Editing e correzione bozze

Scritto da: il 20.01.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Online spesso mi capita di leggere infinite discussioni sui “servizi” offerti dalle case editrici. Tra questi vengono inseriti editing e correzione di bozze, spesso e volentieri senza distinguere bene tra l’uno a l’altra. Vediamo di fare un po’ di chiarezza, specie alla luce di un post recente apparso sul WD.

L’editing è un intervento sul testo che si concentra sulla trama, sulla caratterizzazione dei personaggi, sulla credibilità dei dialoghi, sulla coerenza interna e sui riferimenti extratestuali. Opera quindi sul contenuto, sulla forma e sulla scrittura dal lato del significato.

La correzione di bozze, una volta impaginato il testo già “ripulito”, cerca le inesattezze ortografiche e di giustificazione dell’allineamento. Gran parte di questi errori sicuramente va via nell’editing, la prima fase del processo ma succede sovente che, stando così tanto e profondamente a contatto con lo scritto, l’editor alla fine non si renda conto di alcuni refusi.

Sembra quindi ovvio, quasi lapalissiano, che ambedue gli interventi siano fondamentali per una pubblicazione. Ebbene, a sentire alcuni “esperti” di editoria, così non è. Tutto parte sempre dalle famose liste del WD, che suddividono in tre categorie gli editori, facendo nomi e cognomi.

Beh, la prima minaccia di denuncia la ebbero un paio di mesi fa, e da quando il loro lavoro si è fatto più serrato i tentativi di intimidazione sono aumentati di molto. Eppure il loro lavoro è semplice. Contattano la casa editrice in questione e chiedono la loro politica editoriale. Se è previsto un contributo, di qualsiasi specie, a carico dell’autore, non si entra nella Lista Paradiso.

Se è richiesto un contributo di bassa entità e comunque viene svolto un buon lavoro di promozione, editing et similia, si va nella lista Purgatorio. Se vengono chiesti ingenti contributi e/o il livello qualitativo è scarso e la distribuzione inesistente, si finisce nella Lista Inferno.

I ragazzi si sono trovati davanti a un caso spinoso: una casa editrice che fa pagare l’editing ma che, comunque, fa un buon lavoro, secondo la loro opinione: l’hanno quindi inserita nella lista Purgatorio. Apriti cielo!

Far pagare l’editing, a sentire un utente (che dice d’essere dentro all’ambito editoriale), è cosa normalissima. Sostiene inoltre questo:

Ed ecco la prima distinzione necessaria che mi premeva qui sottolineare: c’è una bella differenza tra l’editore che fa pagare all’autore editing e correzione (e parliamo di tariffe ragionevoli) e l’editore che chiede all’autore un contributo come copie da ricomprare o spese di stampa. Se l’editore fa pagare la stampa, si mette alla stregua del tipografo; se l’editore fa riacquistare le copie, cosa che penso sia la peggiore da parte di un editore, vuol dire che egli per primo NON crede a quello che sta pubblicando e non compie un vero investimento.

Invece, chi non fa riacquistare le copie e non fa pagare la stampa, ma semplicemente richiede una piccola spesa per la correzione di bozze (che è comunque un lavoro e va effettuata comunque sul testo, se non si vuole pubblicare un manoscritto pieno di errori), si pone materialmente e anche moralmente ad un livello più elevato di chi invece utilizza quei mezzucci sopra menzionati.

Se l’editore fa pagare la stampa, si mette alla stregua del tipografo e sono d’accordo con lui/lei. Se l’editore fa pagare l’editing si mette però alla stregua dell’Agenzia letteraria. In ambedue i casi sono imprese di tipo diverso. Sulla moralità non metto bocca: non mi permetto di dare giudizi di valore.

Mi infastidisce invece che i difensori di tale modus operandi tentino sempre di screditare il lavoro di questi ragazzi con le stesse, stantie, argomentazioni, oppure insultandoli. Vorrei dare una risposta che spero essere definitiva.

  1. Queste liste infrangono la legge! – Falso. In Italia vige il diritto di cronaca e di critica. Essendo informazioni fornite volontariamente dalle case editrici, a volte espressamente sui loro siti, non c’è nulla di illegale.
  2. Tutti i piccoli editori fanno così. – Falso. Non solo i grandi editori non fanno pagar nulla. Esistono una miriade di piccoli che non hanno costi aggiuntivi né dichiarati né nascosti. Chi frequenta Liblog ne conosce più d’uno.
  3. Sono ragazzini ignoranti quelli che compilano le liste. Non sanno niente di editoria. – Falso. La fondatrice del progetto è giovanissima, è vero, e non ha una vasta esperienza, ma è affiancata da persone che hanno conoscenza del settore. Inoltre l’età non certifica l’intelligenza o la capacità di affinare un giudizio. Infine, avere 17 anni in Italia mi sembra non sia ancora un reato.

Considerando che, come dice il filosofo, gli insulti degli stolti sono complimenti agli occhi del saggio, direi che i ragazzi hanno imboccato la strada giusta.

  • http://gattirandagi.ilcannocchiale.it maxvicius

    In realtà la questione è molto semplice, basta leggere un testo come “I mestieri del libro” di Oliviero Ponte di Pino per rendersi conto che l’editing è un passaggio fondamentale nella filiera editoriale e gli editori “seri” (piccoli o grandi che siano)non possono accollarne la spesa all’autore.
    Certamente un autore può decidere di rivolgersi a un’agenzia letteraria per operare sul testo un lavoro di editing, ma questo è, logicamente direi, un passaggio che precede il contatto con l’editore che, se tiene al suo prodotto (perché un libro è un prodotto), passerà l’opera al vaglio del/dei propri editor, o di collaboratori esterni.

  • http://gattirandagi.ilcannocchiale.it maxvicius

    In realtà la questione è molto semplice, basta leggere un testo come “I mestieri del libro” di Oliviero Ponte di Pino per rendersi conto che l’editing è un passaggio fondamentale nella filiera editoriale e gli editori “seri” (piccoli o grandi che siano)non possono accollarne la spesa all’autore.
    Certamente un autore può decidere di rivolgersi a un’agenzia letteraria per operare sul testo un lavoro di editing, ma questo è, logicamente direi, un passaggio che precede il contatto con l’editore che, se tiene al suo prodotto (perché un libro è un prodotto), passerà l’opera al vaglio del/dei propri editor, o di collaboratori esterni.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Max, quello che è lapalissiano per noi è inverosimile per altri.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Max, quello che è lapalissiano per noi è inverosimile per altri.

  • http://dabriatiann.splinder.com/ DabriaTiann

    Cosa dire, non potevi usare parole migliori per spiegare la faccenda. Dritta al punto come al solito ;)
    Grassieeeee

  • http://dabriatiann.splinder.com/ DabriaTiann

    Cosa dire, non potevi usare parole migliori per spiegare la faccenda. Dritta al punto come al solito ;)
    Grassieeeee

  • http://writersdream.org Ayame

    Grande Livia, sei stata chiarissima :)
    Anche se certa gente (ciao Elias!) continuerà a fare orecchie da mercante…

  • http://writersdream.org Ayame

    Grande Livia, sei stata chiarissima :)
    Anche se certa gente (ciao Elias!) continuerà a fare orecchie da mercante…

  • Davide

    Quoto Ayame e Dabria sul commento alla precisione e alla chiarezza dell’articolo.
    ;)

  • Davide

    Quoto Ayame e Dabria sul commento alla precisione e alla chiarezza dell’articolo.
    ;)

  • http://www.xii-online.com/ Fabrizio

    Una casa editrice che creda nei propri autori e li rispetti non chiede contributi, né per editing, né per altro.

    L’editing è una delle tante (e sono tante davvero) attività che si devono compiere per far sì che il progetto su cui si sta investendo dia buoni frutti.
    I relativi costi sono parte dell’investimento stesso, non una spesa avulsa di cui chiedere rimborso.

  • http://www.xii-online.com/ Fabrizio

    Una casa editrice che creda nei propri autori e li rispetti non chiede contributi, né per editing, né per altro.

    L’editing è una delle tante (e sono tante davvero) attività che si devono compiere per far sì che il progetto su cui si sta investendo dia buoni frutti.
    I relativi costi sono parte dell’investimento stesso, non una spesa avulsa di cui chiedere rimborso.

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