A.S. : dei Mestieri del libro, se ricordo bene, ne ha già parlato Livia tempo fa, e lo ha fatto, sempre se ricordo bene, da persona del “mestiere”, ossia da Editore; io ne parlo dal punto di vista del semplice lettore, ignaro ma curioso di ciò che avviene nelle segrete stanze di una Casa Editrice.
È raro che il lettore si domandi quali e quanti passaggi siano stati necessari e quante persone (a quale titolo e con quale specifica competenza e professionalità) siano state coinvolte per arrivare al risultato che ha tra tra le mani: il libro appena acquistato.
È per questo lungo viaggio – dal testo dell’autore al lettore – che ci accompagna passo passo Oliviero Ponte di Pino, direttore editoriale della Garzanti, facendoci virtualmente entrare e spiegandocene la funzione in quegli uffici di una Casa Editrice che, c’è da scommetterci, nemmeno lo scrittore, specie se esordiente, sa esistano: redazione, ufficio tecnico,, ufficio grafico, ufficio stampa, uffici commerciali: tutto e tutti contribuiscono alla confezione del “prodotto” libro.
E non è finita qui: si è solo a circa metà del viaggio. Una volta che il libro è fisicamente pronto, “fatto”, bisogna lanciarlo sul mercato, farlo conoscere ai librai e al pubblico, distribuirlo, reclamizzarlo e non è affatto una cosa semplice!
Grazie a questo saggio ci si rende anche conto del modo assai differente in cui il libro può essere ed è visto. Per noi lettori è qualcosa che ci interessa più che altro per il contenuto, per ciò che l’autore vuole dirci; tutto il resto (colori, copertina, risvolti ecc.) ha per noi un’importanza relativa o, comunque secondaria. Per l’editore, per chi “fabbrica” il libro invece no: tutto deve tendere alla comunicazione, alla vendibilità dell’oggetto: va da sé che il contenuto dello stesso assuma un’importanza non relativa ma considerata da un punto di vista differente – e può suonare un paradosso – da quello del destinatario ultimo del prodotto. Di qui le soventi e ben note incomprensioni tra Autori e Editori ma, anche, a ben guardare, il difficile equilibrio tra testi validi e, appunto, mercato che gli editori devono costantemente cercare e obbligatoriamente trovare. Per l’Autore il proprio scritto può essere un’espressione più o meno artistica, per l’Editore può eventualmente diventare un progetto, in ogni caso un investimento.
A meno che non sia collettiva, la scrittura è sempre un’attività solitaria, molto solitaria (scrittori come Hemingway e filosofi come il rumeno Emil Cioran l’han testimoniato). Ma dal momento che il solitario frutto di quella scrittura è destinato alla pubblicazione, attorno a esso si affolla un’incredibile moltitudine di persone. E verrà pure il giorno in cui anche lo scrittore dovrà uscire dalla sua stanza silenziosa e venir a parlare del proprio libro a un potenziale pubblico di acquirenti.
A parte la pubblicazione, Oliviero Ponte di Pino, parla anche di altre vie che un libro può prendere: i diritti di traduzione, i premi letterari, i diritti per una trasposizione cinematografica. Se si è arrivati a questo punto, quel fascio di fogli o quel file di testo da cui tutto era nato molto tempo prima, di strada ne ha fatta davvero tanta.
E i best seller si possono costruire, prevedere? Fino ad un certo punto: certi libri sono poi, come i terremoti: il loro grande e inaspettato successo è imprevedibile: il caso ci mette sempre lo zampino. Quel che è e rimarrà sempre certo è che: «quando in biblioteca o in libreria prendiamo un libro a caso, lo apriamo e iniziamo a leggere, cominciando a intessere un dialogo muto con l’autore, viviamo un momento di straordinaria libertà». E si sa quale incommensurabile bene la libertà sia.
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