Lungo e travagliato cammino – La montagna dalle sette balze, Merton

Scritto da: il 01.10.08
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

Copertina @GarzantilibriPer noi cattolici dalla nascita è difficile comprendere le travagliate crisi che accompagnano e portano ad una conversione al Cattolicesimo.

Eh sì che, restando tra scrittori, nello scorso secolo – a memoria – abbiamo esempi illustri, il più illustre dei quali è forse quello di G.K. Chesterton (1874-1936) nel ’22. Un altro cattolico ben noto era J.R.R. Tolkien (1892-1973).

Ecco questo libro del 1948 di Thomas Merton (1915-1968), La montagna dalle sette balze, già brillante professore di Letteratura Inglese alla newyorkese Columbia University, raccontare in circa cinquecento pagine tutto il suo cammino non solo nel farsi cristiano ma nel decidere di farsi monaco trappista. Uno stile scarno, asciutto e duro non privo di un certo fascino. Tutto da leggere, ammirare e rispettare.

Certo non è semplice (o forse sì in alcune circostanze) neanche comprendere come si possa rinunciare al mondo, perché farsi monaco trappista questo significa; non è farsi prete o frate e agire per servire Dio e il prossimo.

Farsi monaco trappista vuol dire entrare nel mondo contemplativo del Silenzio, del Lavoro, della Preghiera; perché l’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza fondato nel 1664 da Armand Jean Le Bouthillier De Rancé abate del monastero di Notre-Dame-de-la-Trappe – di qui il nome: trappisti – si basa principalmente sulla regola di San Benedetto.

Dopo questo, Thomas Merton scrisse altri libri sulla vita comtemplativa e monastica ma anche su altri argomenti. Scrisse anche poesie. Qualche titolo: Semi di contemplazione (1949), Le acque di Siloe (’49), Nessun uomo è un’isola (1955).

Verso la fine degli anni ’60 si occupò anche del monachesimo e della mistica orientale, titoli come Mistici e maestri zen (1967) e Lo zen e gli uccelli rapaci (1968) sono inequivocabili. Nel ’68 incontrò anche il Dalai Lama che ebbe parole di grande stima nei suoi confronti.

Proprio durante il suo soggiorno in oriente, a Bangkok trovò la morte fulminato da un ventilatore difettoso. I soliti dietrologi in questa morte accidentale vollero vedere la longa mano dell’Agenzia (C.I.A.) visto il profondo influsso che ebbero le sue posizioni pacifiste, antirazziste e non violente sui gruppi laici che le condividevano.

  • http://sensacunisiun.blogspot.com Sensa Cunisiun

    Ti ringrazio per la segnalazione del libro.
    Mi permetto di sottolineare un altro grande cattolico convertito, Graham Greene, che con il suo capolavoro ” il potere e la gloria” ci consegna le profonde ragioni di una conversione lontana da ogni misticismo spiritualistico

  • http://sensacunisiun.blogspot.com Sensa Cunisiun

    Ti ringrazio per la segnalazione del libro.
    Mi permetto di sottolineare un altro grande cattolico convertito, Graham Greene, che con il suo capolavoro ” il potere e la gloria” ci consegna le profonde ragioni di una conversione lontana da ogni misticismo spiritualistico

  • SFranz

    Già Grahm Greene! Come insegnante d’Inglese ci faccio pure brutta figura; ma non si può avere tutto in mente e sapere tutto. La Cultura è una forma di umiltà perché fa sì che ci rendiamo conto dei nostri limiti e, talvolta, delle nostre piccole grandezze che son illusioni della nostra vanità. Di Greene – che, per me, assieme a Borges e il nostro Ungaretti sono i tre Premi Nobel mancati del ’900 – ho letto soltanto il treno d’Istanbul e Il nostro agente all’Avana; poi visto gli sceneggiati, con Corrado Pani negli anni 60 o 70: Una pistola in vendita e poi quei deliziosi episodi tratti dai suoi racconti Amori facili, amori difficili che vorrei veder ristampati.
    Grazie a te del commento e dell’informazione.

  • SFranz

    Già Grahm Greene! Come insegnante d’Inglese ci faccio pure brutta figura; ma non si può avere tutto in mente e sapere tutto. La Cultura è una forma di umiltà perché fa sì che ci rendiamo conto dei nostri limiti e, talvolta, delle nostre piccole grandezze che son illusioni della nostra vanità. Di Greene – che, per me, assieme a Borges e il nostro Ungaretti sono i tre Premi Nobel mancati del ’900 – ho letto soltanto il treno d’Istanbul e Il nostro agente all’Avana; poi visto gli sceneggiati, con Corrado Pani negli anni 60 o 70: Una pistola in vendita e poi quei deliziosi episodi tratti dai suoi racconti Amori facili, amori difficili che vorrei veder ristampati.
    Grazie a te del commento e dell’informazione.

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