Sclero d’autore

Scritto da: il 27.11.09
Articolo scritto da . Leggo troppo, scrivo poco e mi rimproverano di scrivere tanto. Adoro i libri ingialliti dal tempo, dimenticati ma con dentro la passione per tenerti sveglio nel cuore della notte. Sto dalla parte delle ferite di carta perché un libro vissuto è quello letto, magari in un momento difficile della vita, tanto da portarne i segni come fosse amore. Adoro anche la musica perché a volte annulla la relatività d’ogni pensiero imprigionato nella vita. Come Avvocato trovo la soluzione al problema degli altri e come Conciliatore facilito le parti in conflitto a trovare l’intesa. Ho almeno un centinaio di difetti, qualcuno sostiene che sono molto meno, così provate voi a buttare l’occhio dentro ai miei pensieri.:.

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E cospargiamoci il capo di cenere ma col sottofondo di un disco di Hiromi Uehara.

Perché gli scrittori si prendono troppo sul serio?

Certo, non dovrebbero mica arrabbiarsi più di tanto, mani e piedi, colle dovute proporzioni, sono imparentati, può capitare di confondersi. Così se uno scrittore scrive coll’arto sbagliato non c’è da essere permalosi, basta fare mente locale e togliere quel piede dalla tastiera, questione di abitudine.

Scrivere e pedalare forse sono la stessa cosa, c’è la stessa fretta quella di tagliare il traguardo delle vendite col romanzo giusto, azzeccando anche la festività più propizia. Pedalare, pedalare è tutto un affannarsi, anche coi piedi no? Superare un’altra curva e coordinare i riflessi del corpo per dare la spinta con meno soddisfazione al vento di critiche che li frena.

Agli scrittori non gli perdoniamo proprio nulla, non gli perdoniamo gli insuccessi, le virgole fuori posto o troppo perfette, figurarsi la normalità di certe loro inadeguatezze. Non possiamo perdonargli neppure il successo, perché diamo per scontato che vada meritato, peccato che la storia insegni come sia sempre stato conquistato, preso di forza, strappato.

Non gli perdoniamo nemmeno la banale normalità, come le foto tranquille e i sorrisi di circostanza. Non indulgiamo neppure quando si negano, si nascondono per non essere trovati oppure quando sono troppo di tutto: presenti, mondani, citati, cercati, davanti all’obbiettivo o tra le prime pagine.

E non gli perdoniamo nemmeno se ci abbandonano, se smettono di scrivere o se decidono di uccidersi per una semplice fragilità umana. Così quando gli scrittori se ne vanno, non gli perdoniamo nemmeno l’uscita di scena. Vorremmo che fosse riscritto il finale perché è imperativo il continuare a raccontare. Devono dirci come la vedono la vita, come la fingono, come la ingannano, non possono smettere, non si può.

Non gli perdoniamo la depressione, nemmeno la malattia perché non possono smettere di raccontarci il dolore, la gioia, non possono.

Devono reggere il peso della vita, devono restare calmi qualunque sia la diagnosi, qualunque sia quella violenza che tengono dentro.

Gli scrittori non possono perdere la speranza come noi.

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carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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