Il booktrailer – parte I

Scritto da: il 16.09.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Si avvicina la fatidica data del Trailerfilmfest a Catania e quindi della scorpacciata di booktrailers che farò. Prima di andare a godermi lo spettacolo, però, è giunto il tempo di pormi e porvi qualche domanda sul booktrailer stesso, sul suo uso, sulla forma, sul significato e sulla validità.

Il booktrailer (da ora in avanti solo BT), è bene ricordare, è un cortometraggio incentrato su un libro che trova diffusione spessissimo sul web e molto di rado sui media più tradizionali. Manca ancora una categorizzazione, un punto di vista analitico sulla questione, per cui provo a teorizzare delle distinzioni.

Quelli che ho visto finora si possono racchiudere in soli tre tipi: il BT testuale, il BT mimetico, il BT diegetico, il BT ludico (che Floch e Greimas mi perdonino). Il BT testuale, come lascia presagire la parola, è un semplice avvicendamento di frasi tratte dal libro, o immagini di copertina.

Discorso un poco più complesso per i BT mimetici e diegetici: nel primo tipo (derivante dal termine mimesis) è la rappresentazione delle scene a trovare posto centrale, nel secondo invece fa da protagonista la voce narrante. Una differenza, se vogliamo, sottile, ma necessaria.

Infine il BT ludico (di cui ho visto pochi esemplari): puro esercizio di pensiero laterale, sembra non avere alcun nesso evidente col suo libro di riferimento, benché poi, nella lettura, la connessione risulti chiara. I più attenti avranno sicuramente notato una certa convergenza verso i tradizionali paradigmi della comunicazione pubblicitaria.

In effetti una considerazione importante è se sia un prodotto pubblicitario o culturale; dal mio canto io tendo a considerarlo come uno spot: non evidenzia la cultura in sé o i libri in generale, ma uno specifico prodotto-libro, non incentiva la lettura ma l’acquisto di un testo; per questo trovo sia più corretto assimilarlo alla pubblicità, per quanto, per una volta, una pubblicità positiva.

Anche la durata avalla questa percezione: il booktrailer dura poco, da uno a cinque minuti, tempo tipico delle pubblicità complesse (ricordo the cage di nike, ad esempio) e ruota intorno ad un prodotto specifico.
Questo non significa volerne sminuire il valore artistico, che in alcuni casi, sia nel BT che negli altri spot, è altissimo: vuol dire solo avere chiaro la differenza tra una comunicazione culturale ed una commerciale.

Per questa prima analisi direi di fermarci qui, alla prossima settimana con il BT.

  • Memy

    Che tristezza mi fa questa tendenza a dover dare delle immagini a tutto. Non ci bastano i film, la tv, le foto le arti visive in generale? Perché rovinare l’immaginazione di un lettore dando suggerimenti alla fantasia? Per me è una violenza bella a buona. Un vero “adoratore” di libri deve abborrire queste cose, e un editore deve esserlo, altrimenti è solo uno tanto disperato che per vendere un prodotto pessimo gli fa pubblicità come può, violentando appunto l’arte del libro e il lettore.
    So anche che ci sono librerie in cui hanno installato monitor fanno girare in loop questi booktrailer. Cioè il luogo di pace che era una volta, e che deve restare sempre, una libreria, adesso è diventato un puttanaio (passatemelo, scusate) di immagini e suoni e casino. La pubblicità di un libro per me insomma deve assolutamente essere discreta come lo è sempre stata.

  • Memy

    Che tristezza mi fa questa tendenza a dover dare delle immagini a tutto. Non ci bastano i film, la tv, le foto le arti visive in generale? Perché rovinare l’immaginazione di un lettore dando suggerimenti alla fantasia? Per me è una violenza bella a buona. Un vero “adoratore” di libri deve abborrire queste cose, e un editore deve esserlo, altrimenti è solo uno tanto disperato che per vendere un prodotto pessimo gli fa pubblicità come può, violentando appunto l’arte del libro e il lettore.
    So anche che ci sono librerie in cui hanno installato monitor fanno girare in loop questi booktrailer. Cioè il luogo di pace che era una volta, e che deve restare sempre, una libreria, adesso è diventato un puttanaio (passatemelo, scusate) di immagini e suoni e casino. La pubblicità di un libro per me insomma deve assolutamente essere discreta come lo è sempre stata.

  • Leandro Perrotta

    @Memy -> Converrai però che per pubblicizzare con immagini e suoni un libro devi usare il linguaggio delle immagini e dei suoni: un booktrailer dove per 5 minuti viene inquadrato un ipotetico lettore seduto comodamente mentre legge e a limite ogni tanto cambia leggermente espresisone facciale non credo funzionarebbe molto9 per attirare l’attenzione… la scelta quindi si sposta sull’utilizzare questo linguaggio o meno: se lo utilizza la libreria mondadori certamente non mi scandalizzo per il booktrailer, il tipo di letture che vengono pubblicizzate in queste librerie-negozio è molto vicino al CONSUMO culturale più che alla culktura, supermaket dove i ìl “libraio” non esiste, ma solo commessi. Anche per una questione pratica, mi fido più el bel trailer che del ragazzotto che sistema i libri per un eventuale consiglio, inserendosi il “consiglio pubblicitario” in quel mondo al quale appaertengono i film dove più si spende, più la perfezione formale è spinta verso canoni “globalizzanti”, più per paradosso hai garanzia di fare un buon acquisto.

    Discorso che conddivido il tuo invece in un contesto totalmente diverso,quale per esempio una vecchia libreria del centro dove il proprietario ti consiglia su cosa leggere,dove lui prende i libri dallos caffale dietro il bancone e tu aspetti fidandoti o per luoghi come Tertulia a Catania, che per me ha l’immagine di luogo di quiete in cui usare la mente prima che le emozioni (o la mente per arrivare alle emozioni). In questi contesti un bookrailer sarebbe dannoso, si perderebbe totalmente il “senso” del luogo.

    In generale comunque vedo positivamente la novità, fermo restando che più aumentano le presisoni commerciali in un campo, più di pari passo se ci consideriamo “appassionati” di quel tale campo deve aumentare la nostra consapevolezza e senso critico nei riguardi di tale campo. Il flaso mito, molto diffuso, del “qualsiasi libro è cultura” per me è caduto da tempo, ma è ancora molto radicato in molte perosne, quindi ben venga un linguaggio capace di “guidarli” verso acquisti mediamente “decenti”. Siamo comunque lontani dalle leggi del cinema, questo senza dubbio, un libro scritto bene da un illustre sconosciuto ha sempre potenzialmente possibilità di farsi spazio, per il solo fatto che non ha bisogno di milion di dollari per scriverlo bene (il paragone sarebbe col cinema)

  • Memy

    Forse non mi sono spiegata bene: io abborrisco la forma del BT come pubblicità al libro, per i motivi sopra citati. Ovvio che inquadrare un lettore è una noia assurda… se lo si deve fare il BT lo si faccia con un minimo di professionalità e fantasia. Aggiugerei: non tanto come una pubblicità di un prodotto qualsiasi (il libro come il dentifricio, ma te lo immagini?) ma piuttosto come la forma d’arte quale è, attraverso quindi dei cortometraggi veri e propri, ispiratisi appunto all’anima del libro in questione. Tutto ciò per me sarebbe appena accettabile comunque.
    E poi non sono le Mondadori, dalle quali mi aspetterei questa e altre terrificanti trovate, ma le Fnac, che noi a Catania non abbiamo.

  • Memy

    Forse non mi sono spiegata bene: io abborrisco la forma del BT come pubblicità al libro, per i motivi sopra citati. Ovvio che inquadrare un lettore è una noia assurda… se lo si deve fare il BT lo si faccia con un minimo di professionalità e fantasia. Aggiugerei: non tanto come una pubblicità di un prodotto qualsiasi (il libro come il dentifricio, ma te lo immagini?) ma piuttosto come la forma d’arte quale è, attraverso quindi dei cortometraggi veri e propri, ispiratisi appunto all’anima del libro in questione. Tutto ciò per me sarebbe appena accettabile comunque.
    E poi non sono le Mondadori, dalle quali mi aspetterei questa e altre terrificanti trovate, ma le Fnac, che noi a Catania non abbiamo.

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