Monumento all’editor ignoto – I mestieri del libro, Ponte di Pino

Scritto da: il 12.06.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Ah, l’Italia, cosparsa di autori scalpitanti pronti a scrivere il capolavoro della letteratura! Di quelli che conosco, quasi tutti scrivono, con più o meno speranze, meno leggono. Di quelli che leggo come editore, parecchi sono convinti di aver scritto non un romanzo, un racconto, una poesia, bensì un libro. Questo mi fa pensare quanto poco chiaro sia il concetto di libro in sé, come oggetto fisico e culturale.

Oliviero Ponte di Pino, dal suo punto d’osservazione, se vogliamo “privilegiato”, ci regala I mestieri del libro, rispondendo a quanti si chiedono che bisogno ci sia di un editore nella modernità. Da tempo aspettavo un saggio che spiegasse l’editoria “dal lato dell’editore” e di tutti quei professionisti che, a vario titolo, compongono la filiera del libro, dall’idea alla concretizzazione. Perché ciò che si vede è l’autore, e a lui va la fama, se ce n’è; eppure al suo successo concorrono moltissime persone, che hanno scelto, curato e più di tutto creduto nel suo progetto, e di cui l’autore stesso è pronto a lamentarsi all’occorrenza.

Spesso al rifiuto di uno scritto l’autore, forse ferito, risponde che anche Proust fu rifiutato e per lungo tempo, senza ritenere improprio il paragone. In questo saggio spero che trovino una spiegazione attenta ed esaustiva del perché abbiano subito questa terribile “onta”.
Accade anche che materiale pubblicabile diventi impubblicabile per la strenua resistenza dell’autore ad ogni cambiamento, anche del titolo. Per questo tipo di autori le pagine 127 e 128 saranno davvero istruttive.

Nonostante la puntualità delle informazioni elargite la scrittura è chiarissima, e non mancano momenti di ironia ed autoironia. Ho apprezzato davvero tanto questo libro, come editore, perché mostra senza falsi miti il mio lavoro, in opposizione a quanti, in genere detrattori, ne parlano e scrivono senza cognizione di causa.

Mi sento realmente di consigliarlo, se non a tutti, a tutti coloro che intendono fare dello scrivere la loro professione. Perché la creazione sarà arte, ma la pubblicazione, signori, è un mestiere.

  • http://www.alexmai.it Alessandro

    Fantastico, vado a comprarlo subito. Sono pochissimi i libri sull’argomento, onore al merito!!!

  • http://www.alexmai.it Alessandro

    Fantastico, vado a comprarlo subito. Sono pochissimi i libri sull’argomento, onore al merito!!!

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ SFranz

    Ben detto e ben fatto. Gli eduitori rifiutano, anche, ma credo bisogni tener presente la concorrenza. Da parte sua, l’autore dovrebbe tener conto che anche per lui un po’ di soldini non guasterebbero e quindi già pensare a priori se la sua opera posa essere o no potenzialmente commerciabile: Nella sua gioventù George Simenon incontrò l’allora ormai nota scrittrice Colette, che gli diede questo consiglio pur apprezzando i di lui scritti: “Niente letteratura, ragazzo mio. Tolga tutta la letteratura e vedrà che funzionerà”. Per Simenon ha funzionato. Potrebbe farlo anche per molti altri, no?

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ SFranz

    Ben detto e ben fatto. Gli eduitori rifiutano, anche, ma credo bisogni tener presente la concorrenza. Da parte sua, l’autore dovrebbe tener conto che anche per lui un po’ di soldini non guasterebbero e quindi già pensare a priori se la sua opera posa essere o no potenzialmente commerciabile: Nella sua gioventù George Simenon incontrò l’allora ormai nota scrittrice Colette, che gli diede questo consiglio pur apprezzando i di lui scritti: “Niente letteratura, ragazzo mio. Tolga tutta la letteratura e vedrà che funzionerà”. Per Simenon ha funzionato. Potrebbe farlo anche per molti altri, no?

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