Da cosa si riconosce un editore a pagamento (e i suoi libri)?

Scritto da: il 29.07.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Come mi insegnò immediatamente al mio arrivo in redazione il buon vecchio zio Lazarus, ci sono alcuni parametri infallibili per riconoscere un editore a pagamento. Alcuni sono immediati, altri meno, ma l’editore a pagamento si riconosce.

Elemento principe è la fotografia in copertina, nuda e cruda (non elaborata né ritoccata). Perché? Perché un grafico, specie se dotato, costa, costa molto, mentre gli scorci paesaggistici sono gratis, abbondanti, sempre possibili. Fotografare una goccia d’acqua che cade, un paesino, una maschera di pietra non ha praticamente nessun costo. E non consuma nessun tempo.

Vero è che alcune grandissime case editrici utilizzano fotografie: ma quelle sono fotografie di artisti noti, ritoccate, patinate, e pagate profumatamente. La veste grafica in quel caso è curata e pressoché perfetta, con uno studio dell’armonia di composizione quasi maniacale.

Aprendo il libro spesso si nota l’assenza di controllo di orfani e vedove, le righe con due povere lettere lasciate sole a terminare il paragrafo, insomma una incuria generale. E leggendolo si nota l’assenza della mano di un sapiente editor. Perché quasi nessun buon libro pubblicato, per fortuna, è fedele copia dello scritto inviato dall’autore (ma di questo parleremo un’altra volta).

Se poi si ha voglia di approfondire basta una breve ricerca su internet: sicuramente c’è un autore scontento che si lamenta di aver pagato troppo e ottenuto poco. Da ozoz al rifugio degli esordienti il web ha messo molte risorse a disposizione degli aspiranti scrittori.

Un consiglio agli autori: diffidate di chi vi dice che siete dei geni, raramente lo pensa davvero. Fidatevi di chi vi dice che il testo è buono, ma bisogna lavorarci: sicuramente lo ha letto.
E no, nemmeno l’editing si paga.

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