Curiosità su editoria ed eurocentrismo

Scritto da: il 09.09.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Come ogni studente occidentale che si rispetti sono sempre stata pronta a rispondere alla domanda “Chi inventò il processo di stampa a caratteri mobili” con un nome solo: Johann Gutenberg. L’uomo di Magonza è entrato a far parte ormai dell’immaginario collettivo dell’editoria.

L’ha permeato tanto da essere continuamente citato nei vari progetti, come il Project Gutenberg (è tedesco, non inglese, quindi si legge proiect), o anche il Circolo Gutenberg (uno dei tanti progetti in cui sono impegnata). A lui, a Manuzio e a grandi editori e stampatori occidentali sono dedicate centinaia di organizzazioni e citazioni.

Ben diverso è il destino toccato a quello che effettivamente è stato l’inventore della stampa a caratteri mobili (il primo di cui abbiamo notizia, quantomeno). Sono sicura che alla maggioranza di voi il nome Bi Sheng non ricordi nulla.

Eppure fu lui il primo a creare una macchina per la stampa, utilizzando caratteri di terracotta. Per fortuna Wikipedia ci viene in soccorso:

Bi Sheng (cinese tradizionale: ??; cinese semplificato: ??, pinyin: Bì Sh?ng) (Huizhou, 990 – 1051) è stato un tipografo e inventore cinese, realizzatore del primo sistema di stampa a caratteri mobili. Il sistema di Bì Sh?ng, fatto di caratteri di terracotta, fu inventato fra il 1041 e il 1048 in Cina.

Bì Sh?ng era di umili origini, e non esistono documenti sulla sua vita. L’unico documento è il Mengxi Bitan (????) di un funzionario cinese, intellettuale e scienziato, Shen Kuo (??) (1031-1095). Il Mengxi Bitan fornisce una descrizione piuttosto dettagliata dell’invenzione di Bì Sh?ng.[1]

I fragili caratteri di Bi Sheng non si prestavano per la stampa in larga. Il funzionario Wang Zhen (attivo fra il 1290 e il 1333) migliorò il sistema di Bi Sheng introducendo caratteri mobili incisi nel legno. Successivamente, la stampa a caratteri mobili fu sviluppata in Cina e in Corea verso il 1490 con la realizzazione di caratteri di bronzo da parte del tipografo Hua Sui (1439-1513).

Sono cinque secoli che intercorrono tra Gutenberg e Bi sheng, e un millennio l’oblio di quest’ultimo, che mi auguro possa ritrovare il suo giusto posto nel pantheon dell’editoria. Non mi dilungherò in questa sede sulla mancata attribuzione italiana all’invenzione e sulle varie teorie che circolano tutt’ora sulla B42 (la Bibbia di Gutenberg). Certo è che il contrasto resta focalizzato sull’Europa, in particolare sull’asse Italia-Germania (come per l’invenzione dei raggi X e dio solo sa quante altre).

Se voleste approfondire esiste un museo dedicato a Huangcun (ahimé molto lontano), un volumetto quasi introvabile Haben Die Chinesen und Koreaner die Buchdruckerkunst erfunden? (Gutenberg Gesellschaft – 1954) ed uno per fortuna più reperibile, La scrittura, di Albertine Gaur.

  • http://www.rottaversosud.blogspot.com Capitano

    Dovremmo un po’ rivedere la storia che conosciamo in un’ottica decisamente più globale… ma è anche vero che i nostri mostri sacri resteranno sempre tali!

    Un saluto,

    Y BUENA VIDA

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    Dovremmo un po’ rivedere la storia che conosciamo in un’ottica decisamente più globale… ma è anche vero che i nostri mostri sacri resteranno sempre tali!

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