Grammatica di base per tutti – Parole straniere

Scritto da Livia alle 12:11 del 10 Ottobre 2008

Di solito mi occupo di lingua italiana, il venerdì. Ma poiché alcuni “barbarismi” sono entrati nell’uso comune, meglio sapere come si scrivano e come si pronuncino.

La tendenza italiana è infatti quella di assimilare ogni parola straniera alla parlata anglofona, che già in Italia è di per sé difettosa. Non sto qui a perorare la causa di quanti vorrebbero una traduzione per ogni termine straniero, un adattamento linguistico o un neologismo equivalente.

Trovo che quando è possibile, ovviamente, si debba preferire la forma italiana, ma trovo anacronistico e anche depauperante per una lingua viva come l’italiano cercare obbligatoriamente delle traduzioni forzate. Voglio anzi ricordare qui che la lingua italiana è creditrice di numerosi prestiti agli stranieri, molti più di quanti ne abbia ricevuti.

Oggi ne voglio affrontare due particolarmente dubbie: privacy e stage.

  • Privacy

Privasi o pràivasi? Ormai è attestata la seconda forma, più universalmente diffusa, anche se la prima dizione è ben lungi dall’essere scorretta ed è anzi largamente diffusa proprio in Inghilterra. Io opto per la seconda perché credo che in certi casi ci si debba adattare alla forma più conosciuta, per essere compresi ovunque.

  • Stage, internship o apprendistato.

Eccola qui, terrore perfino dei telegiornali. Stage è parola francese, e come tale va pronunciata stàj (perdonate, non riesco ad inserire la trascrizione fonetica); il suo corrispettivo inglese è internship, che corrisponde alla forma italiana tirocinio o apprendistato. Se qualcuno vi dovesse dire “sto facendo uno steig (pronuncia all’inglese)”, chiedetegli da quanto si applica alla falegnameria: avrebbe appena detto infatti che sta costruendo un palcoscenico. Purtroppo in Italia è una forma particolarmente diffusa, benché in paesi ben più anglofoni si preferisca la pronuncia francese.

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l'autore di questo articolo è Livia. Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva. (Scrivi all'autore).

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7 Commenti to “Grammatica di base per tutti – Parole straniere”

  1. A me irrita parecchio anche la pronuncia errata di “management” e “performance”. Ne ho parlato qui: http://blogs.technet.com/terminologia/archive/2008/03/17/parla-come-mangi.aspx

  2. Bel post Licia, ho visto anche che hai messo un indirizzo utilissimo, che segnalo anche qui adesso,
    la codifica unicode per i simboli fonetici:
    http://www.phon.ucl.ac.uk/home/wells/ipa-unicode.htm
    Esempi di Orrori di pronuncia ne possiamo fare a bizzeffe, anzi, segnalate pure!

  3. etnagigante il 10 Ottobre 2008 alle 14:22 ha scritto:

    Io mi batto da anni per una corretta pronuncia di stage. L’ho imparato a mie spese quando ne ho fatto uno .
    ciao e buona pronuncia

  4. Mushin il 10 Ottobre 2008 alle 19:25 ha scritto:

    @etnagigante: concordo. E il bello che quando lo pronunci correttamente dopo che qualcuno l’ha pronunciato in modo errato, sono lì a ri-pronunciarlo male con lo sguardo di chi ti compatisce per la tua scarsa dimestichezza con l’inglese…

  5. Io ho sentito “Iter”, parola di origine latina, pronunciata “aiter” come se fosse inglese… Vedete voi…

  6. Questa è una vera chicca!

  7. Avranno pronunciato iter come o confondendolo con “item”!
    Io invece preferisco da sempre pronunciare “media” alla latina, anche se sono stati gli americani a riutilizzarlo e quindi a pronunciarlo a modo loro indicando i mezzi di comunicazione.

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