L’isola che c’è, Conticello

Scritto da: il 22.06.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

L'isola che c'è – Filippo ConticelloAlla fiera del libro di Torino ho incrociato per caso un conterraneo, il giornalista Filippo Conticello, e mi sono un po’ sentita in colpa per non aver ancora letto il suo libro: un po’ per campanilismo, un po’ per il coraggio che ha dimostrato nella scelta dell’argomento. Per rimettermi in pari, dopo aver letto il libro, ho scritto non una ma due recensioni parallele, la prima per Rivista inutile e la seconda per Liblog.

Già l’aspetto è una dichiarazione, per differenza: è infatti un libro bianco, in netto contrasto coi libri neri della mafia siciliana; non poteva essere altrimenti, dato che si tratta di un’inchiesta sulla Sicilia che si ribella al pizzo e sulla nascita delle associazioni che lo combattono.

Nella tradizione del mestiere giornalistico questo ragazzo, con buona volontà e registratore alla mano, è andato a intervistare tutti quegli imprenditori che hanno dato impulso alla creazione di una cultura antiracket, dando voce alle loro storie, ai loro motivi, alle loro speranze. Perché le paure, questi uomini, le hanno già affrontate e vinte.

Nessuna esitazione, nessuna reticenza, niente omertà in questo percorso che parte dalla nascita dell’Acio per continuare oltre la fondazione di Addiopizzo. Ci racconta, come una favola nuova, degli uomini che hanno trovato il coraggio di fare una scelta giusta in una terra – in una nazione – che non promuove né onestà né merito; ma anche delle perdite per raggiungere un bene più alto, e del sacrificio personale per la formazione di una coscienza collettiva che consideri inaccettabile il pizzo e l’intimidazione mafiosa.

Parla di imprese che hanno subito mille vessazioni e battute d’arresto, ma che si sono sempre rialzate, mai sconfitte; che assurgono ora a simbolo di resistenza alla mafia, simbolo di un’imprenditoria sana che ci è necessaria, simbolo del “si può fare”. Turba leggere le date, perché potrebbero sembrare storie lontane e invece appartengono al nostro presente – anzi, al quotidiano – testimonianze che cavalcano i decenni, copioni sempre uguali di minacce e connivenze, con al centro eroi, solitari nella scelta, non sempre supportati da tutti, ma confortati e aiutati dalle associazioni.

Ci voleva, questo libro, e un giornalista che testimoniasse questo storico momento, l’auspicabile passaggio tra la mentalità mafiosa e quella onesta, l’approdo alla legalità; ci voleva un editore come Round Robin e la sua collana di saggi Fuori rotta, di nome e di fatto, che raccontano il cambiamento.

Ora ci vogliono lettori che lo apprezzino e lo diffondano, ma soprattutto lo facciano proprio.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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