fino alle 16:30.
    Ecco. A quel punto sono andata via: lui sarà anche bonsaininja, ma un po’ di rispetto, beh, non lo si nega a nessuno.
    L’intervistatore non è un servo, io credo.

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