Rock and Roll! – Guitar Heroes, Paolo Battigelli

Scritto da: il 04.07.08
Articolo scritto da . Ventisette anni portati male. Editor, editore, rockstar (fallita), sceneggiatore di fumetti, professore d'Italiano e autore di racconti, ecco alcune delle mie tante vite. Attualmente suono con i Gammazita e dedico gran parte del tempo che ho a disposizione alle mie passioni: i libri, le chitarre e la mia ragazza (rigorosamente in quest’ordine). Gattofilo impenitente, sono fermamente convinto che all’estinzione del genere umano i felini domineranno la Terra.

Copertina @aNobiiIl rock non è, e non è stato mai, solo un genere musicale, ma anche e soprattutto un fenomeno di costume e , a volte, una filosofia di vita. Il rock, quello vero, in tutte le sue forme, dal rock ‘n’ roll degli anni Cinquanta all’ heavy metal, dal progressive al punk e all’indie-rock, ha fatto dell’iconoclastia una bandiera (che paradosso eh?).

Strumento simbolo per eccellenza del rock è senza dubbio la chitarra elettrica, il «marchingegno più blasfemo della terra», «capace di vomitare vere oscenità», per dirla con parole di Frank Zappa, uno che di sei corde se ne intendeva davvero.

Il libro di Battigelli ha un titolo fuorviante: Guitar Heroes. Ritratto di 100 chitarristi leggendari, fuorviante perché  il termine guitar hero normalmente si intende riferito a un virtuoso della chitarra, dotato di gran tecnica e, soprattutto, di velocità di esecuzione, mentre nel bel volume che ho tra le mani trovano posto anche Kurt Cobain, Neil Young, Joe Strummer, James Taylor e molti alti chitarristi e chitarristi/cantanti che hanno fatto la storia del rock, ma che non sono certo mai stati degli shredder (termine analogo a guitar hero).

Il libro, che può fregiarsi dell’introduzione di Franco Mussida della PFM, consta di una foto e una breve scheda per ciascun chitarrista, quest’ultima frutto di un mix di interviste effettuate dallo stesso Battigelli e brevi cenni biografici. La parte più interessante del volume è proprio nell’apparato fotografico, in cui i musicisti sono ritratti sempre in compagnia dei loro amati strumenti.

In appendice troviamo dieci schede dedicate ad altrettanti chitarristi italiani, elettrici e non, che hanno fatto la storia del rock (e non solo) nostrano, dal grande e sfortunato Nico Di Palo, allo stesso Franco Mussida, passando per Ghigo Renzulli, Riccardo Zappa, Andrea Braido, Dodi Battaglia (unico guitar hero italiano a cui la Fender ha dedicato una serie signature, ossia personalizzata) fino al monumento del Jazz Franco Cerri.

Sostanzialmente il lavoro di Battigelli non può certo essere definito filologicamente corretto, traspare però un amore per la musica, e per la chitarra in particolar modo, che non lascia certo indifferenti e rende giusto omaggio al rock e a uno strumento che anche io (lo confesso, sono di parte) amo in maniera viscerale

  • Leandro Perrotta

    Hanno utilizzato “guitar hero” evidentmente per citare il famosisimo videogioco. Per farti un’idea questo posto di Alessio -> http://alessios4.blogspot.com/2008/07/guitar-hero-e-bambini-fenomeni.html

  • http://gattirandagi.ilcannocchiale.it max vicius

    No, perché la prima edizione del volume è del 2002, mentre il videogioco è uscito nel 2005.

  • http://gattirandagi.ilcannocchiale.it max vicius

    No, perché la prima edizione del volume è del 2002, mentre il videogioco è uscito nel 2005.

  • Leandro Perrotta

    Ah beh allora hanno solo pensato che faceva più figo dire “guitar hero” :-D

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