Grammatica di base per tutti – Femminile professionale

Scritto da: il 08.05.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Sono un editore o un’editrice? Interessante quesito che, tuttora, non ha risposta. Perché mentre ormai quasi tutti i mestieri hanno una loro percentuale di donne in qualunque ruolo (dalla dirigenza alla parte tecnica e operativa) ormai stabilmente, gli esperti linguisti ancora dibattono sugli usi più corretti.

Sul primo fronte si trova chi vorrebbe la femminilizzazione del mestiere: editrice (o editora, usato per prendermi bonariamente in giro), avvocata (che fa tanto mariano), architetta (no comment). Questo in nome della parità dei diritti e della “logica grammaticale”. In effetti gran parte delle professioni erano al maschile perché  materiamente precluse alle donne ma, ringraziando il cielo, nonostante sussista una certa disparità, non esistono più luoghi e posizioni lavorative inaccessibili per le donne.

Ad opporsi, invece, chi vorrebbe la neutralizzazione, portando quindi il mestiere a non avere genere. L’argomentazione a sostegno di questa tesi è che il nome (medico, ad esempio) indica un ruolo e che, quindi, è impersonale per sua natura; inoltre proprio per la raggiunta parità, secondo questa seconda corrente, sarebbe deleterio rimarcare la disuguaglianza tramite la differenziazione di maschile e femminile.

Tra le due soluzioni io preferisco la seconda, e spero sia la prossima direzione dell’italiano standard: così come esistono mestieri che sono al femminile e si riferiscono agli uomini (la guardia, ad esempio), vorrei mestieri al maschile anche per le donne. Però, certo, spesso genera confusione e ambiguità. Chi di voi amerebbe dire “la sindaca” (o la sindachessa)?

Dicendo però il sindaco, siamo automaticamente portati a pensare per il ruolo un uomo. Ecco, è proprio l’abitudine a fornire l’ambiguità: l’abitudine a pensare in quei ruoli un uomo. Voi che forme usate o preferite?

  • http://vladsandrini.com Vlad

    Bello questo dilemma.
    Personalmente opto sempre per una designazione neutra di ruolo. Anzi, dopo questa riflessione mi sbizzarrirò a inventarne al femminile, se l’ambientazione dovesse richiedere terminologia nuova.
    Di aggiungere -essa non ne parliamo, anche se a orecchio sono abituato alle “professoresse”. Mi sembra svilente.
    “Abbiamo un sindaco, però ecco, non so come dirlo, non è un uomo. Quindi ci scuserete se vi mettiamo in contatto con la sindachessa. È brava, eh. Puntuale, diligente. Assolve alle sue mansioni proprio come se fosse un sindaco, anche se non lo è.”

  • http://vladsandrini.com Vlad

    Bello questo dilemma.
    Personalmente opto sempre per una designazione neutra di ruolo. Anzi, dopo questa riflessione mi sbizzarrirò a inventarne al femminile, se l’ambientazione dovesse richiedere terminologia nuova.
    Di aggiungere -essa non ne parliamo, anche se a orecchio sono abituato alle “professoresse”. Mi sembra svilente.
    “Abbiamo un sindaco, però ecco, non so come dirlo, non è un uomo. Quindi ci scuserete se vi mettiamo in contatto con la sindachessa. È brava, eh. Puntuale, diligente. Assolve alle sue mansioni proprio come se fosse un sindaco, anche se non lo è.”

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ SFranz

    Ove possibile e senza generare cacofonia il suffisso in -essa non mi dispiace: studentessa, avvocatessa; sindachessa – pur possibile – suona male ed è, quindi, da evitare. Che questo suffisso svilisca e/o sminuisca la funzione e chi la esercita è un puro, inopportuno retaggio maschilista. Vero è che alcune parole – che possono aver a che fare con l’editoria e le editrici (che per consuetudine radicata non possono essere che più o meno rinomate “Case”, difficilmente persone) hanno un senso al maschile ed un altro al femminile. Sicuramente un critico – uomo o donna che sia – è diverso dalla Critica che ne indica l’insieme delle analisi e dei pareri.

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ SFranz

    Ove possibile e senza generare cacofonia il suffisso in -essa non mi dispiace: studentessa, avvocatessa; sindachessa – pur possibile – suona male ed è, quindi, da evitare. Che questo suffisso svilisca e/o sminuisca la funzione e chi la esercita è un puro, inopportuno retaggio maschilista. Vero è che alcune parole – che possono aver a che fare con l’editoria e le editrici (che per consuetudine radicata non possono essere che più o meno rinomate “Case”, difficilmente persone) hanno un senso al maschile ed un altro al femminile. Sicuramente un critico – uomo o donna che sia – è diverso dalla Critica che ne indica l’insieme delle analisi e dei pareri.

  • http://blog.terminologiaetc.it Licia

    Se non c’è una forma femminile attestata e comunemente usata (ad es. dottoressa, attrice, operaia, ecc.), preferisco sicuramente la forma neutra maschile.

    Come già sottolineavi anche tu, negli altri casi la femminilizzazione può avere connotazioni indesiderate, ridicole e ambigue (ad es. potrebbe ricordare i titoli di certe commedie “sexy” degli anni 70…).

    L’importante è non arrivare a certi eccessi degli Stati Uniti, come HERstory al posto di History ;-)

  • http://blog.terminologiaetc.it Licia

    Se non c’è una forma femminile attestata e comunemente usata (ad es. dottoressa, attrice, operaia, ecc.), preferisco sicuramente la forma neutra maschile.

    Come già sottolineavi anche tu, negli altri casi la femminilizzazione può avere connotazioni indesiderate, ridicole e ambigue (ad es. potrebbe ricordare i titoli di certe commedie “sexy” degli anni 70…).

    L’importante è non arrivare a certi eccessi degli Stati Uniti, come HERstory al posto di History ;-)

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Questa di “Herstory” non l’avevo ancora sentita, ce la spieghi un po’?

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Questa di “Herstory” non l’avevo ancora sentita, ce la spieghi un po’?

  • http://www.bosina.net Bosina

    E cosa dire invece dell’estremismo ortografico di chi scrive, su un quotidiano iperblasonato, un’assessore per rimarcare in un colpo di apostrofo che di donna si tratta e non di uomo?
    Io lo trovo angosciante. Ammesso sempre che non si tratti di un banalissimo errore ortografico; cosa non impossibile visto lo standard culturale del giornalista medio.

  • http://www.bosina.net Bosina

    E cosa dire invece dell’estremismo ortografico di chi scrive, su un quotidiano iperblasonato, un’assessore per rimarcare in un colpo di apostrofo che di donna si tratta e non di uomo?
    Io lo trovo angosciante. Ammesso sempre che non si tratti di un banalissimo errore ortografico; cosa non impossibile visto lo standard culturale del giornalista medio.

  • http://blog.terminologiaetc.it Licia

    @ Livia:

    Herstory è un termine coniato dal movimento femminista americano negli anni ’60 per descrivere una storiografia vista dal punto di vista femminile, in sostituzione di history che veniva interpretato come se la parte iniziale facesse riferimento all’aggettivo possessivo maschile, his, e quindi indicativo di una visione prettamente maschile del mondo… No comment!

    Invece il commento di Bosina mi ha ricordato di aver letto su questo argomento in Prima lezione di italiano di Serianni. L’ho recuperato e nel capitolo Femminile ideologico e professionale una delle opzioni per le forme femminili di titoli e nomi professionali è indicata come:

    “la marcatura femminile di nomi epiceni, cioè di forma invariabile per maschile e femminile: la preside, la pediatra, la farmacista, la stagista ecc., o, meno diffuso, la presidente.”

    L’interpretazione di Bosina per il suo esempio mi sembra però più probabile…

  • http://blog.terminologiaetc.it Licia

    @ Livia:

    Herstory è un termine coniato dal movimento femminista americano negli anni ’60 per descrivere una storiografia vista dal punto di vista femminile, in sostituzione di history che veniva interpretato come se la parte iniziale facesse riferimento all’aggettivo possessivo maschile, his, e quindi indicativo di una visione prettamente maschile del mondo… No comment!

    Invece il commento di Bosina mi ha ricordato di aver letto su questo argomento in Prima lezione di italiano di Serianni. L’ho recuperato e nel capitolo Femminile ideologico e professionale una delle opzioni per le forme femminili di titoli e nomi professionali è indicata come:

    “la marcatura femminile di nomi epiceni, cioè di forma invariabile per maschile e femminile: la preside, la pediatra, la farmacista, la stagista ecc., o, meno diffuso, la presidente.”

    L’interpretazione di Bosina per il suo esempio mi sembra però più probabile…

  • http://www.bosina.net Bosina

    … anche perché, Licia, se vogliamo tutti i termini da te citati hanno desinenze non spiccatamente maschiliste :-), mentre invece il caso che ho citato io, con desinenza in -o, è inequivocabile.

  • http://www.bosina.net Bosina

    … anche perché, Licia, se vogliamo tutti i termini da te citati hanno desinenze non spiccatamente maschiliste :-), mentre invece il caso che ho citato io, con desinenza in -o, è inequivocabile.

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