Scrivere per immagini – Manuale di sceneggiatura, Moscati

Scritto da: il 18.11.08
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

manuale di sceneggiatura, moscatiNel nostro Bel Paese innumerevoli persone vogliono scrivere, soprattutto poesie (che, con i versi liberi, vien più facile e, se non capisci un tubo, fai tu la figura del rozzo insensibile a cui non si prospetta nemmeno un’onorata – e remunerativa – carriera di idraulico); oppure romanzi (tralasciamo i racconti).

Una volta scrissi da qualche parte (sul muro? Può anche darsi. Non ricordo), tra il faceto e il provocatorio che ogni scrittore doverebbe esser tanto pudico da non voler far leggere ciò che scrive. Comunque se i romanzi o i racconti (tantomeno i versi) non “vanno”, si può tentare con la sceneggiatura che nel suo ottimo Manuale di sceneggiatura Massimo Moscati presenta, spiega ed esemplifica.

Dal soggetto, passando per la scaletta e al cosiddetto “trattamento” – che è la parte più simile al romanzo e che precede la scrittura vera e propria della sceneggiatura – le tappe della realizzazione di un film sono parecchie e parecchio impegnative.

Un romanzo può avere più di una stesura: i rimaneggiamenti di una sceneggiatura sono all’ordine del giorno. Come e più che con una narrazione bisogna raccontar mostrando, scrivere per immagini; è una scrittura visiva. Per inquadrature.

Se, da un lato, può essere evidente che una sceneggiatura – specialmente se scritta all’americana: cioè, al contrario di come è scritta all’italiana in cui i dialoghi e le indicazioni sceniche sono in colonne separate, con i dialoghi inclusi nelle direttive per il regista – appare come una sorta di evoluzione del testo teatrale (anche in questo vi son battute e indicazioni di scena), dall’altro, non è raro imbattersi in scrittori che hanno una scrittura cinematografica di solito quegli autori di romanzi d’azione.

Sarebbe poi interessante l’analisi critica delle cosiddette novelization, ossia di quei testi narrativi che nascono per e sulla scia del gran successo avuto da un film: si pensi, per esempio, ai libri nati dalla serie di X-Files negli anni Novanta. Ma, in libreria, di libri tratti dal film (e non conme si è abituati, film da libri), se ne sono visti anche altri.

Moscati, però, non si limita a mostrare concretamente come si scriva una sceneggiatura, ma dà, anche, dei suggerimenti sul come “piazzarla” dopo. Il che può non essere affatto semplice. È inevitabile che presenti anche un po’ di tutto quel mondo che ruota intorno alla concretizzazione di un’idea filmica. (non parliamo del glamour della passerella).

E tutto ciò è interessante. Anche perché non avviene spesso. Cercando in Rete si possono trovare anche sceneggiature di film piuttosto noti. Il Manuale di sceneggiatura di Massimo Moscati è un eccellente punto di partenza. A voi, volonterosi, continuare con umiltà e tenacia.

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    “che, con i versi liberi, vien più facile e, se non capisci un tubo, fai tu la figura del rozzo insensibile a cui non si prospetta nemmeno un’onorata – e remunerativa – carriera di idraulico”
    Per questo pezzo la mia stima di te, già molto alta, sale di dieci punti.

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    “che, con i versi liberi, vien più facile e, se non capisci un tubo, fai tu la figura del rozzo insensibile a cui non si prospetta nemmeno un’onorata – e remunerativa – carriera di idraulico”
    Per questo pezzo la mia stima di te, già molto alta, sale di dieci punti.

  • http://blogattelle.it massimo

    le sceneggiature non si scrivono piú su due colonne da’ tempi di boccaccio
    (scherzo; diciamo venticinqu’anni)

  • http://blogattelle.it massimo

    le sceneggiature non si scrivono piú su due colonne da’ tempi di boccaccio
    (scherzo; diciamo venticinqu’anni)

  • http://alterminedelgiorno.blogspot.com Angelo

    “Una volta scrissi da qualche parte (sul muro? Può anche darsi. Non ricordo), tra il faceto e il provocatorio che ogni scrittore doverebbe esser tanto pudico da non voler far leggere ciò che scrive”

    Sono sensibile al tema, visto che a me piace scrivere, dunque provo a difendere gli scrittori dilettanti.
    Credo che non siamo più al tempo di Manzoni, quando solo i ricchi aristocratici avevano la cultura e il tempo per prendere una penna in mano.
    A scrivere impariamo da piccoli e poi leggiamo, rimaniamo imbrigliati dal piacere delle parole, ci facciamo cullare dalle storie che ci conciliano il sonno o sconvolgere da quella che ritornano nei nostri incubi. Poi, ad un certo punto, sentiamo il solletico che dalla testa si trasmette alle nostre dita e il bisogno di muoverle su una tastiera. Che c’è di male?
    Ovvio che se ho scritto un racconto o un romanzo (e non un diario) poi avrò il desiderio che qualcuno lo legga…
    L’importante è che non mi creda un genio incompro e che io ricordi che c’è sempre spazio per migliorare.
    E allora che c’è di male?

  • http://alterminedelgiorno.blogspot.com Angelo

    “Una volta scrissi da qualche parte (sul muro? Può anche darsi. Non ricordo), tra il faceto e il provocatorio che ogni scrittore doverebbe esser tanto pudico da non voler far leggere ciò che scrive”

    Sono sensibile al tema, visto che a me piace scrivere, dunque provo a difendere gli scrittori dilettanti.
    Credo che non siamo più al tempo di Manzoni, quando solo i ricchi aristocratici avevano la cultura e il tempo per prendere una penna in mano.
    A scrivere impariamo da piccoli e poi leggiamo, rimaniamo imbrigliati dal piacere delle parole, ci facciamo cullare dalle storie che ci conciliano il sonno o sconvolgere da quella che ritornano nei nostri incubi. Poi, ad un certo punto, sentiamo il solletico che dalla testa si trasmette alle nostre dita e il bisogno di muoverle su una tastiera. Che c’è di male?
    Ovvio che se ho scritto un racconto o un romanzo (e non un diario) poi avrò il desiderio che qualcuno lo legga…
    L’importante è che non mi creda un genio incompro e che io ricordi che c’è sempre spazio per migliorare.
    E allora che c’è di male?

  • http://blogattelle.it massimo

    @ …che c’è di male?
    -che dovresti imparare a rileggere prima di licenziare!

  • http://blogattelle.it massimo

    @ …che c’è di male?
    -che dovresti imparare a rileggere prima di licenziare!

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    @Massimo: suvvia, succede! Specialmente online, con le esigenze di comunicazione veloce, qualche lettera scappa a tutti.
    @Angelo: dipende da chi è il qualcuno a cui ti sottoponi. Gli editor sono oberati di lavoro proprio per questo, e gli 8/10 sono lavori più che amatoriali.

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    @Massimo: suvvia, succede! Specialmente online, con le esigenze di comunicazione veloce, qualche lettera scappa a tutti.
    @Angelo: dipende da chi è il qualcuno a cui ti sottoponi. Gli editor sono oberati di lavoro proprio per questo, e gli 8/10 sono lavori più che amatoriali.

  • http://alterminedelgiorno.blogspot.com Angelo

    Touché.

    La scrittura on-line è sempre frettolosa e gli errori sfuggono, quindi se ti fa piacere che i passanti commentino i tuoi post dovresti essere più tollerante… :P

  • http://alterminedelgiorno.blogspot.com Angelo

    Touché.

    La scrittura on-line è sempre frettolosa e gli errori sfuggono, quindi se ti fa piacere che i passanti commentino i tuoi post dovresti essere più tollerante… :P

  • http://blogattelle.it massimo

    @caym
    non ci siamo proprio… rileggere il proprio scritto prima di farci qualunque cosa è l’alfa non solo tecnica, in valore assoluto e non c’è on line che tenga: il -che vuoi, andavo di fretta- identifica lo zozzone tanto quanto il -di questo ne parleremo-; vedi, tu hai scritto tempo fa una cosa mitica, ma poi non l’hai difesa; non ricordo esattamente dove, comunque rispondendo a’ lettori -a memoria: leggete leggete leggete e se proprio dovete, scrivete; basta, non se ne può piú di st’esercito di tossicomani del topexan che con l’avvento del computer: -scrivono; funghi spuntati su’ prati che si guardano intorno e -ah, capito tutto, faccio io… -sembrano poi la signora di flaiano che aveva tenuto nascosto cosí bene e cosí a lungo… -bisogna picchiare a due mani invece, far capire quanto sia importante la formazione, i classici -per quanto ridotti all’osso formano una catena che unisce il fummo al siamo -a maglie larghe magari, ma sempre in grado di epurare lo stronzinismo con dosi massicce di grandezza e genialità; -sei giovane?: -ficcati nella lettura orgiastica, pigliati un par di lustri sabbatici e quando riemergerai sarai piú forte e piú bello che pría -ce farai neri a tutti, ma prima d’allora sigilla la tastiera e leggi leggi leggi (e rileggi)
    ps: due postillúcce, giusto per cattivare un altro po’ di simpatie…
    -il genietto, qui, rivolge il commento come se il post l’avessi scritto io su liblog: troppo onore…
    -controlliamo il significato di quell’ -oberato-, please…

  • http://blogattelle.it massimo

    @caym
    non ci siamo proprio… rileggere il proprio scritto prima di farci qualunque cosa è l’alfa non solo tecnica, in valore assoluto e non c’è on line che tenga: il -che vuoi, andavo di fretta- identifica lo zozzone tanto quanto il -di questo ne parleremo-; vedi, tu hai scritto tempo fa una cosa mitica, ma poi non l’hai difesa; non ricordo esattamente dove, comunque rispondendo a’ lettori -a memoria: leggete leggete leggete e se proprio dovete, scrivete; basta, non se ne può piú di st’esercito di tossicomani del topexan che con l’avvento del computer: -scrivono; funghi spuntati su’ prati che si guardano intorno e -ah, capito tutto, faccio io… -sembrano poi la signora di flaiano che aveva tenuto nascosto cosí bene e cosí a lungo… -bisogna picchiare a due mani invece, far capire quanto sia importante la formazione, i classici -per quanto ridotti all’osso formano una catena che unisce il fummo al siamo -a maglie larghe magari, ma sempre in grado di epurare lo stronzinismo con dosi massicce di grandezza e genialità; -sei giovane?: -ficcati nella lettura orgiastica, pigliati un par di lustri sabbatici e quando riemergerai sarai piú forte e piú bello che pría -ce farai neri a tutti, ma prima d’allora sigilla la tastiera e leggi leggi leggi (e rileggi)
    ps: due postillúcce, giusto per cattivare un altro po’ di simpatie…
    -il genietto, qui, rivolge il commento come se il post l’avessi scritto io su liblog: troppo onore…
    -controlliamo il significato di quell’ -oberato-, please…

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    @massimo:
    il Sabatini Coletti Dizionario della Lingua Italiana
    riporta:
    oberato
    [o-be-rà-to] agg.
    1 estens. Oppresso da debiti, da impegni economici: è un uomo o. dalle tasse
    2 fig. Eccessivamente impegnato, sovraccarico: essere o. di lavoro
    Ovviamente il mio è un uso figurato, per fortuna.
    Io sono ancora dell’opinione che si debba leggere, leggere, leggere e poi, se proprio si deve, scrivere; e francamente non so cosa ti possa far pensare che la mia posizione sia mutata.
    Infine, onore al merito, il post è di Sfranz, il nostro ottimo professore.

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    @massimo:
    il Sabatini Coletti Dizionario della Lingua Italiana
    riporta:
    oberato
    [o-be-rà-to] agg.
    1 estens. Oppresso da debiti, da impegni economici: è un uomo o. dalle tasse
    2 fig. Eccessivamente impegnato, sovraccarico: essere o. di lavoro
    Ovviamente il mio è un uso figurato, per fortuna.
    Io sono ancora dell’opinione che si debba leggere, leggere, leggere e poi, se proprio si deve, scrivere; e francamente non so cosa ti possa far pensare che la mia posizione sia mutata.
    Infine, onore al merito, il post è di Sfranz, il nostro ottimo professore.

  • http://reloj.altervista.org/wordpress Reloj

    Io per esempio se fossi in lei, Massimo, rileggerei e rivedrei la punteggiatura. Per curiosità, che problema c’è con oberato?

    È vero, molti scrivono senza aver letto neanche il minimo indispensabile. Ma sono anche d’accordo con Angelo: che c’è di male? Si deve pur fare pratica in qualche modo. Il brutto è che se uno scrittore non legge l’unico a non notarlo è lui stesso.

  • http://reloj.altervista.org/wordpress Reloj

    Io per esempio se fossi in lei, Massimo, rileggerei e rivedrei la punteggiatura. Per curiosità, che problema c’è con oberato?

    È vero, molti scrivono senza aver letto neanche il minimo indispensabile. Ma sono anche d’accordo con Angelo: che c’è di male? Si deve pur fare pratica in qualche modo. Il brutto è che se uno scrittore non legge l’unico a non notarlo è lui stesso.

  • http://blogattelle.it massimo

    per -oberato- link e, dal palazzi: modo errato: errore, perché superfluo, dire oberato di debiti; peggio poi usarlo nel senso di carico, p. es. oberato di lavoro
    la mia punteggiatura, oltre ad essere piú che corretta, deriva dalla conoscenza approfondita degli autori che hanno fatto la lingua italiana e non perderò altro tempo a discuterne con chicchessía
    -spiace, però, che solo la vis polemica -per altro necessaria in alcune circostanze- sia stata colta, non il messaggio: guardate che a me non viene in tasca proprio nulla, sto semplicemente riproponendo i fondamentali alla luce di quei pochi milioni di disastri (linguistici) a cui assistiamo costantemente (e se parlo di posizione non difesa è per l’evidenza del commento 5 e simili); quante voci si son levate a protestare perché la piú alta carica dello stato italiano non sa coniugare i verbi in italiano?: -la mia, e poi?…; dunque, state pure sereni, è un fatto di solitarie valige (sabatini coletti)
    infine, caym, puoi dire ciò che vuoi, non cambia e non cambierà mai nei tuoi confronti il mio atteggiamento

  • http://blogattelle.it massimo

    per -oberato- link e, dal palazzi: modo errato: errore, perché superfluo, dire oberato di debiti; peggio poi usarlo nel senso di carico, p. es. oberato di lavoro
    la mia punteggiatura, oltre ad essere piú che corretta, deriva dalla conoscenza approfondita degli autori che hanno fatto la lingua italiana e non perderò altro tempo a discuterne con chicchessía
    -spiace, però, che solo la vis polemica -per altro necessaria in alcune circostanze- sia stata colta, non il messaggio: guardate che a me non viene in tasca proprio nulla, sto semplicemente riproponendo i fondamentali alla luce di quei pochi milioni di disastri (linguistici) a cui assistiamo costantemente (e se parlo di posizione non difesa è per l’evidenza del commento 5 e simili); quante voci si son levate a protestare perché la piú alta carica dello stato italiano non sa coniugare i verbi in italiano?: -la mia, e poi?…; dunque, state pure sereni, è un fatto di solitarie valige (sabatini coletti)
    infine, caym, puoi dire ciò che vuoi, non cambia e non cambierà mai nei tuoi confronti il mio atteggiamento

  • http://reloj.altervista.org/wordpress Reloj

    Massimo, stia calmo! E già che c’è, prenda atto che la Lingua – malgrado suo e mio – evolve: non si può più parlare né scrivere come lo facevano Dante, Petrarca o Manzoni. La letteratura non è solo la forma, e se tutti quelli col pallino dello scrivere fossero perfetti anche nella grammatica e nella sintassi, non servirebbero i redattori né gli editor.
    Aggiungo che se per lei è segno di erudizione scrivere a’ lettori o chicchessía, faccia pure: per me non lo è, anche nel caso in cui le due forme fossero contemplate dai dizionarî.

  • http://reloj.altervista.org/wordpress Reloj

    Massimo, stia calmo! E già che c’è, prenda atto che la Lingua – malgrado suo e mio – evolve: non si può più parlare né scrivere come lo facevano Dante, Petrarca o Manzoni. La letteratura non è solo la forma, e se tutti quelli col pallino dello scrivere fossero perfetti anche nella grammatica e nella sintassi, non servirebbero i redattori né gli editor.
    Aggiungo che se per lei è segno di erudizione scrivere a’ lettori o chicchessía, faccia pure: per me non lo è, anche nel caso in cui le due forme fossero contemplate dai dizionarî.

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    @Massimo: urgeva consultazione del mio vocabolario favorito, il Devoto-Oli, che però non riporta quella forma come errata. Per cui su questo siamo ancora in stallo. Non capisco la questione sollevata sul tuo blog a proposito di “traiamo”, e quindi dal basso della mia ignoranza mi piacerebbe che me la spiegassi (anche via mail, se credi).
    @Reloj: Massimo, da quel che so per via delle nostre chiacchiere sul blog, ama provocare, ma non penso sia polemico nel senso deteriore del termine.

    Tornando ai discorsi sulla scrittura, è vero, troppi scrivono e pochi leggono; non posso dissentire dalla posizione di chi consiglia una totale immersione nei classici, per poi magari rinnovare lingua e canoni letterari, ma consapevolmente.
    Per cui direi che siamo un po’ tutti d’accordo, ognuno a suo modo. ;)

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    @Massimo: urgeva consultazione del mio vocabolario favorito, il Devoto-Oli, che però non riporta quella forma come errata. Per cui su questo siamo ancora in stallo. Non capisco la questione sollevata sul tuo blog a proposito di “traiamo”, e quindi dal basso della mia ignoranza mi piacerebbe che me la spiegassi (anche via mail, se credi).
    @Reloj: Massimo, da quel che so per via delle nostre chiacchiere sul blog, ama provocare, ma non penso sia polemico nel senso deteriore del termine.

    Tornando ai discorsi sulla scrittura, è vero, troppi scrivono e pochi leggono; non posso dissentire dalla posizione di chi consiglia una totale immersione nei classici, per poi magari rinnovare lingua e canoni letterari, ma consapevolmente.
    Per cui direi che siamo un po’ tutti d’accordo, ognuno a suo modo. ;)

  • http://blogattelle.it massimo

    @caym
    siamo d’accordo e siamo in stallo; per come la vedo, stiamo su due guglie: quando le fonti differiscono o confliggono il filologo cosa fa?: -risale il fiume, guarda gli affluentúcci e i rivoletti che si dipartono, su su fino alla sorgente e poi fa la sua scelta motivata e argomentata: è in cima; di fronte si può trovare chi ha fatto un percorso diverso; il mio conduce a rifiutare l’uso di oberato fuor del senso ch’ho illustrato
    la prima persona singolare del verbo trarre al presente è: traggo (non -trao); la prima persona plurale è: tragghiamo (non -traiamo)
    -lasciami dire un’ultima cosa: non capisco -parentesi: angelo, se sei ancora da queste parti, guarda che la mia non è cattivería: semplicemente, come ho ringraziato in età matura per qualche schiaffo -vero- preso in gioventú, cosí son convinto farai per uno virtuale: chiusa- perché invece di dire ad angelo: in questa circostanza sei stato superficiale e sciatto -non hai ammazzato nessuno anzi se sei qui dimostri d’avere un cervello che funziona curiosità intellettuale e giusti stimoli, ma in questo caso hai agito con superficialità e sciatteria non rileggendo il tuo scritto e non badando a estensore e commentatore, -hai mosso contro di me che -qui sta il buffo- movévo in origine spinto dal desiderio di manifestare, nello sviluppo del discorso, complimenti e congratulazioni…

  • http://blogattelle.it massimo

    @caym
    siamo d’accordo e siamo in stallo; per come la vedo, stiamo su due guglie: quando le fonti differiscono o confliggono il filologo cosa fa?: -risale il fiume, guarda gli affluentúcci e i rivoletti che si dipartono, su su fino alla sorgente e poi fa la sua scelta motivata e argomentata: è in cima; di fronte si può trovare chi ha fatto un percorso diverso; il mio conduce a rifiutare l’uso di oberato fuor del senso ch’ho illustrato
    la prima persona singolare del verbo trarre al presente è: traggo (non -trao); la prima persona plurale è: tragghiamo (non -traiamo)
    -lasciami dire un’ultima cosa: non capisco -parentesi: angelo, se sei ancora da queste parti, guarda che la mia non è cattivería: semplicemente, come ho ringraziato in età matura per qualche schiaffo -vero- preso in gioventú, cosí son convinto farai per uno virtuale: chiusa- perché invece di dire ad angelo: in questa circostanza sei stato superficiale e sciatto -non hai ammazzato nessuno anzi se sei qui dimostri d’avere un cervello che funziona curiosità intellettuale e giusti stimoli, ma in questo caso hai agito con superficialità e sciatteria non rileggendo il tuo scritto e non badando a estensore e commentatore, -hai mosso contro di me che -qui sta il buffo- movévo in origine spinto dal desiderio di manifestare, nello sviluppo del discorso, complimenti e congratulazioni…

  • Memy

    Orsù madame, madamine e signorotti appropinquiamoci al desco che è l’ora del desinare. (massimo la rosa la voglio pure io!!)
    E dopo si torna a parlare dell’argomento del post?
    A me di manuale di sceneggiatura ne era stato consigliato tempo fa un altro, di un americano però, poi non l’ho mai comprato. Quasi quasi questo di Moscati lo metto in wish list, grazie sfranz per la recensione ^^

  • Memy

    Orsù madame, madamine e signorotti appropinquiamoci al desco che è l’ora del desinare. (massimo la rosa la voglio pure io!!)
    E dopo si torna a parlare dell’argomento del post?
    A me di manuale di sceneggiatura ne era stato consigliato tempo fa un altro, di un americano però, poi non l’ho mai comprato. Quasi quasi questo di Moscati lo metto in wish list, grazie sfranz per la recensione ^^

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