Grammatica di base per aspiranti scrittori – Gli

Scritto da: il 14.11.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Gli è una delle sillabe italiane che più si presta agli errori: sia come articolo sia come pronome ha usi formali e colloquiali divergenti e i principi che ne regolano l’uso sono sconosciuti ai più.

Partiamo dall’articolo: viene utilizzato davanti alle parole di genere maschile e numero plurale, che iniziano con una vocale, con s seguita da consonante, con i gruppi gn, ps, pn, x e z e, per eccezione, davanti a dei (plurale di dio). Nella lingua letteraria si apostrofa davanti alle parole inizianti in i, anche se è una grafia piuttosto obsoleta.

Discorso più complesso è quello che riguarda gli come pronome, che ha usi distinti nell’italiano standard (formale) ed in quello neostandard (lingua d’uso). Ha il valore di a lui, a esso, e si trova in posizione enclitica (unito alla fine della parola) o proclitica (prima della parola): digli, gli parli.

Spesso accade di trovarlo al posto del complemento errato, invece che a sostituire il complemento di termine; è frequente sentir dire chiamagli al cellulare, ma chiamare regge il complemento oggetto (chiamare qualcuno), quindi bisognerebbe dire chiamalo al cellulare.

Il suo uso al posto del plurale comincia ad essere largamente accettato, come testimonia l’Accademia della Crusca:

Gli per loro è attestato nei dizionari più recenti, come il GRADIT, “Grande Dizionario Italiano dell’Uso” di Tullio de Mauro (2000, UTET), che nella definizione di gli scrive: “2 gli [...] colloquiale, specialmente nella lingua parlata compare in  alternativa a loro, a loro, a essi, a esse: quando me lo chiederanno, gli risponderò” [cioè risponderò (a) loro]. Il DISC; “Dizionario Italiano Sabatini Coletti” (1997, Giunti) scrive: “[…] come pl. gli (come esito del dativo latino plurale illis) è assai freq. in quanto forma più chiaramente atona (e quindi proclitica o enclitica) rispetto a loro […]”.  Dunque, a parte la ragione etimologica a tale uso (loro invece deriva dal genitivo plurale illorum), esiste una giustificazione “pratica”, dovuta al fatto che per le altre persone esiste la possibilità di scegliere tra pronome enclitico e proclitico: mi dice / dice a me; ti dice / dice a te; gli dice / dice a lui; ci dice / dice a noi; vi dice / dice a voi; per la terza persona plurale questa possibilità non esiste: dice (a) loro e non *(a) loro dice: il pronome “mancante” viene, nell’uso, sostituito da gli. Tale forma è stata usata anche dal Manzoni: “Là non era altro che una, lasciatemi dire, accozzaglia di gente varia d’età e di sesso, che stava a vedere. All’intimazioni che gli venivan fatte, di sbandarsi e di dar luogo, rispondevano con un lungo e cupo mormorio; nessuno si muoveva”. (Promessi Sposi, XIII).

In ultimo moltissimi utilizzano gli al posto di le, come invariante quindi; questo è da considerare tuttora un errore grave, benché ci siano esempi anche letterari che ne attestino la diffusione.

  • http://alterminedelgiorno.blogspot.com Angelo

    “Il suo uso al posto del plurale comincia ad essere largamente accettato, come testimonia l’Accademia della Crusca”

    Questo non lo sapevo. Credevo il suo uso al posto del plurale fosse considerato ancora errore.
    Sempre ottime le tue “lezioni” grammaticali ;)

  • http://alterminedelgiorno.blogspot.com Angelo

    “Il suo uso al posto del plurale comincia ad essere largamente accettato, come testimonia l’Accademia della Crusca”

    Questo non lo sapevo. Credevo il suo uso al posto del plurale fosse considerato ancora errore.
    Sempre ottime le tue “lezioni” grammaticali ;)

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Non dubito che qualche professore pedante lo possa ancora segnare come errore grave, ma la lingua viva si è modificata in questo senso anche e soprattutto per fornire l’enclitica mancante a loro; e poiché si tratta non solo di un uso diffuso ma anche logico auspico che venga inserito nell’italiano standard.

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Non dubito che qualche professore pedante lo possa ancora segnare come errore grave, ma la lingua viva si è modificata in questo senso anche e soprattutto per fornire l’enclitica mancante a loro; e poiché si tratta non solo di un uso diffuso ma anche logico auspico che venga inserito nell’italiano standard.

  • http://blogattelle.it massimo

    vorrei intitolare questo commento:
    onore a caym
    -o meglio, visto che non mi parla, forse dovrei:
    onore alla gent.ma sig.ra caym alias livia, -e pubblicarlo qui anche se non aderentissimo all’oggetto -comunque della stessa famiglia; cosí -se passa- potrebbe anche esser di servizio pe’ lettori inducendoli a rimescolare un po’ le carte -ché rimescolare le carte di continuo è l’unico modo per impratichirsi, poi -insomma: quando ho letto il post con centra mi son detto: -ma dài, è una provocazione -vuol prendermi in giro… -immagino che lei dica anche: fredraik!, invece: gironzolando per il web -avendo da fare, proprio facendo: pe’ siti di scrittura è lavoro tanto quanto- m’imbatto in fattispecie: ovviamente si dice il peccato, non il peccatore (si linka); ecco: onore rimesso, ciò anche perché di rado lascio decadere seppur un’ombra di provocazione a lettera morta, giammai non quando accademica: egli è che noi vecchi ragazzi siam cosí -ci piace discutere e perfino leticare se ciò avviene in forza d’argomenti e -sebbene di riflesso- un po’ di ferro arriva anche a’ miei da tutta ‘sta storia…
    ps: ho inserito due hyperlink e non c’è anteprima (male); speriamo bene

  • http://blogattelle.it massimo

    vorrei intitolare questo commento:
    onore a caym
    -o meglio, visto che non mi parla, forse dovrei:
    onore alla gent.ma sig.ra caym alias livia, -e pubblicarlo qui anche se non aderentissimo all’oggetto -comunque della stessa famiglia; cosí -se passa- potrebbe anche esser di servizio pe’ lettori inducendoli a rimescolare un po’ le carte -ché rimescolare le carte di continuo è l’unico modo per impratichirsi, poi -insomma: quando ho letto il post con centra mi son detto: -ma dài, è una provocazione -vuol prendermi in giro… -immagino che lei dica anche: fredraik!, invece: gironzolando per il web -avendo da fare, proprio facendo: pe’ siti di scrittura è lavoro tanto quanto- m’imbatto in fattispecie: ovviamente si dice il peccato, non il peccatore (si linka); ecco: onore rimesso, ciò anche perché di rado lascio decadere seppur un’ombra di provocazione a lettera morta, giammai non quando accademica: egli è che noi vecchi ragazzi siam cosí -ci piace discutere e perfino leticare se ciò avviene in forza d’argomenti e -sebbene di riflesso- un po’ di ferro arriva anche a’ miei da tutta ‘sta storia…
    ps: ho inserito due hyperlink e non c’è anteprima (male); speriamo bene

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Non dico Fredraik, ma dico Aigor spesso.
    I link funzionano e ti ringrazio della segnalazione. Ma perché poi non dovrei parlarti?

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Non dico Fredraik, ma dico Aigor spesso.
    I link funzionano e ti ringrazio della segnalazione. Ma perché poi non dovrei parlarti?

  • http://blogattelle.it massimo

    @ caym
    Ma perché poi non dovrei parlarti?
    rif:commento-provocazione in d eufonica

  • http://blogattelle.it massimo

    @ caym
    Ma perché poi non dovrei parlarti?
    rif:commento-provocazione in d eufonica

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