Si mangia! Metodo Estivill per insegnare a mangiare, Estivill – Domènech

Scritto da: il 19.03.09
Articolo scritto da . Sono una mamma bionica e sono sposata con il marito platonicamente perfetto. Ho una casa senza isolamento acustico e cinque bambini molto rumorosi. Porto i capelli lunghi perché ho solo due mani. Sono nata per scrivere: me lo ripeto soprattutto mentre sconto il sacrificio di montagne di panni da stirare. Cucino discretamente e preparo dosi da battaglione. Ho un sogno nel cassetto: il Varese in serie A. Naturalmente i giocatori saranno tutti figli miei!

Si mangia! - Eduard Estivill e Montse DoménechQuando ero una mamma alla seconda esperienza, e disperata perché mia figlia Teresa, che allora aveva all’incirca sei mesi, non voleva saperne di mangiare, mi capitò sottomano un manualetto composto a quattro mani da due medici spagnoli: il dottor Eduard Estivill e la psicologa infantile Montse Domenèch. Portava un titolo affascinante, dalle suadenti note militaresche: Si mangia! Metodo Estivill per insegnare a mangiare (¡A comer! nell’edizione spagnola).

Allora non avevo la prole numerosa che vanto oggi, e quindi facevo fatica a calarmi nei panni dello stile da caserma – tanto per intenderci quello in voga ai tempi delle nostre nonne alle prese con parecchi pargoli da accudire –: incuriosita e speranzosa divorai con appetito, è proprio il caso di dirlo, i capitoli di questo libricino uno dopo l’altro proprio come le ciliegie. Ne uscii con la grinta del condottiero che si appresta ad affrontare una battaglia importante: battaglia che vinsi con soddisfazione e che ricordo ancor oggi come una delle sfide più impegnative della mia vita di mamma.

Questo famigerato metodo Estivill, che tanto ha fatto parlare di sé per la rigidità dell’intenzione, è rivolto a coloro che si fanno carico del delicato momento della pappa: genitori, ma anche nonni, o educatori. Semplice ed efficace, è indirizzato all’età cosiddetta infantile, ossia da quando il bambino assume le prime pappe sino all’ingresso alla scuola elementare. Attenzione, però: se cercate un galateo per i più piccoli state sbagliando acquisto.

Quella del metodo Estivill è piuttosto una strategia che insegna “una corretta abitudine a mangiare bene e di tutto (…), senza traumi, senza conflitti né tensioni”: perché se la fame è un bisogno istintivo, a mangiare correttamente bisogna proprio imparare. Se seguirete questo metodo, è la promessa del libro, in meno di una settimana dovreste fare centro: senza pretendere di trasformare il vostro piccolo inappetente in Pantagruele, gli avrete insegnato a mangiare in maniera corretta.

Estivill, direttore della Unidad de Altreaciones del Sueno dell’Istituto Dexeus di Barcellona, città dov’è nato nel 1950, è noto per aver essersi occupato principalmente di problemi legati all’insonnia infantile e per aver elaborato un metodo di successo per far superare ai piccoli lo scoglio della nanna che tarda ad arrivare. Il metodo Estivill, sia esso quello relativo al dormire sano del bambino oppure il nostro vademecum per la pappa, poggia su un principio fondamentale: i genitori o chi per loro sono i maestri, il bambino è il discepolo, e il terreno fertile su cui lavorare è la presa di coscienza dell’adulto della propria responsabilità di educatore.

Prima ancora di definire il programma di apprendimento alimentare, gli Autori infatti delineano alcuni capisaldi pedagogici cui non dovrebbe prescindere nessun genitore. La coerenza è il primo di questi strumenti educativi: se le figure di riferimento del momento dell’abitudine alla pappa sono più d’una è necessario che ci sia accordo fra di loro, fermo restando che sarebbe meglio che ci fosse un’unica guida al momento di insegnare al bambino a mangiare.

Secondo, ma importantissimo, è la sicurezza con cui il genitore e comunque la guida diffonde il messaggio del cibo: il momento della pappa dev’essere associato a degli stimoli positivi, ad un’idea di serenità, di normalità – tutti mangiano, e tutti dovrebbero mangiare assieme al bambino – di esclusività. L’attività del mangiare ha valore intrinseco, che dev’essere comunicato come assolutamente positivo e fondamentale, e non dev’essere svilita con attività parallele e stranianti.

Di per sé il metodo di apprendimento di Estivill è molto semplice: il bambino, sul seggiolone, bardato di tutto punto con bavaglina e cucchiaio in pugno, viene invitato a prendere confidenza con il cibo con grande dolcezza ma anche estrema fermezza. Sono sufficienti tre minuti per innescare il rituale del pasto attraverso il quale si definirà, perdonate la metafora, l’imprinting. Trascorso questo breve lasso di tempo al bambino verrà sottratto il piatto e tutti gli oggetti che gli ricordano il pasto e ci si concentrerà su altre faccende, per altri tre minuti, al termine dei quali si ricomincerà da capo.

Tutto questi gesti devono ripetersi con il massimo scrupolo e senza demotivarsi se il piccolo è recalcitrante o non mangia per nulla, e per tutti i pasti principali della giornata, merenda compresa. Se per il primo giorno sarà molto probabile una sconfitta totale, alla fine della prima settimana di trattamento, parola mia, il bambino farà il gesto di togliersi la bavaglina da solo per farvi vedere che ha gradito la sua pappa: questo anche e soprattutto se varierete il menu (cosa doverosissima per una buona educazione alimentare).

Se siete fautori di una pedagogia pseudo-roussoiana, maieutica, relativista questo volumetto è altamente sconsigliato per i vostri palati e quelli di vostro figlio. Al contrario, se come me che sono arrivata al quinto figlio da svezzare pensate che non sia mai troppo presto per cominciare a dare delle regole precise ai vostri poppanti, correte in libreria. Come minimo potrete dire di aver fatto una lettura intelligente.

  • http://pianetamamma cherin

    il mangiare si insegna senza forzare volenti o nolenti è cosi fin dalla più tenera età

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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