A volte ritornano (ahimè)

Scritto da: il 10.04.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Punto informatico aggiunge un nuovo tassello a quel puzzle chiamato SIAE. Riporto alcuni passaggi:

la SIAE ha reso nota l’intervenuta pubblicazione sulla gazzetta ufficiale n. 80 del 6 aprile 2009 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 febbraio 2009, n. 31 con il quale sarebbe stato reintrodotto in Italia l’obbligo di apposizione del contrassegno SIAE: obbligo che, come ricorderanno i lettori di Punto Informatico, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con una Sentenza dell’8 novembre 2007 aveva stabilito essere inopponibile ai privati. [...]

Al riguardo sembra anche il caso di ricordare che nei mesi scorsi si è aperto un ampio dibattito sull’opportunità di continuare ad utilizzare nel nostro Paese – solo in Europa assieme a Portogallo e Romania – una misura antipirateria anacronistica e ritenuta inutile ed anzi dannosa dalla stessa Federazione dell’Industria Musicale Italiana, e che è stato addirittura depositato in Senato un disegno di legge volto alla definitiva eliminazione dell’obbligo di apposizione del contrassegno. [...]

Il contrassegno SIAE costituisce una prestazione patrimoniale imposta ed appartiene, dunque, all’universo delle imposte: fuor di giuridichese, quindi, attraverso la disposizione in commento, si sta dicendo che un regolamento di attuazione del 2009 può imporre retroattivamente, sin dal 2001, l’obbligo di pagamento di un balzello in barba ad una decisione della Corte di Giustizia con la quale si è ritenuto detto obbligo inopponibile ai cittadini europei. [...]

Si tratta di un’elegante traduzione del brocardo “Chi ha dato, ha dato e chi ha avuto, ha avuto”. L’obiettivo è evidente: consentire a SIAE di sostenere che essa non è tenuta a restituire ai privati quanto incassato in virtù di una previsione di legge, dichiarata loro inopponibile dai più alti Giudici Europei. Brutta norma anche questa che fa assai poco onore a chi l’ha suggerita ed al Governo che, per ovvie ragioni di comodo e non certo a tutela dell’interesse pubblico, l’ha fatta sua e recepita in un provvedimento firmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dal Ministro dei beni e delle attività culturali e controfirmato dal Ministro della Giustizia. [...]

Cultura e giustizia, appunto, due valori e contenitori di principi che sembrano difettare completamente al nuovo regolamento sull’apposizione del contrassegno SIAE appena pubblicato in Gazzetta. Varrà, forse, infine, la pena di ricordare – ma anche questo formerà oggetto di ampio dibattito negli anni a venire e probabilmente ancora una volta dinanzi alla Corte di Giustizia – che il testo del nuovo DPCM non tiene, sostanzialmente, in nessun conto le osservazioni formulate dalla Commissione UE allorquando il nostro Governo, nell’aprile del 2008, le trasmise, per la prima volta, la bozza di tale provvedimento che aveva in animo di varare per porre rimedio alla situazione venutasi a creare a seguito della decisione dei giudici europei. [...]

In un altro eccellente articolo si parla del disegno di legge citato:

[...] È anche la stessa industria dei contenuti a denunciare l’inefficienza del bollino: sarebbe inadatto a prevenire la contraffazione delle merci, si ripercuoterebbe sulle strategie degli editori e delle etichette, che per agire sul mercato italiano si trovano costretti a mettere sul piatto denari aggiuntivi e a imbarcarsi in trafile burocratiche che, con poche eccezioni, gli altri paesi europei non prevedono. Per questo motivo l’industria ne chiede l’abolizione, rivendica il diritto di poter scegliere di non essere tutelata dalla pirateria con uno strumento che risulta inadatto allo scopo. “È bene precisare subito – spiega il senatore a Punto Informatico – che il bollino è un balzello iniquo che non serve certamente ad impedire le frodi”. L’industria si sente defraudata dall’anacronistica pratica della vidimazione, invoca la possibilità di investire sul mercato il denaro che spende nell’imbollinatura: “francamente – chiosa il senatore – penso che l’abolizione del bollino possa spingere a ripensare nuovi sistemi che consentano di conciliare le legittime pretese dei detentori dei diritti con le aspettative degli utenti del mercato digitale. Non si può pensare di parlare di diritto d’autore legiferando solo in materia di pirateria: la pirateria è solo una parte del problema”. [...]

Ora, tutto ciò che vale qui per i supporti informatici e musicali, è valido altresì per i libri; in Italia gran parte degli scrittori sono convinti che sia la SIAE a tutelare il diritto d’autore, cosa che non risponde al vero. Facciamo chiarezza sui compiti della SIAE, ancora una volta (repetita iuvant).

La SIAE, tramite registro OLAF, prende in carico i testi degli autori per consentir loro di dimostrare la precedenza rispetto ad eventuali altre opere “clonate”; obiettivo che si può raggiungere con un minore dispendio economico col metodo della vidimazione postale o della spedizione sigillata (sempre postale). Funge insomma da notaio, acquisendo un atto e datandolo. Questo per gli autori.

Per gli editori – nel senso più ampio del termine, che include l’industria di libri, musica, informatica – la SIAE certifica il numero di copie circolanti apponendo il famigerato bollino. Peccato che questa sia una certificazione, anche in questo caso, ottenibile con metodi diversi (vidimazione singola tramite firma e fattura dello stampatore/produttore del supporto fisico).

Basterebbe consultare Wikipedia sulla SIAE:

La SIAE non crea diritti d’autore, ma si limita a tutelare coloro che intendano depositare volontariamente le loro opere presso questo ente al fine di vederne protetta la paternità e i correlati diritti (l. 248/2000[1]). Il deposito non è obbligatorio in quanto il diritto d’autore, per sua natura, sussiste sin dalla creazione dell’opera e quindi possono essere usati altri mezzi per la dimostrazione della titolarità dei diritti, come ad esempio Copyzero.

Punti controversi:

  • La SIAE acquisisce un compenso (chiamato “equo compenso”) sui supporti vergini venduti in Italia. Ciò vuol dire che esiste una pre-tassazione su CD, DVD, musicassette, VHS, memorie digitali e pellicole fotografiche che si acquistano poiché si presume che qui vi si registri del materiale protetto dai diritti d’autore, anche se ciò non è detto che avvenga.
  • La facoltà della SIAE di poter chiedere un compenso su eventi di natura non lucrativa è stata fonte di polemiche. Un caso che fece molto discutere fu quello della richiesta di pagamento da parte della SIAE ad un’associazione che aveva preparato un piccolo spettacolo con dei bambini di Chernobyl che avevano cantato una canzone popolare bielorussa per ringraziare le famiglie che li avevano ospitati in Italia[3].
  • La pretesa della SIAE di richiedere compensi per diritto d’autore anche per le attività didattiche è stata oggetto di un’interrogazione[4] al Governo da parte del senatore Mauro Bulgarelli, che ha anche proposto di valutare l’opportunità di estendere anche in Italia il concetto del fair use.
  • La SIAE svolge un ruolo preponderante nel Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore in base a norme poste in essere quando vigeva il Diritto corporativo.
  • La SIAE detiene nel territorio italiano un monopolio legale (ovvero concesso dallo Stato) sull’attività di intermediazione. Più volte è stato sollevato il problema dell’effettiva correttezza di una posizione del genere. Alcuni enti, come la FIMI, hanno chiesto che venisse modificato l’articolo 180 in favore di un mercato più concorrenziale.

Stando all’art.181 bis della legge n. 633/1941, uno speciale contrassegno, comunemente denominato bollino SIAE, dovrebbe essere apposto su ogni supporto contenente opere protette dal diritto d’autore.Ma a seguito della Sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee[5] e di alcune Sentenze della Corte di Cassazione[6], è stato decretato che non costituisce reato la semplice assenza del contrassegno SIAE sui supporti contenenti opere dell’ingegno[7] come esplicitamente riportato sul sito della stessa SIAE, in cui viene anche spiegato più in dettaglio che per ciò che concerne il contrassegno, la stessa Corte [di Cassazione] ha applicato, nella sua massima estensione, il principio proposto dalla Corte di Giustizia Europea, secondo cui il bollino SIAE è qualificabile come regola tecnica. Questa regola, non essendo stata comunicata in via amministrativa dallo Stato Italiano all’Unione Europea, non è rilevante penalmente nei confronti dei privati, che non appongono il contrassegno sui supporti[7].

Recentemente non solo con una decisione del Tribunale di Cesena è stato assolto un imprenditore a cui era stata contestata la commercializzazione in Italia di Cd-Rom privi del bollino[8], ma addirittura un editore italiano ha ottenuto dal Tribunale di Roma un decreto ingiuntivo per 1,2 milioni di euro a carico della SIAE quale rimborso per quanto versato tra il 2004 e il 2008 per acquistare i bollini da porre sui supporti che diffondeva in allegato alle proprie riviste cartacee[9].

Di nuovo, e sempre, la stessa domanda: perché abbiamo la SIAE, ormai soli con Portogallo e Romania?

  • Elfo

    La risposta è dentro di noi. EPPERO’ è sbagliata.

    Il fatto è che sono tutti rigiri burocratici per piazzare tanti bei soldini in tasca di pochi non meglio specificati figuri…:(

  • Elfo

    La risposta è dentro di noi. EPPERO’ è sbagliata.

    Il fatto è che sono tutti rigiri burocratici per piazzare tanti bei soldini in tasca di pochi non meglio specificati figuri…:(

  • http://writersdream.org Ayame

    Come sempre, l’importante è fare informazione. Esattamente come è importante farla per l’editoria a pagamento, è importante farla per questa faccenda, affinché sia CHIARO a tutti come stanno le cose.
    Domani pomeriggio mi metto all’opera.

  • http://writersdream.org Ayame

    Come sempre, l’importante è fare informazione. Esattamente come è importante farla per l’editoria a pagamento, è importante farla per questa faccenda, affinché sia CHIARO a tutti come stanno le cose.
    Domani pomeriggio mi metto all’opera.

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