Grammatica avanzata per aspiranti scrittori – Entrare o centrare

Scritto da: il 12.09.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Sull’italiano non mi rassegno facilmente. Così, nonostante a volte per troppo zelo commetta anche io degli errori, non desisto davanti a quelle forme lessicali che, benché ormai nell’uso comune, sono da considerarsi storpiature o dialettismi.

Tanto quanto non amo l’uso, tutto toscano ma ormai dilagante, del te in luogo di tu come soggetto, non apprezzo neanche tutte quelle forme, tipiche del parlato, che vengono ormai confuse con le locuzioni corrette nello scrivere.

Una di queste abnormi contaminazioni tra scritto e parlato riguarda la forma c’entra. Leggo ormai troppo frequentemente centra, centrarci, riferito all’avere attinenza. Da questo uso hanno origine frasi a dir poco obbrobriose, come “Che ci centra?” (sic).

Facciamo un po’ di chiarezza, utilizzando un semplice dizionario e senza ricorrere a glottologi o linguisti; per comodità ed anche per una facile verifica online, cerchiamo sul De Mauro.

en|tràr|ci
v.procompl. (io ci éntro)
CO
1 con valore intens., trovare posto, avere spazio sufficiente per stare in qcs.: in questa macchina c’entrano quattro persone, in questi pantaloni non c’entro più | essere contenuto: il due nel quattro c’entra due volte
2 avere parte, attinenza, relazione con qcs.: che c’entra questo con quanto è accaduto?, non c’entra niente, io non c’entro!

cen|trà|re
v.tr. (io cèntro)
CO
1 colpire nel centro: c. un bersaglio, c. il boccino
2 fig., cogliere, individuare con acutezza e precisione: c. un problema, c. l’argomento; c. un personaggio, di attore o regista, interpretarlo o rappresentarlo correttamente evidenziandone le caratteristiche fondamentali | conseguire in pieno: c. l’obiettivo
3 fissare nel centro: c. il compasso; in fotografia e sim., inquadrare nel centro dell’obiettivo, del fotogramma o dello schermo: c. un soggetto, un’immagine sullo schermo
4 TS mecc., equilibrare rispetto a un asse di rotazione: c. un’elica, una ruota
5 TS sport ?crossare

Ora, sembra evidente che se scrivessi “La tua affermazione non c’entra con il contesto”, sarei colpevole, magari, di avere utilizzato una forma colloquiale ed imperfetta, ma avrei scelto almeno la corretta grafìa. Se scrivessi invece “La tua affermazione non centra con il contesto”, probabilmente starei cercando di utilizzare il contesto come bersaglio di un ipotetico lancio di affermazioni.

Per lasciarvi citerò il mio anziano insegnante di Armonia (che non è una disciplina new-age ma una normale materia degli studi musicali nei conservatori), Padre Vincenzo Bernardo Modaro, il quale soleva dire:

Chi parla il dialetto scrivendo traduce, e il parlar di colui non isgorga, ma cola.

Dall’uso della i prostètica potete capire quanto sia vetusta e quale sia l’età del mio docente.  Tuttavia, pur non sapendo di chi sia originariamente la frase, la condivido in pieno.

  • http://almostviola.blogspot.com/ almostviola

    Parole sante per me che ho ingaggiato una battaglia contro l’uso improprio del verbo “tornare” al posto di “restituire”!

  • http://almostviola.blogspot.com/ almostviola

    Parole sante per me che ho ingaggiato una battaglia contro l’uso improprio del verbo “tornare” al posto di “restituire”!

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Uno degli usi linguistici catanesi “strani”; l’altro per me intollerabile è “chiamagli”, traducibile come “chiama a lui”, quindi errato. La forma che i catanesi disconoscono è “chiamalo”, ovvero “chiama lui”.

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Uno degli usi linguistici catanesi “strani”; l’altro per me intollerabile è “chiamagli”, traducibile come “chiama a lui”, quindi errato. La forma che i catanesi disconoscono è “chiamalo”, ovvero “chiama lui”.

  • http://www.aisara.eu Francesca

    La misconoscenza della forma “c’entra” si manifesta subdolamente all’infinito: “Non so se c’entra, ma può anche non c’entrare” (invece di “può anche non entrarci”).

  • http://www.aisara.eu Francesca

    La misconoscenza della forma “c’entra” si manifesta subdolamente all’infinito: “Non so se c’entra, ma può anche non c’entrare” (invece di “può anche non entrarci”).

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