Chi legge, si vede?

Scritto da: il 17.08.10
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Prendo spunto dal post su Giornalisticamente per parlare un po’ della nuova pubblicità Fieg per promuovere la lettura di editoria periodica (quotidiani, settimanali, mensili… ma non libri). L’idea iniziale è molto bella: persone che sono in grado di parlare dei più svariati argomenti, grazie al semplicissimo fatto di leggere.

Ma a guardare con un poco di attenzione in più, e osservando l’immagine alla massima grandezza disponibile, sorgono le stesse perplessità dell’altro blogger: davvero sono questi gli argomenti per cui vale la pena leggere?

E vediamo un po’: pesca d’altura, mp3, basket, tifo, calcetto, horror, matrimoni, regali, posta, hotel, fisico. Poche voci dissonanti su “borsa, libri, mostre”, tutto il resto futilità varie. Probabilmente sono io che mi pongo nell’ottica sbagliata ma leggere i giornali (e i libri) dovrebbe espandere l’orizzonte culturale, non aiutarci a fare le vallette/gli opinionisti in tv.

Poi, mi chiedo se sia una pubblicità fatta per attirare chi non legge – e secondo me lascia il tempo che trova in questo senso–, se per invitare a leggere di più chi ha già iniziato – e anche qui non mi sembra efficace, data la scelta degli argomenti – o se, infine, per l’autocompiacimento di chi legge molto, che è figo, sorridente, scherzoso.

In un’Italia in cui il giornalismo di qualità è veramente raro forse questa è l’immagine più fedele che abbiamo di noi stessi, persone che parlano di vana attualità. Lasciatemelo dire: che tristezza.

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