Val più la pratica, De Benedetti

Scritto da: il 16.07.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Val più la pratica - Andrea De BenedettiQuando ho letto la presentazione del libro, ammetto di esserne stata un poco stizzita: Val più la pratica veniva annunciato come un attacco contro “l’esercito [...] che presidia a colpi di penna rossa la frontiera che separa l’italiano buono da quello cattivo“. Considerandomi parte di quell’esercito mi sono sentita chiamare in causa, ho preso il libro e l’ho iniziato subito.

Mi sbagliavo. Su me stessa più che altro: ho scoperto infatti che sono molto più tollerante dei neo-crusc descritti dall’autore, Andrea De Benedetti, e che uso molto meno rigore di quanto non voglia credere. I post di grammatica infatti, a ben guardare, sono fatti con lo stesso approccio di tutti gli altri: consigliare (e magari migliorare un po’ il mio lavoro!); e sebbene a volte possa essere pedante, specie nell’uso del congiuntivo, non arrivo agli eccessi descritti da De Benedetti.

Quella che dipinge, nella sua grammatica immorale, è una tendenza che tutti possiamo osservare: essere integralisti sulle questioni linguistiche, tentare di preservare un lessico e una forma antichi, utili più nella teoria che nella vituperata pratica. E ridimensiona anche gli allarmismi inutili sulla morte dell’italiano, che, a suo dire, non si è mai parlato e scritto tanto.

Non c’è però nessuna difesa appassionata delle abbreviazioni o delle grafie semplificate; De Benedetti tiene a precisare che po’ va scritto con l’apostrofo e che una corretta ortografia è sempre la base da cui partire. Ma ci ricorda che non esiste solo la forma Soggetto – Verbo – Complemento, e che spesso si dovrebbe parlare di analisi il-logica.

I capitoli sono articolati secondo una complessità crescente, dal che polivalente fino all’analisi delle parti del discorso, affrontando così tutte le occorrenze più contestate dai difensori della lingua italiana e mettendo in evidenza che la grammatica non è normativa ma descrittiva, che la lingua è flessibile e viva. E che l’uso vince la norma.

Nonostante sia un saggio l’uso della lingua e del narratore lo rendono scorrevole e divertente: costellato di episodi e considerazioni personali, sembra ribadire anche con lo stile che l’italiano dipende dal suo parlante (o scrivente, in questo caso).

Da leggere, da insegnare a scuola, da inculcare nelle teste di ogni professore, da prendere come un pancake, al posto della crusca.

  • http://wdsucks.altervista.org izzy

    Ehm… ma se “val più la pratica”, a rigor di logica non dovrei manco comprare il suo libro, no? :)

  • http://wdsucks.altervista.org izzy

    Ehm… ma se “val più la pratica”, a rigor di logica non dovrei manco comprare il suo libro, no? :)

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Beh, quello dipende solo da te :)
    Però io il libro lo sto “spacciando”, perché è utile, interessante e ben scritto.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Beh, quello dipende solo da te :)
    Però io il libro lo sto “spacciando”, perché è utile, interessante e ben scritto.

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