Ulisse tra due mari, Moll

Scritto da: il 01.07.09
Articolo scritto da . Marzia, vent'anni, studentessa di Letterature europee moderne. Ha acquisito il senso dell'orientamento contemporaneamente a quello critico grazie all'Università La Sapienza. Londinese in una presunta vita precedente. Lettrice, scribacchina e blogger. Se credesse nel Paradiso, lo vorrebbe come quello dei sogni di Virginia Wolf.

Ulisse tra i due mari – Nora MollSi pensa che in estate il tempo libero si moltiplichi, e quello da dedicare un buon libro, magari, triplichi addirittura. Menzogne. Almeno per chi, come me, frequenta l’Università. Tutti quei periodi lunghi (estate e vacanza natalizie) che al liceo sembravano un miraggio, sono ora tempo in più da dedicare alla vicinissima sessione d’esami. La lettura di manuali, saggi, qualsiasi testo in generale utile allo studio, ti allontana dal romanzo della tua vita. Ma diamine se capita di incontrare letture valide!

Il mio esempio più vivo, ad oggi, è un’opera di Nora Moll, Ulisse tra i due mari. A vent’anni si è trasferita a Roma, laureata in lettere e ha continuato a studiare (beata lei!) – svolge ad ora ricerca comparatistica.

Il viaggio letterario della Moll si svolge attraverso il novecento letterario mondiale, da Alberto Savinio ad Alejo Carpentier, senza mai perdere la rotta. Strano a dirsi visto che a capitanare l’esperienza di comparazione è la figura del mitico Ulisse, che si muove nelle parole di autori che vanno dal mare mediterraneo a quello caraibico, dal mare nostrum, che concentra, a quello aperto al mondo, il mar dei caraibi, che ha accolto credenze altre rivestendosene e offrendo tanto in cambio.

L’uomo necessita del mito per giustificarsi e darsi una linea guida, è stato così per secoli, ma nel novecento il personaggio diviene autore: si trasforma in artefice del proprio mito.
Si affronta così il “lavoro sul mito” attraverso la sua riscrittura, sia essa seria o parodica, spesso capace di contenere emulazione e dissacrazione al contempo, nel tentativo di accrescere il mito, farlo proprio, addirittura chiuderlo, terminarlo. Per appropriarsene definitivamente.

D’altronde la letteratura del novecento è popolata di anti-eroi contenti di conquistare una libertà sconosciuta ai propri antenati, uscendo dal circuito chiuso de mitico per diventare personaggi con diritto di autodeterminazione. Con diritto di aggregazione al resto dell’umanità per darle forma.

Così l’Omero multiforme compie il suo viaggio nella rete interculturale della letteratura mondiale, lasciandosi rimaneggiare per acquisire nuovi e sempre forti significati, rispondendo a esigenze e lecite domande attraverso il suo stesso esistere, sempre nuovo di fronte al nuovo. Perdere e ritrovare la propria identità, ricostruirsi da dentro: questa lettura semplice del mito primigenio si fa lontana, troppo lineare per tutte quelle sfumature e quelle metamorfosi che contraddistinguono l’evoluzione dell’uomo attraverso il suo esilio, il suo viaggio. Non solo fisico.

La lingua è precisa, esatta come l’ora. Trova una sua direzione, si rifà a quelle strutture necessarie per la comprensione del testo che spesso i madrelingua dimenticano. Tralasciano.
Non a caso, alla IV edizione del Premio “Popoli in cammino” (2007), viene segnalata dalla giuria proprio per il suo saggio, “che mette a confronto con acutezza e rigore filologico due bacini culturali distanti e speculari come il Mediterraneo e i Caraibi”.

  • nora moll

    Grazie, Marzia, per il tuo articolo, una vera sorpresa ed un grande incoraggiamento alla ricerca e alla scrittura. E buona estate, in compagnia ti tanti altri libri (ti suggerisco Malina di Ingeborg Bachmann, tanto per allontanarci dal Mediterraneo e dai Caraibi).
    Nora

  • nora moll

    Grazie, Marzia, per il tuo articolo, una vera sorpresa ed un grande incoraggiamento alla ricerca e alla scrittura. E buona estate, in compagnia ti tanti altri libri (ti suggerisco Malina di Ingeborg Bachmann, tanto per allontanarci dal Mediterraneo e dai Caraibi).
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