Google Book e Creative Commons

Scritto da: il 17.11.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

In merito alla questione Google Book mi sembra interessante riportare un articolo apparso sul blog di Creative Commons, che fa il punto della situazione. Io e Alessandra stamattina presto l’abbiamo tradotto, quindi perdonateci le sviste!

Mike Linksvayeer su CC, November 16th, 2009

L’accordo Google Book è probabilmente la storia dell’anno riguardo al diritto d’autore — è complesso, controverso, coinvolge grandi attori e grandi soggetti — il futuro dei libri, forse il bene e il male — e tutto ciò si riassume in un grande dispendio di avvocati, esperti, e analisi accademiche.
Per Creative Commons è anche un argomento difficile da commentare. Ambedue i “lati” sono chiaramente in gran parte corretti. Un ampio accesso alle copie digitali di molti dei libri pubblicati sarebbe un incredibile beneficio per la società — è praticamente un imperativo che, in qualche modo, avverrà. È anche il caso che qualsiasi accordo particolare per ottenere tale accesso deve essere giudicato in termini di come serve l’interesse pubblico, che include la privacy del consumatore, la libera concorrenza e l’accesso ai libri, tra le altre cose. Inoltre, Creative Commons considera sia Google sia molte delle parti che obiettano alla soluzione (la Fondazione Electronic Frontier è un esempio ovvio) grandi amici e sostenitori dei commons.

Ci auguriamo che si raggiunga una conclusione socialmente utile. Comunque è importante ricordare perché arrivare a questo è così controverso. Il diritto d’autore non ha tenuto il passo con l’era digitale — al contrario, ha combattuto una battaglia di retroguardia contro l’era digitale, con conseguente crescita zero del dominio pubblico, un vasto numero di “opere orfane” inaccessibili e spesso in decadenza, e una diminuzione del. Se uno o tutti questi temi fossero stati affrontati, Google e qualsiasi altra parte avrebbero maggiore libertà di scansione e di mettere i libri a disposizione del pubblico— dare accesso ai libri digitali sarebbe oggetto di libera concorrenza, non un obiettivo raggiunto attraverso accordi complessi e controversi con molti effetti secondari.

Creative Commons è stato progettato per non giocare il costoso, rischioso e azzardato gioco del contenzioso e della lobbying per riparare un sistema di diritto d’autore guasto. Invece, seguendo l’esempio del movimento per il free software, noi offriamo una scelta volontaria per un diritto d’autore più ragionevole che funzioni nell’era digitale. C’è un grandissimo numero di testimonianze che questo funzioni — communities volontarie, legali, che condividono di misura poteri diversi, come i remix musicali, le pubblicazioni scientifiche, le risorse educative, e chiaramente Wikipedia.

È anche incoraggiante vedere che la condivisione volontaria può essere una componente utile anche dell’accordo controverso e vedere riconosciuto il Creative Commons come standard di condivisione. È quello che vediamo nella modifica proposta da Google, presentata lo scorso venerdì. La versione modificata (PDF) include il paragrafo seguente:

Termini di Licenza Alternativi. In luogo delle funzioni base di acquisto dei consumatori esposte nella Sezione 4.2(a) (Basic Features of Consumer Purchase), un Titolare dei diritti può indirizzare il Registro per rendere i suoi libri disponibili a titolo gratuito a norma di una delle molte licenze standard o di simili permessi contrattuali per l’uso autorizzati dal Registro in base al quale i proprietari delle opere rendono disponibili le loro opere (ad esempio le licenze Creative Commons), nel qual caso tali Libri possono essere resi disponibili senza le restrizioni di tale sezione.

Questa non è stata la prima menzione delle licenze Creative Commons nel contesto dell’accordo Google Book. La FAQ ha incluso per molto tempo una risposta indicante che sarebbe stata disponibile un’opzione Creative Commons. Creative Commons è stata menzionata anche (e sotto una luce positiva) dai critici dell’accordo, per esempio nel documento di Pamela Samuelson sull’accordo e nella provocatoria obiezione della Fondazione Free Software centrata sulla tensione tra le intenzioni dei licenziatari di dirito d’autore pubblico e la possibilità che l’accordo sfoci in una libertà minore di quella che il licenziatario intendeva.

Indipendentemente dall’accordo, abbiamo notato con gioia che qualche mese fa Google ha aggiunto un’opzione di licenza Creative Commons al suo partner program Google Book Search. Questo, come ogni condivisione volontaria o meccanismo per facilitarla, è uno sviluppo positivo.

Comunque vi sentiate riguardo all’accordo, potrete dare un contributo non polemico a un futuro migliore utilizzando lavori in commons e aggiungendo i vostri, per prevenire stalli futuri. Potete anche dare un contributo finanziario alla campagna annuale di Creative Commons per sostenere il lavoro che facciamo per costruire infrastrutture di condivisione.

Se volete seguire l’accordo Google Book play-by-play, la scuola legale newyorkese James Grimmelmann ha il go-to blog. Siamo orgogliosi di notare che James era un legale interno a Creative Commons nel 2004, ma non può assumere alcun credito per la sua produttività attuale!

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