Grammatica di base per aspiranti scrittori – La D eufonica

Scritto da: il 31.10.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

DIo amo molto la d eufonica, ovvero la d aggiunta ad una congiunzione o preposizione che incontri una vocale nella parola seguente. Trovo sappia dare armonia a frasi di dubbia sonorità e, se ben utilizzata, risolvere molte cacofonie. Se ben utilizzata, però.

Ci sono distinte teorie sul suo uso, una che propende per la semplificazione e una che tende a preservare la funzione primigenia.

La prima postula che si debba introdurre la d solo nel caso in cui siano in contatto due identiche vocali: e con e, a con a, et similia. Ne consegue che secondo questa teoria sia migliore “e anche” rispetto alla forma più conosciuta “ed anche”.

La seconda teoria si basa proprio sul motivo per cui la d eufonica nasce: evitare di pronunciare frasi cacofoniche. Per cui ogni volta che leggendo ci troviamo davanti ad una sonorità dubbia (a una o ad una?) il criterio per l’inserimento della d è la sua utilità nel rendere la frase più gradevole.

Nonostante l’Accademia della crusca consigli il primo modo, da sempre io propendo per il secondo: la d eufonica non dovrebbe avere regole restrittive ma essere applicata ogni qualvolta si renda necessaria, onde permettere alle proposizioni di scorrere in modo piacevole.

Ovviamente l’orrore fonetico può essere causato anche da un eccesso di D eufonica, che non andrebbe mai usata in caso di ripetizioni di sillabe: “ed educazione”, “od odio”, “ad adempiere” sono sequenze insopportabili.

Resta come unico criterio di discernimento quindi, come spesso accade, il buonsenso, o se preferite il buongusto. E l’utile trucco di leggere ad alta voce il passaggio incriminato, per capire come possa suonare meglio.

  • http://alterminedelgiorno.blogspot.com Angelo

    Ciao Livia.

    Ma è vero quello che si dice in giro, cioè che ci sono editori che si infastidiscono molto di fronte all’uso della d eufonica secondo la seconda teoria?

  • http://alterminedelgiorno.blogspot.com Angelo

    Ciao Livia.

    Ma è vero quello che si dice in giro, cioè che ci sono editori che si infastidiscono molto di fronte all’uso della d eufonica secondo la seconda teoria?

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Non essendone sicura ora chiedo un po’ agli amici editori che ne pensano. Vediamo che rispondono.

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Non essendone sicura ora chiedo un po’ agli amici editori che ne pensano. Vediamo che rispondono.

  • http://www.xii-online.com Daniele Bonfanti

    Ecco l’amico editor (e un po’ editore) evocato dalla Potente Livia.
    Per rispondere alla domanda di Angelo, invito a leggere questa discussione sul nostro forum: http://xii.forumfree.net/?t=16236948. Il problema qui viene sviscerato in maniera approfondita.

    Io, personalmente, sono estremista, nel senso che nei miei lavori – non quando lavoro su quelli altrui – non la uso nemmeno per vocale identica (non trovando difficoltà a pronunciare “Andrea-ha-acquistato”, non ne trovo nemmeno a pronunciare “Andrea vive a Ancona”). Ma lasciando perdere le mie scelte e le mie idiosincrasie :-).
    Comunque.
    La d eufonica – sorry per Livia, che resta libera di usarla – in caso di incontro di vocali diverse è ormai considerata obsoleta e, peggio ancora, dilettantistica, da (quasi) tutti gli editor (e editori). Prendete un qualunque libro pubblicato da qualunque editore di un certo peso negli ultimi (direi) dieci anni e contate quante ne trovate. Probabilmente zero.
    (Quella in caso di vocale identica è invece correntemente utilizzata e ritenuta corretta, al di là di quello che ne penso io).
    Non è ancora considerata/considerabile “errore”, ma la direzione è quella.
    Attenzione: parlo di narrativa. Negli scritti formalufficialburocraticoamministrativi è usatissima, quasi in maniera maniacale. Così anche da alcuni (pochi) giornalisti e in alcuni saggi.

    Come vedrete nella discussione che ho segnalato, se andrete a darci un’occhiata, io consiglio *vivamente* di evitarla a chiunque voglia inviare un suo scritto a un concorso letterario o a una casa editrice. Quello che dice Angelo infatti è verissimo; ragazzi, sarà ingiusto e suonerà arbitrario, ma è così: rischiate di essere cestinati.
    E la cosa ha in verità una ragione che è meno superficiale di quanto sembri: infatti viene considerato come indice di scarsa attenzione all’evoluzione della lingua scritta. Ovvero: come dicevo, nei libri editi la d eufonica è scomparsa. Quindi, l’utilizzo è un segnale che l’autore *potrebbe* essere “uno che legge poco”.
    Viene quindi inserita in quel calderone di segnali, appunto, di cui fanno parte gli avverbi in -mente, i verbum dicendi maiuscoli dopo le caporali di chiusura, etc. etc.

    Poi è chiaro che un editor minimamente attento capisce se si tratta di una cosciente e coerente scelta estetica dell’autore – come nel caso di Livia, appunto. Che se non sbaglio usa anche la i prostetica – e questo rende la scelta del tutto coerente. Per esempio, può “passare” se lo stile dell’autore è aulico, o volutamente di stampo ottocentesco.

    Non conviene, insomma, rischiare, a meno che proprio non possiate fare a meno della d eufonica.
    Tenete conto che gli scritti vengono spesso setacciati, prima di arrivare all’attenzione di chi di dovere, da valutatori feroci, che non hanno troppo tempo. Idem nei concorsi: i filtri a monte spesso sono molto, molto sbrigativi. Non dimenticate che le case editrici ricevono ogni giorno decine di proposte.

    Spero di essere stato utile. :-)
    Ciao a tutti.

  • http://www.xii-online.com Daniele Bonfanti

    Ecco l’amico editor (e un po’ editore) evocato dalla Potente Livia.
    Per rispondere alla domanda di Angelo, invito a leggere questa discussione sul nostro forum: http://xii.forumfree.net/?t=16236948. Il problema qui viene sviscerato in maniera approfondita.

    Io, personalmente, sono estremista, nel senso che nei miei lavori – non quando lavoro su quelli altrui – non la uso nemmeno per vocale identica (non trovando difficoltà a pronunciare “Andrea-ha-acquistato”, non ne trovo nemmeno a pronunciare “Andrea vive a Ancona”). Ma lasciando perdere le mie scelte e le mie idiosincrasie :-).
    Comunque.
    La d eufonica – sorry per Livia, che resta libera di usarla – in caso di incontro di vocali diverse è ormai considerata obsoleta e, peggio ancora, dilettantistica, da (quasi) tutti gli editor (e editori). Prendete un qualunque libro pubblicato da qualunque editore di un certo peso negli ultimi (direi) dieci anni e contate quante ne trovate. Probabilmente zero.
    (Quella in caso di vocale identica è invece correntemente utilizzata e ritenuta corretta, al di là di quello che ne penso io).
    Non è ancora considerata/considerabile “errore”, ma la direzione è quella.
    Attenzione: parlo di narrativa. Negli scritti formalufficialburocraticoamministrativi è usatissima, quasi in maniera maniacale. Così anche da alcuni (pochi) giornalisti e in alcuni saggi.

    Come vedrete nella discussione che ho segnalato, se andrete a darci un’occhiata, io consiglio *vivamente* di evitarla a chiunque voglia inviare un suo scritto a un concorso letterario o a una casa editrice. Quello che dice Angelo infatti è verissimo; ragazzi, sarà ingiusto e suonerà arbitrario, ma è così: rischiate di essere cestinati.
    E la cosa ha in verità una ragione che è meno superficiale di quanto sembri: infatti viene considerato come indice di scarsa attenzione all’evoluzione della lingua scritta. Ovvero: come dicevo, nei libri editi la d eufonica è scomparsa. Quindi, l’utilizzo è un segnale che l’autore *potrebbe* essere “uno che legge poco”.
    Viene quindi inserita in quel calderone di segnali, appunto, di cui fanno parte gli avverbi in -mente, i verbum dicendi maiuscoli dopo le caporali di chiusura, etc. etc.

    Poi è chiaro che un editor minimamente attento capisce se si tratta di una cosciente e coerente scelta estetica dell’autore – come nel caso di Livia, appunto. Che se non sbaglio usa anche la i prostetica – e questo rende la scelta del tutto coerente. Per esempio, può “passare” se lo stile dell’autore è aulico, o volutamente di stampo ottocentesco.

    Non conviene, insomma, rischiare, a meno che proprio non possiate fare a meno della d eufonica.
    Tenete conto che gli scritti vengono spesso setacciati, prima di arrivare all’attenzione di chi di dovere, da valutatori feroci, che non hanno troppo tempo. Idem nei concorsi: i filtri a monte spesso sono molto, molto sbrigativi. Non dimenticate che le case editrici ricevono ogni giorno decine di proposte.

    Spero di essere stato utile. :-)
    Ciao a tutti.

  • http://http://liblog.bloglist.it/ Memy

    Daniele è stato illuminante, concordo con lui, non con le sue idiosincrasie però :D
    In un libro che ho letto di recente l’autore usava le d eufonica come il sale nell’insalata o come il burro nei biscotti (scusate sono le 13 e 30 e ho fame…) fino alla follia di scrivere “ed idee”. Inutile dire che il tutto creava un’aurea di dilettantismo (come dice benissimo Daniele) che ti faceva pensare a quanto bello sarebbe stato se l’autore si fosse trovato un altro hobby nella vita.

  • http://www.lasvegasedizioni.splinder.com Andrea

    Dal normario di Las Vegas edizioni:

    Utilizzare le forme ed, ad, od solo davanti a parole che iniziano rispettivamente con e, a, o.
    Es.: ad acquistare; causa ed effetto; fino ad allora; ad alta voce; ad ascoltare.
    Con alcune eccezioni: ad ogni; ad esempio; ad esso; ad essere; ad ora; ad oggi; ad eccezione.

  • http://www.lasvegasedizioni.splinder.com Andrea

    Dal normario di Las Vegas edizioni:

    Utilizzare le forme ed, ad, od solo davanti a parole che iniziano rispettivamente con e, a, o.
    Es.: ad acquistare; causa ed effetto; fino ad allora; ad alta voce; ad ascoltare.
    Con alcune eccezioni: ad ogni; ad esempio; ad esso; ad essere; ad ora; ad oggi; ad eccezione.

  • http://alterminedelgiorno.blogspot.com Angelo

    Grazie Daniele!
    Davvero utile il tuo commento!

  • http://alterminedelgiorno.blogspot.com Angelo

    Grazie Daniele!
    Davvero utile il tuo commento!

  • Giorgio D’Amato

    la d eufonica? molto criminalizzata. Dicono che la colpa di tutte queste d che vagano nei testi sia colpa delle maestre elementari.
    A me non piacciono, le taglio. Poi mi accorgo di averne tolte troppe e allora le rimetto. Poi le metto e le tolgo a saltare.
    Magari le sposto.
    Alla fine mi ritrovo con il pavimento piendo di d cadaveri.
    Aspetto positivo: le d morte non puzzano (cosa che non può affermarsi per tutti quei punti e virgola invece….9

  • Giorgio D’Amato

    la d eufonica? molto criminalizzata. Dicono che la colpa di tutte queste d che vagano nei testi sia colpa delle maestre elementari.
    A me non piacciono, le taglio. Poi mi accorgo di averne tolte troppe e allora le rimetto. Poi le metto e le tolgo a saltare.
    Magari le sposto.
    Alla fine mi ritrovo con il pavimento piendo di d cadaveri.
    Aspetto positivo: le d morte non puzzano (cosa che non può affermarsi per tutti quei punti e virgola invece….9

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Dato che non lo hanno scritto loro provvedo a dirlo io:
    Daniele Bonfanti è di XII Edizioni, Andrea di Las Vegas, Giorgio D’Amato di 18:30 Edizioni.
    Siete timidi?

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Dato che non lo hanno scritto loro provvedo a dirlo io:
    Daniele Bonfanti è di XII Edizioni, Andrea di Las Vegas, Giorgio D’Amato di 18:30 Edizioni.
    Siete timidi?

  • http://filippodipaola.myblog.it Filippo

    Come curatore della collana Altri Approdi per la casa editrice Il Prato, penso possa portare un contributo a questa discussione, e a tutte quelle che Livia introduce sul tema della “corretta scrittura”.
    Innanzitutto, vorrei fosse chiaro che una cosa è scrivere correttamente, soprattutto se si scrive un tema scolastico, una lettera, un saggio, un articolo di giornale, un’altra è creare una poesia o narrare una storia.
    Nel secondo caso, la parola si deve sempre piegare alle esigenze di stile dell’autore, che è libero di apportare tutte le variazioni che ritiene opportune per ottenere un effetto. Se tale effetto viene raggiunto, tutto è perdonato. Altrimenti, non sarà stata una d eufonica o un anacoluto a costituire l’ostacolo, ma l’incapacità dell’artista che non ha utilizzato i ferri del mestiere dovutamente.
    Quando arriva un testo da valutare, io mi aspetto di essere catturato, affascinato dal testo, non ho la penna rossa per sottolineare gli errori o l’idea di dare un voto al manoscritto. Voglio personaggi veri, scrittura ricca e originale, vicende appassionanti. Certo, correggo “un’altro”, o “qual’è”, ma non decido di pubblicare o meno in base a questi (fino a che la quantità di tali errori non mi impedisca di godere del testo, naturalmente).
    Vi sono grandi autori che hanno commesso o commettono evidenti “errori” di grammatica e sintassi, ma anziché costituirne un limite, se ben usati sono un loro punto di forza. Baricco, tanto per fare un esempio, dimentica i punti al termine del periodo, va a capo dopo una virgola o ripete incessantemente lo stesso paragrafo, ma è un atto virtuosistico e non un errore.
    Scopo dello scrittore è riuscire a trasmettere emozioni e idee, non m’importa come lo faccia. Arriva? Allora tutto è perdonato; non arriva? cambia mestiere.
    Filippo

  • http://filippodipaola.myblog.it Filippo

    Come curatore della collana Altri Approdi per la casa editrice Il Prato, penso possa portare un contributo a questa discussione, e a tutte quelle che Livia introduce sul tema della “corretta scrittura”.
    Innanzitutto, vorrei fosse chiaro che una cosa è scrivere correttamente, soprattutto se si scrive un tema scolastico, una lettera, un saggio, un articolo di giornale, un’altra è creare una poesia o narrare una storia.
    Nel secondo caso, la parola si deve sempre piegare alle esigenze di stile dell’autore, che è libero di apportare tutte le variazioni che ritiene opportune per ottenere un effetto. Se tale effetto viene raggiunto, tutto è perdonato. Altrimenti, non sarà stata una d eufonica o un anacoluto a costituire l’ostacolo, ma l’incapacità dell’artista che non ha utilizzato i ferri del mestiere dovutamente.
    Quando arriva un testo da valutare, io mi aspetto di essere catturato, affascinato dal testo, non ho la penna rossa per sottolineare gli errori o l’idea di dare un voto al manoscritto. Voglio personaggi veri, scrittura ricca e originale, vicende appassionanti. Certo, correggo “un’altro”, o “qual’è”, ma non decido di pubblicare o meno in base a questi (fino a che la quantità di tali errori non mi impedisca di godere del testo, naturalmente).
    Vi sono grandi autori che hanno commesso o commettono evidenti “errori” di grammatica e sintassi, ma anziché costituirne un limite, se ben usati sono un loro punto di forza. Baricco, tanto per fare un esempio, dimentica i punti al termine del periodo, va a capo dopo una virgola o ripete incessantemente lo stesso paragrafo, ma è un atto virtuosistico e non un errore.
    Scopo dello scrittore è riuscire a trasmettere emozioni e idee, non m’importa come lo faccia. Arriva? Allora tutto è perdonato; non arriva? cambia mestiere.
    Filippo

  • http://www.graphe.it/GM/2008/11/le-foto-della-grapheit-edizioni/ Roberto @Graphe

    La “d” eufonica a me piace, ad essere sinceri (e infatti l’ho pure messa ora). Però forse è meglio toglierla. Sono per la regola di utilizzare le forme ed, ad, od solo davanti a parole che iniziano rispettivamente con e, a, o, salvo che non si tratti dello stile dell’autore. In un caso, però, la d non la sopporto: od! :-)

  • http://www.graphe.it/GM/2008/11/le-foto-della-grapheit-edizioni/ Roberto @Graphe

    La “d” eufonica a me piace, ad essere sinceri (e infatti l’ho pure messa ora). Però forse è meglio toglierla. Sono per la regola di utilizzare le forme ed, ad, od solo davanti a parole che iniziano rispettivamente con e, a, o, salvo che non si tratti dello stile dell’autore. In un caso, però, la d non la sopporto: od! :-)

  • http://blogattelle.it massimo

    mirabile, paradigmatico illuminante esempio delle relazioni: scrittura-editor-i: ora sappiamo chi ringraziare per la proliferazione di scrittori eroi de la talpa o d’isola dei -prima parola ubu-osi; quelli che -come i loro lettori- s’affrettano a dire, quando il censis si sdilinquisce pe’ ‘sti quattro libri l’anno letti e le tv corrono a intervistare: -tutto tranne i promessi sposi!, spalleggiati dai filmucci nostrani cretini che s’inventano paragoni assurdi con trattati ittiologici magari, cosí il piú feroce ed attuale descrittore dell’italico popolino sempre uguale -ieri le processioni contro la peste diffondevano il contagio, oggi litaníe: preghiamo la madonna affinché ci aiuti a combattere la corruzione!- nonché fine indagatore dell’animo umano -risveglio cap II leggendario in questo senso- cede spazio a qualche vate del tatuo; a scanso di equivoci: sono fra i pochissimi -se non l’unico- ad aver difeso la rai bersagliata perché tutti i copioni che le arrivano vengono automaticamente cestinati: in qualche modo devono potersi difendere dalla valanga che quotidianamente li investe e s’affidano alla filosofia: se proprio deve da qualch’altra parte passerà…; non è la cestinagióne sotto accusa bensí i criteri:
    @ daniele bonfanti
    uno che legge poco
    -sicuramente mai no gli scrittori licenziati secondo quelli da te elencati
    @ caym
    Resta come unico criterio di discernimento quindi, come spesso accade, il buonsenso, o se preferite il buongusto. E l’utile trucco di leggere ad alta voce il passaggio incriminato, per capire come possa suonare meglio.
    -tre in due righe e mezzo sa di record: a quando un bel post sul dittongo mobile?; gioverà ricordare che non è un’opportunità -è regola tassativa, ma forse i moderni editor-i ci verranno a dire ch’è obsoleto anche quello, ch’è molto piú pratico ristampare qualche milione di spartiti enciclopedie e copertine di dischi su’ quali potremo finalmente leggere: suonata a kreutzer

  • http://blogattelle.it massimo

    mirabile, paradigmatico illuminante esempio delle relazioni: scrittura-editor-i: ora sappiamo chi ringraziare per la proliferazione di scrittori eroi de la talpa o d’isola dei -prima parola ubu-osi; quelli che -come i loro lettori- s’affrettano a dire, quando il censis si sdilinquisce pe’ ‘sti quattro libri l’anno letti e le tv corrono a intervistare: -tutto tranne i promessi sposi!, spalleggiati dai filmucci nostrani cretini che s’inventano paragoni assurdi con trattati ittiologici magari, cosí il piú feroce ed attuale descrittore dell’italico popolino sempre uguale -ieri le processioni contro la peste diffondevano il contagio, oggi litaníe: preghiamo la madonna affinché ci aiuti a combattere la corruzione!- nonché fine indagatore dell’animo umano -risveglio cap II leggendario in questo senso- cede spazio a qualche vate del tatuo; a scanso di equivoci: sono fra i pochissimi -se non l’unico- ad aver difeso la rai bersagliata perché tutti i copioni che le arrivano vengono automaticamente cestinati: in qualche modo devono potersi difendere dalla valanga che quotidianamente li investe e s’affidano alla filosofia: se proprio deve da qualch’altra parte passerà…; non è la cestinagióne sotto accusa bensí i criteri:
    @ daniele bonfanti
    uno che legge poco
    -sicuramente mai no gli scrittori licenziati secondo quelli da te elencati
    @ caym
    Resta come unico criterio di discernimento quindi, come spesso accade, il buonsenso, o se preferite il buongusto. E l’utile trucco di leggere ad alta voce il passaggio incriminato, per capire come possa suonare meglio.
    -tre in due righe e mezzo sa di record: a quando un bel post sul dittongo mobile?; gioverà ricordare che non è un’opportunità -è regola tassativa, ma forse i moderni editor-i ci verranno a dire ch’è obsoleto anche quello, ch’è molto piú pratico ristampare qualche milione di spartiti enciclopedie e copertine di dischi su’ quali potremo finalmente leggere: suonata a kreutzer

  • http://www.aisara.eu Francesca

    Salve, sono Francesca e lavoro per la casa editrice Aìsara. Intanto mi sembra esagerato dire che gli editor-i cestinano gli inediti “solo” perché sono pieni di -d eufoniche. Ma questo può essere vero, e anche comprensibile, per editori che hanno una linea editoriale molto moderna, che si rivolgono ad un pubblico giovane, che quindi non pubblicano libri che per temi e per stile richiedano un registro stilistico coerente con la -d eufonica. Insomma, è anche questa, per noi, una variante di stile, che deve essere coerente col tema trattato, con il lessico e la sintassi e con il pubblico di riferimento, il cosiddetto lettore implicito.

  • http://www.aisara.eu Francesca

    Salve, sono Francesca e lavoro per la casa editrice Aìsara. Intanto mi sembra esagerato dire che gli editor-i cestinano gli inediti “solo” perché sono pieni di -d eufoniche. Ma questo può essere vero, e anche comprensibile, per editori che hanno una linea editoriale molto moderna, che si rivolgono ad un pubblico giovane, che quindi non pubblicano libri che per temi e per stile richiedano un registro stilistico coerente con la -d eufonica. Insomma, è anche questa, per noi, una variante di stile, che deve essere coerente col tema trattato, con il lessico e la sintassi e con il pubblico di riferimento, il cosiddetto lettore implicito.

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