Una questione di tortura, McCoy

Scritto da: il 19.11.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

una questione di tortura, Alfred W. Mc.CoyInorridire è una parola quasi svuotata. Si inorridisce per le violenze, per gli omicidi, per tutti i crimini, ma dura giusto l’arco di un telegiornale; poi si riprende la propria routine, si ricomincia, giustamente, a badare alle occupazioni quotidiane, anche se con una lieve inquietudine.

Di questo e non di orrore parla McCoy nel suo saggio Una questione di tortura, compiendo un’analisi razionale e politica della tortura, epurata, per quanto possibile, del dato emotivo. Ciò non vuol dire però che l’autore riesca ad essere asettico e scevro da giudizi di valore, ma solo che tenti di utilizzare un modello scientifico nel suo esame, il più obiettivo possibile.

Sin dall’inizio l’analisi verte sulla dicotomia sicurezza/libertà, sui reciproci confini e sulla giustificabilità dei metodi di interrogatorio. L’autore prende in esame sia le componenti storiche sia quelle sociali e psicologiche, ricreando un quadro esaustivo dell’evoluzione del fenomeno.

Ovviamente, però, lo studio si concentra sul ruolo dell’America, e per essere più precisi della CIA, nella creazione, sperimentazione e diffusione dei metodi di crudeltà psicologica ormai noti al grande pubblico. Dall’utilizzo di droghe agli esperimenti sensoriali, il saggio mette in luce i tentativi riusciti e quelli falliti nel percorso che ha portato alla tortura moderna.

Non sfugge alla disamina la doppia faccia dell’America, l’attuale egemonia  economica e culturale, oscillante tra il ruolo di paladino dei diritti umani e quello di propugnatore della moderna tortura senza contatto. Se da un lato, infatti, firma trattati e convenzioni, dall’altro autorizza, avalla e protegge l’intelligence con le sue ricerche poco ortodosse.

Il saggio è ben documentato, ricco di richiami e note, scritto con un linguaggio semplice, benché l’argomento non sia dei più immediati. Forse ogni tanto si dilunga più del necessario, ma  un maggiore approfondimento è sempre utile, e la mole di dati è un’ottima fonte per eventuali consultazioni o ricerche personali.

Una lettura ricca di spunti di riflessione, che si spera non vengano riassorbiti immediatamente nell’operosità del quotidiano.

Infine, per chi di voi volesse approfondire l’argomento, ecco il trailer di Taxi to the dark side, documentario di Alex Gibney tratto proprio da questo saggio e vincitore del premio oscar 2008.

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