Scritti ‘patafisici, Jarry

Scritto da: il 25.06.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Scritti 'patafisici – Alfred JarryComplesso è il primo termine che mi viene in mente dovendo parlare di Scritti ‘patafisici di Alfred Jarry; complesso ma leggibile, in una sintesi difficile da immaginare, abituati come siamo a correlare strettamente i concetti di complesso e complicato.

Complesso ma non complicato, dunque: non si presta di sicuro a una lettura veloce, e alcune parti sono volutamente ostiche, ma superato lo smarrimento iniziale scivola via pagina dopo pagina, sorprendente, assurdo e scoppiettante.

Inizia con delle divagazioni filosofiche su una Macchina per osservare il Tempo, sulla sua costruzione e sui concetti intorno ai quali ruoterebbe il meccanismo, per procedere poi con una dissertazione piuttosto dotta sull’Essere e vivere. Poi il tono cambia, e iniziano gli scritti più ludici: si gioca con gli argomenti, rovesciandoli e stravolgendoli, ma anche con la lingua.

Ma cos’è dunque questa ‘patafisica? La ‘patafisica (e la grafia porta volutamente l’apostrofo) è la scienza delle eccezioni, e interpreta il reale per assurdo; è filosofia, per molta parte, ma è anche teatro e divertimento, nonsense e non ovvio. Secondo le parole di Jarry stesso è “la scienza di ciò che si aggiunge alla metafisica, sia in essa sia fuori di essa, estendendosi così ampiamente al di là di questa quanto questa al di là della fisica”.

Si sarebbe portati a pensarla come una scienza pedante, bacchettona e barbuta; invece l’ironia dell’autore traspare da ogni scelta lessicale, e sembra farsi beffe delle sue stesse teorie, confutandole a priori nella sua premessa, chiave di volta per capire e approcciarsi alla lettura. E per non prendersi o prenderlo troppo sul serio.

I temi sono quelli che, con approccio più tradizionale, hanno trattato poi i grandi – e famosi – della letteratura, da Borges a Pessoa. Ma la scrittura di Jarry, quella è il punto di partenza e l’ispirazione per tanti autori altrettanto geniali – Queneau, per citarne uno che tutti conoscono.

Un plauso a :Duepunti edizioni, che ha recuperato un testo – un autore – fondamentale per la migliore scrittura novecentesca, che ha posto le basi per tutta la mia letteratura preferita. E un attestato di stima per Elena Paul, che ha avuto l’onere di rendere in italiano una silloge così intraducibile.

Non è una lettura da spiaggia, ma la consiglio a tutti gli appassionati dell’Oulipo e della scrittura densa e brillante.

  • http://www.canidacuccia.it Ignax

    Ho letto Queneau, apprenzandolo, senza sapere che appartenesse all’Oulipo (che fino alla ricerca su wikipedia di stamattina non sapevo cosa fosse).
    Apprezzo doppiamente la recensione e il consiglio di lettura
    Grazie

  • http://www.canidacuccia.it Ignax

    Ho letto Queneau, apprenzandolo, senza sapere che appartenesse all’Oulipo (che fino alla ricerca su wikipedia di stamattina non sapevo cosa fosse).
    Apprezzo doppiamente la recensione e il consiglio di lettura
    Grazie

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