Grammatica avanzata per aspiranti scrittori – Il suo o il proprio?

Scritto da: il 05.09.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

La lingua italiana è ricca di parole che, pur attingendo allo stesso significato, ne evidenziano una particolarità ed una sola; basti pensare ai soli verbi che esplicitano l’azione di mangiare: da trangugiare a sbocconcellare si può trovare una sterminata gamma di vocaboli specifici. Se questo è evidente per i sostantivi, lo è sicuramente meno per i pronomi e gli aggettivi.

Suo e proprio, infatti, vengono spesso percepiti come sinonimi perfetti, e per questo sono utilizzati indifferentemente; benché il loro senso sia analogo, suo e proprio sono invece due lemmi differenti che vanno a coprire parti di significato simili ma ben distinte.

Mentre suo ha una valenza più generica, riuscendo ad accompagnarsi sia al soggetto sia a qualsiasi complemento, proprio si riferisce sempre al soggetto della frase, chiarendo quindi nei casi ambigui il possesso dell’oggetto menzionato.

Se generalmente quindi si può operare una sostituzione, operando con criteri stilistici e di preferenza personale, è invece opportuno porre particolare attenzione nelle frasi in cui l’attribuzione dell’oggetto si fa più incerta. Per non continuare a ragionare in via astratta, facciamo qualche esempio:

Giuseppe ha mangiato il suo gelato si può considerare perfettamente interscambiabile con Giuseppe ha mangiato il proprio gelato.
Eugenio ha scritto un biglietto per Martina con la sua penna. In questo caso potendo sussistere il dubbio che la penna sia di Martina e non di Eugenio, quindi è sicuramente migliore la forma Eugenio ha scritto un biglietto per Martina con la propria penna.

Gli esempi sono un po’ grossolani, ma servono a far percepire la differenza, pur nella loro banalità. Per stabilire quale sia il giusto vocabolo basta quindi chiedersi chi abbia il possesso dell’oggetto nominato e, qualora fosse il soggetto (in terza persona), utilizzare proprio.

Nelle frasi impersonali l’uso di proprio è obbligatorio, non essendo esplicitato alcun tipo di soggetto: è stupido lanciare il proprio cellulare contro il muro non sarebbe corretto se sostituissimo suo a proprio. Si rivela una scelta migliore anche nel caso in cui ci si riferisca a un soggetto indefinito: tutti difendono le proprie ragioni oppure qualcuno dà ancora del voi al proprio padre.

Proprio può infine essere usato come rafforzativo dei possessivi, in tutte le persone: L’hai scritto di tua propria mano?

Ovviamente esistono molti casi in cui suo è insostituibile, ma sono per la grande maggioranza espressioni idiomatiche o contesti in cui mai ci sfiorerebbe la mente l’utilizzo di qualsiasi altra particella.

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