Caro EAP

Scritto da: il 31.05.10
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Caro Editore a Pagamento,

chi ti scrive è una ragazza che, come la maggioranza degli italiani, ha un manoscritto nel cassetto ed il sogno di vederlo un giorno pubblicato. Dopo questa mia affermazione, ti immagino nell’atto di sfregarti le mani, ma ti invito a non farlo: mi sono informata su di te.

Per esempio so che, se ti inviassi il frutto delle mie fatiche, tu non ti prenderesti la briga di leggere nemmeno l’inizio. Non lo valuteresti affatto. Riceverei però una mail dai toni entusiastici in cui il mio testo verrebbe lodato ai quattro venti come opera di sicuro interesse per i posteri. E non importerebbe se si trattasse di una storia senza  capo né coda, zeppa di errori sia di lessico che di grammatica. Per te rappresenterebbe solo un modo per attirarmi, tanto è vero che nella lettera  non faresti alcun cenno specifico a quanto ho scritto.

Già questo, per me, rappresenterebbe un valido argomento per non fidarmi di te.

Ma c’è dell’altro: se accettassi di incontrarti, o di telefonarti, cercheresti di riempirmi la testa con motivazioni del tipo: “in Italia si legge poco, non si vende, anche i grandi hanno iniziato così, credimi che tu contribuisca alle spese è l’unico modo per iniziare”. Se posso accettare per vere le prime due affermazioni, le ultime due non mi vanno proprio giù. Basta con questi nomi illustri utilizzati come specchietti per le allodole: erano altri tempi. Ed inoltre so per certo che quella di autofinanziarsi la pubblicazione NON E’ L’UNICA VIA. Ci sono centinaia di piccole case editrici in Italia che, pur non navigando nell’oro, tentano di investire negli autori che pubblicano. Certo, questo implica una rigida selezione.

Adesso mi dirai che pubblicare è un mio diritto. Falso. Scrivere, è un mio diritto. Stampare, se voglio, è un mio diritto. Ed è questo quello che tu fai: stampi. Perciò non infrangi la legge, sei solo MOLTO PIU’ COSTOSO di qualsiasi stamperia. Ma per favore, non prendermi in giro promettendomi mari e monti, quando entrambi sappiamo che il mio testo da te stampato non arriverà mai in libreria. E, soprattutto, non venire a dirmi che il tuo è un metodo democratico. Laddove un editore “regolare” premia la meritocrazia, tu premi il denaro. Sei proprio lo specchio dell’Italia di oggi, un Italia che in gran parte delle occasioni non mi piace.

So che contavi sulla mia vanità, so che a volte il desiderio di vedere il proprio nome su un libro stampato annebbia la mia capacità di giudizio, perché è ovvio che io tengo molto a ciò che ho scritto, dopo tutto il tempo e la fatica spesi! Mi spiace di deluderti, ma io continuerò ad aspettare e ignorerò qualsiasi richiesta di pagamento tu possa farmi. Se nessuno pensa che io sia abbastanza brava da investire su ciò che scrivo, forse faccio bene a tenermi il mio lavoretto d’ufficio. Chissà, prima o poi anch’io avrò la mia occasione, perché credo in me stessa e penso di poter raccontare storie senza dover pagare te. In alternativa resta sempre internet e il mio piccolo blog: qui le mie parole possono avere eco senza le tue bugie.

In poche parole, caro editore a pagamento, comincerei a pensare di modificare il tuo comportamento. Perché? Perché non siamo tutti uguali, noi aspiranti, e perché bene o male l’affermazione secondo cui tu sei l’unica via per arrivare alla pubblicazione verrà sbugiardata. Come? Grazie alla libera informazione che spero proprio si diffonda sempre più, grazie anche ad una semplice lettera come la mia.

Distinti saluti, a (NON) risentirci.

Alessandra

  • http://www.lecosesonocomesono-mv.blogspot.com/ emmevù

    La guerra contro l’editoria a pagamento è un raro caso di guerra giusta.
    Il web è pieno di se-dicenti autori che “se la tirano” da matti… poi scavi un pochino e scopri che hanno pagato.
    Un editore a pagamento non è un editore.
    Brava Elfo, bravissimi Liblog.

  • http://www.lecosesonocomesono-mv.blogspot.com/ emmevù

    La guerra contro l’editoria a pagamento è un raro caso di guerra giusta.
    Il web è pieno di se-dicenti autori che “se la tirano” da matti… poi scavi un pochino e scopri che hanno pagato.
    Un editore a pagamento non è un editore.
    Brava Elfo, bravissimi Liblog.

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