Grammatica di base per tutti – univerbazione

Scritto da: il 05.05.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Ci sono parole che nascono dall’unione simbiotica di altri termini, che, col passare del tempo, non riescono più a separarsi. Basti pensare ad eccome, malessere, carovita, che nascono come forme disgiunte e che ormai non vengono affatto utilizzate nella loro grafia originaria: è l’univerbazione.

A ben pensarci l’univerbazione è all’origine anche dei nostri avverbi più comuni, quelli che terminano in -mente; dall’origine latina (ablativo assoluto in funzione di complemento di modo) si sono formati per l’abitudine a pronunciarli sempre insieme, tanto da non poter più distinguere le due parti che costituivano il complemento. L’italiano poi ne ha derivato la regola di unire l’aggettivo al suffisso -mente, e così abbiamo gioiosamente, affettuosamente e la pletora di avverbi in mente che tutti conosciamo.

Di recente alcune parole di uso comune cominciano a vedersi sempre più spesso in una grafia unica, come a posto e va bene che, raddoppiando una lettera, diventano apposto e vabbene; vediamo cosa ne pensa l’Accademia della crusca:

A volte,  si può percepire come voce composta di unità separate quella che è invece (ormai) una parola unica a tutti gli effetti, come davanti (non d’avanti) o al contrario come parola unica quello che è ancora una sequenza di parole autonome (più che altro, o a posto locuzione aggettivale e avverbiale che, diversamente da apposta non ammette univerbazione). Ci sono casi in netta evoluzione verso l’univerbazione, anche se ancora non accettati dalla norma, come vabbene di cui si può verificare su Internet la frequenza della scrizione unita, specie quando (e forse bisognerebbe che fosse solo in questi casi) ha valore di avverbio di affermazione (nel senso di “d’accordo”).

Sono invece decisamente inaccettabili all’oscuro (forma corretta), che non può essere confuso con allo scuro, segno di un’errata percezione dei confini di parola; e sotto forma, un sintagma graficamente e concettualmente ben distinto, cristallizzato nella locuzione preposizionale sotto forma di.

Mentre di solito mi trovo perfettamente d’accordo con l’Accademia, devo dire che questa volta mi sento titubante: perché non valutare anche la possibilità di univerbare a posto, dato che è una tendenza molto diffusa? Voi che ne pensate?

  • http://wdsucks.altervista.org/ Izzy

    Nella mia beata ignoranza, preferirei che a volte gli editor andassero più a orecchio piuttosto che correre dietro alla Crusca. Io ero convinto che si dicesse “disfavano i bagagli”, ma pare che la forma corretta sia “disfacevano”… Spero che qualcuno mi contraddica, intanto io rabbrividisco, brrrrr.
    Poco tempo fa mi sono imbattuto in un corso on line di dizione (non mi ricordo neppure come e perchè questo sia accaduto…). Trovo paradossale che là accusassero l’ignoranza comune di non usare il rafforzamento nella lingua parlata (quindi in teoria pronunciare “apposto”), quando poi grammaticalmente ti vengono a dire che devi scrivere in tutt’altro modo. Una delle cose che apprezzo dell’italiano è proprio la mancanza (di solito) di dover fare lo spelling. Quello che scrivi, leggi.
    ***
    “apposto” lo vedo bene tutto attaccato solo quando vuole significare “tutto bene”. “come va? Tutto apposto”. Anche se ad essere sincero credo di pronunciarlo diviso…

  • http://wdsucks.altervista.org/ Izzy

    Nella mia beata ignoranza, preferirei che a volte gli editor andassero più a orecchio piuttosto che correre dietro alla Crusca. Io ero convinto che si dicesse “disfavano i bagagli”, ma pare che la forma corretta sia “disfacevano”… Spero che qualcuno mi contraddica, intanto io rabbrividisco, brrrrr.
    Poco tempo fa mi sono imbattuto in un corso on line di dizione (non mi ricordo neppure come e perchè questo sia accaduto…). Trovo paradossale che là accusassero l’ignoranza comune di non usare il rafforzamento nella lingua parlata (quindi in teoria pronunciare “apposto”), quando poi grammaticalmente ti vengono a dire che devi scrivere in tutt’altro modo. Una delle cose che apprezzo dell’italiano è proprio la mancanza (di solito) di dover fare lo spelling. Quello che scrivi, leggi.
    ***
    “apposto” lo vedo bene tutto attaccato solo quando vuole significare “tutto bene”. “come va? Tutto apposto”. Anche se ad essere sincero credo di pronunciarlo diviso…

  • http://www.bosina.net Bosina

    Ti dirò, Livia, che a me il raddoppiamento fonosintattico ha sempre lasciato un po’ perplessa, perché nel mio italiano regionale no è che si senta tanto: anzi, forse qui si tende di più a scempiare.
    Ok, si vede che sono sotto col Marazzini, vero? :-)

  • http://www.bosina.net Bosina

    Ti dirò, Livia, che a me il raddoppiamento fonosintattico ha sempre lasciato un po’ perplessa, perché nel mio italiano regionale no è che si senta tanto: anzi, forse qui si tende di più a scempiare.
    Ok, si vede che sono sotto col Marazzini, vero? :-)

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