Che vuoi fare da grande? L’Editore!

Scritto da Livia alle 14:40 del 9 Giugno 2009

Chiariamo subito che quand’ero piccola, uno o due anni, sognavo di diventare un direttore d’orchestra. Mi mettevo su uno sgabello col grissino e fingevo d’essere Toscanini (a ognuno le sue perversioni); se mi chiedevano “che fai?”, disarmante rispondevo “io? Dirigggo”. Ho anche iniziato lo studio della musica, ma questa è un’altra storia.

Ora che sono grande (?) faccio tutt’altro mestiere, e non riterrei mai di avere la capacità di dirigere un’0rchestra; con tutto ciò che da questo naturalmente discende. Almeno, io sono così. Ma scopro sempre con sorpresa che non tutti la pensano come me.

Non appartengo a quella genia di persone che giudicano gli altri in base al titolo: trovo che Muti sia così non in virtù di un attestato ma per gli anni di studio, per l’aver ascoltato tanto e imparato da maestri prima di lui. Il fatto che un ragazzo sia laureato in Lettere – con specialistica in editing – non elimina la possibilità che scriva “corettore di bozze” o “propiamente” (fidatevi, è successo).

Per cui sono abbastanza serena quando mi chiedono “cosa si deve fare per aprire una casa editrice?”; è una domanda plausibile, non sempre c’è chiarezza nei manuali tecnici, spesso rivolti a persone già esperte e non divulgativi, e non molti editori rivelano agli stagisti tutti i passaggi della filiera del libro. Insomma, la trovo una legittima curiosità.

In genere inizio a spiegare dalle basi, non sapendo mai chi mi trovo di fronte. Parto da lontano, dal business plan e dal progetto editoriale, fondamenta per un’impresa culturale di qualunque tipo. Sono anche avvezza a vedere facce interdette (o il loro corrispettivo web 2.o) e piccoli segnali di esitazione. Poi mi addentro nelle questioni legali: forma societaria, questioni fiscali, dettagli tecnici.

Già qui le facce si rabbuiano un po’, pensavano ci fossero meno beghe legali; comincio ad intuire che non abbiano mai letto l’Ormezzano o i testi canonici, ma ok, l’Ormezzano un po’ fa paura, serio e pesante com’è. E poi non tutti sono tenuti a conoscere le questioni legali che regolano l’apertura di un’azienda, è per questo che chiedono, no?

Infine termino facendo una battuta: “[...] e ovviamente ti/vi serviranno editor, correttori di bozze, impaginatori e illustratori, magari qualcuno che riunisca più aspetti, ma almeno un paio di persone”. Per me è chiaramente una battuta. Per loro no. E ti dicono “pure questo!” e si stupiscono che ci vogliano professionisti. Vengo così a scoprire che era un’idea dettata semplicemente da un piglio volitivo, dal “vorrei lavorare in editoria” (cosa sai fare? Sono un ottimo e attento coretore di bozze).

Ecco. A costoro dico: non sono obbligatori lauree e corsi specialistici, ma almeno un minimo sindacale di competenza. Il minimo, giuro. Se non l’avete, iniziate dalla gavetta, andate a fare stage su stage, osservate, provate, imparate. Ché ad aprire un’azienda c’è tempo. A fallire anche meno.

Post correlati

l'autore di questo articolo è Livia. Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva. (Scrivi all'autore).

Piaciuto l'articolo?

Cerca altri articoli sullo stesso argomento.
Se ti interessa questo post faresti bene a dare un'occhiata anche qui: Vita da editor(e), e ti consiglio pure: , , , , . Oppure volevi leggere gli altri articoli di Livia?
Abbonati al feed per restare aggiornato.
Iscrivendoti al feed rss non occorrerà visitare il sito: sarà il sito a venirti a visitare!
Grazie per la compagnia. Grazie per il sostegno.
Questo sito ti offre un servizio gratuito. I costi e gli autori vengono pagati attraverso la pubblicità. Un grazie a tutti coloro che aiutano a mantenere in vita questo servizio gratuito semplicemente cliccando sui link pubblicitari.

4 Commenti to “Che vuoi fare da grande? L’Editore!”

  1. Daniele B. il 9 Giugno 2009 alle 21:41 ha scritto:

    Eh eh.

  2. Noe il 9 Giugno 2009 alle 22:27 ha scritto:

    Cioè? —–> battuta a uso e consumo esclusivo di Livia.
    -
    La apriresti tu per me? —–> Altra battuta a uso e consumo esclusivo di Livia.
    -
    A cinque anni volevo vivere in una fattoria con tanti animali; a sette circa volevo scrivere e fare l’archeologa. A undici volevo fare la mamma e volevo tanto un bambino. A dodici volevo aprire un centro di Accoglienza e Rieducazione per Cani Randagi. A diciannove volevo fare qualcosa di concreto per aiutare le persone. A momenti alterni vorrei anche trovare un tipo che voglia condividere con me tutto ciò. :-p
    Voglio ancora tutte queste cose, alcune sto lavorando per ottenerle e altre le farò coincidere un progetto di vita globale del quale sto ancora definendo i dettagli. Questo per dire che, come tutti i bambini che si rispettino, quando Noemi vuole una cosa, col cavolo che se la scorda (tratto dalla mia autobiografia “Si, sto ancora aspettando che X si innamori di me”), e lo stesso vale per i sogni.
    -
    Questo non c’entra nulla con la discussione, a parte questo: sognare è senza dubbio bello, però è importante capire quanto è sogno e quanto è capriccio. Un sogno è una parte di te, un sogno è te. E’ una cosa con la quale ti alzi e con la quale vai a dormire, una cosa per la quale lotti e ti impegni. Un sogno è un lato del tuo carattere che se non si può esprimere in quel modo, almeno si esprimerà in modo simile. E se non si realizzerà, non sarà certo per mancanza di impegno. Oggi c’è un sacco di gente che vuole fare questo, quello, e quell’altro. O meglio: che vuole questo, quello o quell’altro. Ma li vuole belli fatti, puliti e apparecchiati. Come può essere tuo un progetto, se non sai come è nato, se non ci hai sudato sopra, se non hai sorriso quando decolleva e non l’hai sorretto quando rischiava di precipitare?
    -
    Oggi aprire una casa editrice è fattibile, con un minimo di conoscenza e di impegno.
    Portarla avanti è un’altra storia.
    E se uno trema già solo per la prospettiva della difficoltà di aprirla, ci levi mano.

  3. Noe il 9 Giugno 2009 alle 22:29 ha scritto:

    Scusate la sgrammaticatezza ma ho un po’ sonno.

  4. Noe ha scritto:

    Un sogno è una parte di te, un sogno è te. E’ una cosa con la quale ti alzi e con la quale vai a dormire, una cosa per la quale lotti e ti impegni. Un sogno è un lato del tuo carattere che se non si può esprimere in quel modo, almeno si esprimerà in modo simile. E se non si realizzerà, non sarà certo per mancanza di impegno. Oggi c’è un sacco di gente che vuole fare questo, quello, e quell’altro. O meglio: che vuole questo, quello o quell’altro. Ma li vuole belli fatti, puliti e apparecchiati. Come può essere tuo un progetto, se non sai come è nato, se non ci hai sudato sopra, se non hai sorriso quando decollava e non l’hai sorretto quando rischiava di precipitare?

    Né più né meno quello che penso io.

Lascia un Commento

XHTML: Puoi usare questi tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

« Back to text comment