Una goccia di splendore – Fabrizio De André, Harari

Scritto da: il 07.10.08
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

Copertina @IBSQuando è morto Fabrizio De André l’ho saputo dal televideo. Quando tre settimane fa è morto Rick Wright l’ho saputo dal televideo. Mi viene da non accenderlo più, capirete. In entrambi i casi è stato un lutto, la morte di uno che ti ha dato tanto, magari senza saperlo, ma uno che ti ha segnato la vita.

A Faber ho avuto la fortuna di poterlo dire, di poterlo ringraziare per la sua musica e per il suo pensiero… A Rick Wright no, ma questa è un’altra storia.

Questo libro è invece la storia di Fabrizio De André, narrata attraverso le sue parole e le sue immagini. Guido Harari, curatore del volume e celebre fotografo e giornalista rock, ha messo assieme con intelligenza e competenza una sorta di autobiografia postuma, raccogliendo e ordinando frasi, pensieri, dichiarazioni, interviste e quant’altro Fabrizio ci ha lasciato nel corso degli anni, riuscendo così a riprodurre un quadro affascinante e fedele di una personalità così straordinaria.

Perché straordinario Faber lo era veramente, fin dalla sua infanzia borghese ma contadina allo stesso tempo, dalla sua adolescenza piratesca nei vicoli di Genova, fino ad arrivare al cantautore idolatrato e timoroso del palcoscenico che abbiamo conosciuto e amato in tanti.

E ci viene restituito così vivo in questo libro, con il suo pensiero vibrante, anarchico, con la sua arguzia, la sua cultura, la sua umanità, il suo umorismo e la sua autoironia… e con le sue immagini, una raccolta di foto belle, bellissime: le foto di famiglia, dell’infanzia, così come le foto dei professionisti che lo hanno ritratto sul palco e fuori.

Parla di tutto De André in questo volume, certamente di sé ma anche di filosofia, di religione, di storia e di politica, di musica e letteratura. Parla del rapimento, parla della sua fattoria dell’Agnata, parla delle sue donne e dei suoi figli. Racconta di vita, così come ce l’ha sempre cantata. Ed è un piacere leggerlo, avendo in testa la sua voce, ed è come se risuonasse davvero ancora fra queste righe.

Da leggere con le sue canzoni sotto, e magari con un “bianco di Portofino” che ci riporti ancora in quella “mulattiera di mare” percorsa, almeno idealmente, così tante volte.

“Ancora oggi non capisco esattamente cosa siano la virtù e l’errore. Basta spostarsi di latitudine, per non dire nel tempo, che i valori diventano disvalori e viceversa. Adesso viviamo questo gran tormento sulla perdita dei valori. Bisogna aspettare di storicizzarli. Non è che i giovani d’oggi non abbiano valori: è che noi non siamo ancora riusciti a capire bene, perché siamo troppo affezionati ai nostri. Io non ho nessuna verità assoluta in cui credere, nessuna certezza in tasca e, quindi, non la posso regalare a nessuno. Va già molto bene se posso regalarvi qualche emozione.”

Fabrizio De André

  • http://www.youtube.com/lauratussi Laura Tussi

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  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Gentile Laura, il suo intervento è fuori luogo ed è stato per questo cancellato.
    Se è in cerca di una collaborazione può scrivere alla redazione di Liblog, ciò che ne è al di fuori è spam.

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